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Presentando lunedì a Ginevra i risultati del Gruppo di lavoro dell'ONU sulla regolamentazione di Internet (WGIG), Markus Kummer ha ammesso che non è stato possibile giungere ad un consenso sul futuro controllo di Internet.
Un punto però è chiaro: l'organismo delle Nazioni Unite è arrivato alla conclusione che la regolamentazione del Web non dovrebbe dipendere da un solo paese.
Attualmente, questo controllo è esercitato essenzialmente dall'ICANN (Internet corporation for assigned names and numbers). Questo organismo gestisce tra le altre cose i nomi di dominio, gli indirizzi IP e il sistema dei «server radice», il cuore di Internet.
Basato in California, l'ICANN è riconosciuto e finanziato dal governo americano. Ora, due settimane fa Washington ha riaffermato la sua volontà di non rinunciare a questa prerogativa, considerata da alcune voci critiche come un controllo di fatto dell'organismo da parte del governo degli USA.
Nel suo rapporto il WGIG ha formulato quattro opzioni, lasciando ai leader mondiali che si riuniranno a novembre a Tunisi, per la seconda fase del Vertice mondiale sulla società dell'informazione, il compito di decidere quale strada imboccare.
Le proposte vanno da un mantenimento dello status quo fino alla creazione di nuove agenzie di controllo sotto gli auspici dell'ONU. swissinfo: Un anno fa lei ha detto che sarebbe stato troppo ottimistico aspettarsi delle «proposte radicali» da parte del WGIG. È contento dei risultati raggiunti? Markus Kummel: Prima di tutto sono soddisfatto che siamo riusciti a realizzare un rapporto che gode del sostegno di tutti i membri. Ci siamo accorti molto presto che le divergenze erano tali da rendere irrealistica l'ipotesi di presentare un solo modello per la futura architettura di Internet. swissinfo: Quali sono stati gli ostacoli maggiori alla elaborazione di un modello unico sostenuto da tutti? M.K.: Il gruppo di lavoro comprende 40 membri con stili di vita, professioni e appartenenze regionali assai diverse. Tutte le diverse opinioni presenti nel mondo economico e nella comunità di Internet sono rappresentate. Non essere giunti ad un modello unico è la conseguenza naturale di questa situazione.
Tuttavia buona parte del rapporto riflette un consenso di fondo. Abbiamo identificato un ampio spettro di problemi che dovrebbero essere affrontati prioritariamente dalla comunità internazionale. Si tratta di questioni relative all'uso e abuso di Internet, quali la cyber-criminalità, gli spam, la protezione dei dati e dei consumatori, la libertà di espressione.
Abbiamo anche messo in rilievo l'assenza di forum globali in cui tutti i paesi e tutte le persone interessate a Internet abbiano la possibilità di discutere questioni relative alla gestione della Rete. swissinfo: Il rapporto promuove un approccio globale alla regolamentazione di Internet. Qualcuno lo potrebbe interpretare come un attacco agli Stati Uniti e all'ICANN. M.K.: Se legge le varie opzioni da noi proposte, vedrà che nessuna dice che l'ICANN dovrebbe essere sostituito da qualcosa di nuovo. Si tratta piuttosto del radicamento istituzionale dell'ICANN, delle sue basi costituzionali e dei suoi rapporti con i governi.
Il gruppo di lavoro si è basato soprattutto sui risultati della prima fase del vertice mondiale sulla società dell'informazione, in cui si è deciso che Internet deve essere multilaterale, trasparente e democratico. swissinfo: Ci sono speranze che a Tunisi si raggiunga un accordo su una delle vostre quattro proposte? M.K.: È molto difficile rispondere a questa domanda. I modelli devono essere considerati dei punti di partenza e non è detto che alla fine della discussione ci si accordi su uno di essi.
Pur avendo partecipato alla stesura del rapporto, non sarei infelice se nessuno di questi modelli fosse adottato. L'importante è che il nostro lavoro faciliti i negoziati e i risultati del vertice di Tunisi.
Intervista swissinfo: Adam Beaumont, Ginevra (traduzione: Andrea Tognina)
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