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>>> CORRIERE DEL TICINO
FESTA DEL LAVORO IN PIAZZA A BELLINZONA 1.500 PERSONE, A LUGANO L’OCST NE HA INVECE RADUNATE 200 Un Primo maggio per più giustizia In Piazza Governo critiche agli sgravi, ai licenziamenti e alla guerra Andrea Colandrea
Numerosi gli striscioni dei lavoratori in favore dell’occupazione che hanno caratterizzato il corteo organizzato dall’FLMO e dal Sindacato della comunicazione in collaborazione con l’USS, partito nel primo pomeriggio da viale Stazione alla volta di Palazzo delle Orsoline ■ Un no compatto all’insicurezza sociale che è andata aumentando negli ultimi anni in conseguenza del diffondersi delle politiche neoliberiste e, segnatamente, quale effetto di sempre più azzardate privatizzazioni aziendali da cui è stato duramente colpito anche il Ticino, il quale, negli ultimi anni, ha dovuto farsi carico di parecchi tagli di posti di lavoro, in particolare in seno alle ex regie federali, « in primis » Posta e Swisscom. Questa la chiave di lettura che ha caratterizzato la manifestazione del Primo maggio 2003, alla quale, ieri a Bellinzona, hanno preso parte circa 1.500 persone scese in piazza su invito dell’Unione sindacale svizzera Ticino e Moesa e delle sue federazioni, con in prima fila l’FLMO e il Sindacato della Comunicazione. Il corteo, partito poco prima delle 15.00 da Viale Stazione – con in testa i principali politici della Sinistra cantonale e dei sindacati – è successivamente sfilato sulle strade cittadine raggruppandosi, sotto un cielo terso e soleggiato, in piazza Governo, dove i manifestanti – con bandiere e striscioni – hanno rivendicato il diritto al lavoro e ad una maggiore sicurezza ribadendo il loro no alla guerra. Di fronte ai numerosi convenuti, tra i quali anche diversi rappresentanti della comunità curda e assiro- siriaca, ha per primo preso la parola il presidente dell’USS- Ticino e Moesa Werner Carobbio. Quest’ultimo, per cominciare, ha individuato nel Primo maggio « un’occasione politicamente importante per denunciare la politica del massimo profitto » in favore di « soluzioni alternative a quelle propugnate dal padronato e dalle forze di centro destra » . Non mancando di denunciare « gli scandalosi » compensi milionari e i bonus ottenuti da più di un manager nei settori bancario, assicurativo e chimico in un momento nel quale, invece, i licenziamenti del personale sono sempre più frequenti, Carobbio ha altresì a ricordare l’importanza della ripartizione più equa dell’occupazione tramite la riduzione dell’orario di lavoro. Frecciate, sul piano cantonale, sono state poi indirizzate alla politica di sgravi fiscali del Governo con gravi effetti sulle risorse pubbliche, mentre lo stesso presidente dell’USS Ticino e Moesa ha pure denunciato i recenti episodi che hanno coinvolto politici e funzionari. « Si tratta di segnali politici preoccupanti – ha rimarcato – contro i quali occorrereagire».« Incomprensibili » , in questo ambito, sarebbero « gli atteggiamenti mostrati dai presidenti di PLRT e PPD secondo i quali occorre rispettare la volontà popolare e non prendere misure legislative per impedire l’accesso a cariche pubbliche di chi si è macchiato di reati gravi » . Sono poi intervenuti anche Manolo Pellegrini, del Comitato ticinese contro la guerra – che ha puntato il dito contro gli enormi interessi economici che si celano dietro i conflitti bellici come quello appena terminato in Iraq – e il segretario del Sindacato della comunicazione Angelo Zanetti. Proprio Zanetti, a più riprese, durante il corteo e, successivamente, in piazza Governo, ha sollecitato ripetutamente il licenziamento del direttore della Posta Ulrich Gygi, responsabile principale del progetto Rema, che presumibilmente costerà il posto di lavoro a nuove 3.000 persone. Rolando Lepori, segretario cantonale del sindacato FLMO, infine, ha rimarcato che « se l’economia è capace di accettare storture quali le paghe milionarie per manager senza scrupoli, un salario minimo di 4.000 franchi per i lavoratori è da ritenere una rivendicazione più che giusta, mentre il pensionamento dovrebbe essere ottenibile al più tardi a 60 anni » . L’OCST, che ha scelto di non partecipare al corteo, si è invece riunito in mattinata a Lugano focalizzando il tema della previdenza professionale. Dall’incontro, cui hanno partecipato circa duecento persone, è emersa chiara l’esigenza di una maggiore trasparenza nella gestione dei capitali del secondo pilastro, per il quale l’OCST chiede l’estensione anche alle fasce lavorative oggi escluse.
>>> LA REGIONE:
‘ Stop alle privatizzazioni’ Il 1 ° maggio in Ticino. A Bellinzona l’Uss ritorna sulla questione morale Riflessione e mobilitazione, due differenti modi per porre la propria attenzione sui temi del lavoro nella giornata del primo maggio. Se la prima strada è stata quella scelta dell’Ocst con un incontro dibattito, presso la propria sede di Lugano, sul tema della previdenza sociale, la seconda scendeva lungo il viale della Stazione di Bellinzona ed è stata percorsa dal corteo del triplice No organizzato dall’Unione sindacale svizzera ( Uss). Sul tema No alla guerra, no ai licenziamenti, No alle privatizzazioni, insieme per più giustizia, circa 1’ 500 manifestanti riuniti sotto le bandiere delle varie federazioni sindacali, hanno sfilato fino a piazza Governo. Qui Werner Carobbio, presidente dell’Uss- Ticino e Moesa, nel suo discorso ufficiale ha sottolineato come questa del primo maggio « debba essere anche l’occasione per indicare al paese che esistono in Svizzera e in Ticino soluzioni alternative alle politiche di privatizzazione di servizi pubblici efficenti, di smantellamento sociale in settori essenziali come quelli delle pensioni, dell’assicurazione malattia » . In cauda venenum, nella conclusione del suo intervento gli affondi più duri, con un attacco « alla politica insensata degli sgravi fiscali, che porterà nel prossimo quadriennio a tagli nella spesa sociale e nell’occupazione pubblica » e ai presidenti del Plrt e del Ppd che « incomprensibilmente affermano che in materia di pulizia politica occorre rispettare la volontà popolare e non prendere misure legislative per impedire l’accesso a cariche pubbliche a chi si è macchiato di reati gravi » . Sono poi intervenuti Manolo Pellegrini del Comitato ticinese contro la guerra, Rolando Lepori segretario della Flmo e Angelo Zanetti segretario del Sindacato della comunicazione con la loro analisi dei temi della giornata. L’Ocst sul tema pensioni Giornata che si era aperta a Lugano con l’incontro organizzato dall’Ocst, cui hanno partecipato circa 200 persone. Tema della riflessione una previdenza sociale che nei fatti si è dimostrata poco previdente restando implicata nel crollo dei mercati borsistici. Per evitare che in futuro simili scenari possano ripetersi, l’Ocst chiede che venga assicurata un’adeguata trasparenza nella gestione dei capitali e che gli organi preposti al controllo « vigilino e non osservino, come accaduto troppo spesso in passato » . Se Fausto Leidi ha spiegato dettagliatamente ai presenti il funzionamento del secondo pilastro, il segretario cantonale, nonché consigliere nazionale Meinrado Robbiani ha presentato lo stato attuale dei lavori in Parlamento per la revisione della Lpp, con i nodi che ancora restano, quali la compensazione del tasso di conversione e la questione dell’allargamento del secondo pilastro a chi lavora a tempo parziale o percepisce bassi salari.
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