Tema/i | antifascismo : Appello contro il negazionismo all'Università
  16-05-2007 23:36
Autore : Rudy M. Leonelli
: http://incidenze.blogspot.com/
 
 
  La lettera appello di 270 tra docenti universitari, insegnanti, giornalisti, donne e uomini di cultura che non condividono l'invito del prof. Faurisson a Teramo.  
     
  TERAMO - Brunello Mantelli, anche a nome di altri 269 cittadini dell'Unione Europea.

Da tempo, sia in quanto studiosi sia in quanto cittadini siamo assai preoccupati di quanto sta avvenendo nell’Ateneo e nella Facoltà di cui siete a capo nell’ambito del “master ‘Enrico Mattei’ in Medio Oriente”, coordinato dal prof. Claudio Moffa.

Ufficialmente, a quanto si legge sul sito dell’Università di Teramo ( http://www.unite.it/Offerta_Formativa/offerta_formativa_0607/off/post_laurea/med_ori_pri.htm) obiettivo del master stesso sarebbe: “fornire una coscienza multidisciplinare della complessità della regione medio-orientale e mediterranea, e dei sui conflitti, al fine di preservare, potenziare e sviluppare in ogni campo professionale il dialogo fra civiltà e fra Paesi diversi per cultura, storia, religione e sviluppo economico”, nell’ottica di formare: “esperti destinati all’attività politico-diplomatica; cooperanti in operazioni di peace keeping; giornalisti e corrispondenti dalla regione mediterranea medio orientale; esperti in immigrazione e interculturalità; esperti in questioni energetiche e relative al mercato del petrolio”.

In realtà, ben lungi dal porsi nell’ottica di sviluppare nei giovani un pensiero ad un tempo critico e consapevole delle vicende che hanno attraversato il secolo scorso e si prolungano in quello attuale, il master “Enrico Mattei” è diventato da tempo una tribuna dove si spaccia per legittima critica alla politica dello Stato di Israele la negazione della Shoah; dove si attribuisce a quelli che il grande antichista Pierre Vidal Naquet ha definito: “gli assassini della memoria”, i negatori dell’Olocausto, lo statuto di “storici”; dove si consigliano ai corsisti iscritti al master stesso, quali sussidi didattici, le opere di Carlo Mattogno, autore di testi in cui si mette in dubbio l’uso criminale delle camere a gas di Auschwitz; dove si organizzano convegni, come quello svoltosi alla metà di aprile scorso, in cui, nascondendosi sotto il drappo, quanto mai improprio in quell’occasione, della “libertà di parola” sono state prese le difese dei negazionisti, considerati quali “storici che negano uno o più tasselli della versione ‘ufficiale’ dello sterminio degli Ebrei nella II guerra mondiale” (dal sito del master “Mattei”,  http://www.mastermatteimedioriente.it/). È invece a tutti noto che costoro non negano questo o quell’aspetto della Shoah, ma sostengono che essa non sia mai avvenuta. Dar loro la parola in una sede scientifica sarebbe come pretendere che sostenitori del sistema tolemaico intervengano ad un convegno di astronomi!

Va da sé che le sedi universitarie debbano essere spazi di libertà di pensiero, tuttavia in esse la serietà, il rigore metodologico e scientifico devono rappresentare un elemento di discrimine irrinunciabile; ci pare invece che nel master “Enrico Mattei” la tendenziosità abbia prevalso su qualunque minimo criterio di scientificità, svilendo così anche la credibilità di un importante ateneo italiano.

Non per caso, sempre in nome di una malintesa “libertà di parola”, il prossimo 18 maggio è annunciata, presso la sala lauree della Facoltà di Scienze Politiche dell’Ateneo teramano - così si legge sul sito del master “Enrico Mattei” - una conferenza di Robert Faurisson, un ex professore di letteratura francese presso l’università di Lione– non quindi uno storico – noto propugnatore delle tesi che negano lo sterminio degli ebrei d’Europa per mano dei nazisti e delle forze collaborazioniste, ragion per cui di alcuni milioni di esseri umani si sarebbero perse le tracce senza che si sappia bene il perché...

Permettere che in un luogo deputato alla ricerca scientifica si proclamino assurdità del genere è come chiedere che ad insegnare geografia vadano persone convinte che la terra sia piatta.

Come studiosi, intellettuali, donne e uomini di cultura troviamo estremamente grave che tesi insostenibili e falsificatorie come quelle sostenute e diffuse da Faurisson e dai suoi seguaci, dimostratesi false e pretestuose nonché contrarie ai risultati di decenni di ricerche condotte da storici specialisti di tutti i paesi, e perciò frutto rigorosamente di malafede e partito preso (non esente da sfumature a nostro giudizio antisemite), ottengano la legittimazione implicita nel fatto che vengano enunciate in un’aula universitaria, così come è assai preoccupante che le posizioni espresse da Claudio Moffa e da chi ne condivide il punto di vista siano veicolate da un master universitario, e quindi ricevano, inevitabilmente, una patente di legittimità scientifica, che non meritano in alcun modo perché viziate irreparabilmente da ignoranza e malafede.

Ignoranza perché – come è noto anche solo ai lettori delle monografie sulla Shoah – su tempi, modi, cause prossime e remote, luoghi, cifre è in atto da più di mezzo secolo un dibattito vivacissimo, che ovviamente parte però da un indiscutibile dato di fatto: lo sterminio degli ebrei d’Europa si è fattualmente verificato e ed il numero delle vittime ammonta a cinque - sei milioni. Questo è incontrovertibile, sul resto ci si sforza di arrivare progressivamente più vicini alla verità, come è dovere di ogni studioso degno di questo nome.

Malafede perché i personaggi i cui curricola sono sottoposti ai corsisti e le cui tesi vengono loro esposte fino ad invitarne addirittura uno dei capifila perché parli nel luogo dove la Facoltà di Scienze Politiche dell’Ateneo teramano laurea i suoi dottori, non si limitano certo a criticare questo o quell’aspetto dell’imponente massa di studi che dal 1945 ad oggi si è accumulata, in tutte le lingue del pianeta, sulla Shoah, ma negano puramente e semplicemente che essa sia mai avvenuta.

Per tutto ciò chiediamo al ministro dell’Università e della Ricerca ed agli organi dirigenti l’Ateneo e la Facoltà di esprimersi pubblicamente sul valore formativo e sui contenuti culturali che informano il master “Enrico Mattei”, a nostro giudizio inferiori agli standard minimi di scientificità che devono valere in una Università della Repubblica; contestualmente proponiamo al MIUR, all’Ateneo teramano ed alla sua Facoltà di Scienze politiche di rendersi disponibili ad organizzare a Teramo un seminario, aperto agli studenti, che abbia al centro da un lato l’analisi del negazionismo e del suo uso politico, dall’altro le vicende di persecuzione e poi di deportazione che travagliarono l’Abruzzo nel periodo 1938-1945.

NB: ad oggi hanno sottoscritto questa lettera-appello 270 tra docenti universitari, insegnanti, giornalisti, donne e uomini di cultura, cittadini consapevoli.

Per ulteriori adesioni rivolgersi al prof. Brunello Mantelli ai seguenti recapiti:

tel: 011/3825076;
cell: 3384287137
e-mail:  brunello.mantelli@unito.it

(tratto da  http://www.viaroma100.net/notizia.php?id=10260&id_sez=3)


 
     
   
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  SOLO MARKETING 2007-05-17 08:34  
invitano questi personaggi di "grido" per attirare i clienti e giustificare il prezzo esorbitante del master, che tra l'altro, non serve a nienteai fini lavorativi, visto che diplomatici e giornalisti si diventa per cooptazione
Pia
  Balle! 2007-05-17 17:22  
Questa è propaganda sionista! Moffa è un grande antifascista, qui si sta strumentalizzando chi cerca di smetterla con l'ingigantire la shoah quasi a giustificare la politica israeliana, e non si tratta di negare il genocidio ad opera dei nazisti.
gigi
  Non per "dialogare" o "controbttere", ma per combattere 2007-05-18 16:46  
Non ho pubblicato l'appello (al quale ho aderito) per aprire un "dialogo" o una disputa con i negazionisti, i loro fan, i loro avvocati difensori o i loro alter ego e controfigure.

Le discussioni, il confronto hanno senso solo sulla base di presupposti comuni. E nel caso del negazionismo non ce ne sono.

Ho aderito all'appello e l'ho fatto circolare per prendere - pubblicamente, apertamente (senza nick e no name o nomignoli) - posizione.
E per rendere possibile a chi è interessato a questa battaglia contro il tentativo di offrire una maschera di "scientificità" e una legittimazione accademica al negazionismo, di prendervi parte .

Chi vuole partecipare a questa lotta lo faccia.

Chi non la gradisce, si arrangi.

Lasco a chi è interessato l'indirizzo dell'appello:

 http://hal9000.cisi.unito.it/wf/RICERCA/Gruppi_e_P/Area-umani/Storia-del/Appello/

nel quale verranno man mano pubblicate le numerose adesioni che si sono aggiunte alle prime ceninaia già rese note.
Rudy M. Leonelli | Web: http://incidenze.blogspot.com/
  Ma quale negazionismo? 2007-05-18 19:02  
Non significa essere negazionisti a dire che le cifre sulla Shoah sono state esagerate dagli ambienti sionisti. Non significa neppure essere negazionisti se si dice che esiste un vittimismo ebraico che viene tirato in ballo quando si parla di Israele oggi. Il fatto che ci sia gente come il professore in questione, che di certo non è un fascista, che abbiano il coraggio di dirlo pubblicamente e soprattutto di dirlo in un'università è solo un bene! Ma stiamo scherzando? Il tuo è un atteggiamento integralista! Se uno mi dice Auschwitz non è esistito allora è un conto, ma se uno mi porta documenti storici e in base a quelli relativizza alcune parti di un fatto innegabile come la Shoah per dire che chi dice il contrario fa propaganda io con lui dialogo e cerco di analizzare con la mia testa per vedere se le sue tesi sono attendibili o meno. Mettere tutto nel calderone del "negazionismo" è un atteggiamento anti-scientifico oltre che integralista!
Giorgio
  No al negazionismo! 2007-05-19 00:07  
Negare che Faurisson è un negazionista è il colmo dell'impostura.

Per fortuna queste porcherie non le accetta nessuno, tranne la gentaglia come la Fiamma Tricolore che ha un esponente tra gli scolari di Muffa.




Hans
  Il cso Faurisson. Gli assassini della memoria 2007-05-19 14:18  
Rassegna stampa nazionale : l'Unità 15/05/07.


Valentina Pisanty

Qualche settimana fa un professore di Scienze Politiche dell’Università di Teramo ha organizzato un convegno intitolato «La storia imbavagliata» nell’ambito di un suo «master Enrico Mattei», il cui sito è consultabile su  http://www.mastermatteimedioriente.it. Basta dare un’occhiata al programma del convegno - che ha ospitato interventi come «L’Olocausto fra storia e teologia» e «Dopo Soros: “lobby ebraica”, tabù infranto?» - per rendersi conto che si è trattato di un’iniziativa smaccatamente antisemita e negazionista, imperniata sulla solita teoria della cospirazione ebraica. Il punto forte del convegno è stata una videoconferenza di Robert Faurisson, nel corso della quale il negazionista francese - imbeccato da una compiacente giornalista - ha avuto modo di ribadire per esteso le sue note tesi circa l’inesistenza delle camere a gas naziste.
È notizia di questi giorni che lo stesso professore di Teramo ha invitato Faurisson a tenere il 18 maggio su questi temi una conferenza presso la sala lauree, dunque nel cuore dell’Università. Faurisson, per chi non lo sapesse, è stato protagonista di un caso mediatico scoppiato in Francia una trentina di anni fa.
Ex-critico letterario dalle tendenze spiccatamente paranoiche, dal 1976-77 Faurisson comincia a bombardare le principali testate francesi con lettere in cui chiede che venga aperto un dibattito sul “problema delle camere a gas”. Abboccano alla provocazione Le Matin e Le Monde che pubblicano un paio delle sue missive. Segue un’accesa polemica mediatica che travalica i confini nazionali. In seguito allo scandalo, il preside dell’Università di Lione 2 sospende Faurisson dal suo incarico di docente di Letteratura francese. Faurisson non demorde e pubblica un’altra lettera su Le Monde, nella quale parla della sua conversione al “revisionismo” e si lamenta delle persecuzioni che ritiene di avere subito, atteggiandosi a vittima perseguitata, e ottenendo il supporto “a scatola chiusa” di diversi intellettuali di sinistra (tra cui Noam Chomsky).
Da allora, Faurisson è stato l’ispiratore e il catalizzatore di quella corrente pseudo-storica oggi nota come negazionismo, la quale sostiene che la Shoah non sarebbe mai avvenuta e che le camere a gas naziste sarebbero un’invenzione della propaganda alleata, di matrice sionista, per estorcere ingenti riparazioni di guerra alla Germania sconfitta con le quali finanziare lo stato di Israele. Chiaramente, l’invito rivolto a Faurisson va inteso come una provocazione, e possiamo immaginare che gli organizzatori del convegno in questo momento si stiano rallegrando del clamore suscitato.
Saputo dell’iniziativa, il rettore dell’Università di Teramo ha deciso di annullare la conferenza, ma l’organizzatore del master ha fatto sapere che farà comunque tenere una lezione allo stesso Faurisson.
È bene chiarire alcuni punti. Nessun essere ragionevole può impedire a qualcuno di esprimere le proprie idee. Nessuno può sbattere in galera chi professa opinioni eretiche, per quanto false e perniciose. Ma la questione è un’altra: l’università è un luogo in cui si suppone che vengano rispettati certi standard minimi del dibattito scientifico. Invitare qualcuno a parlare nelle aule di un istituto accademico significa riconoscergli una dignità, appunto, scientifica, ed è per questo che l’Università di Teramo ha non solo il diritto, ma anche il dovere di chiudere le sue porte a Faurisson (tanto più che nulla fa presagire che l’intervento del negazionista verrà accompagnato da un contraddittorio). Esiste una letteratura che dimostra che i negazionisti (Faurisson in testa) sono scientificamente nulli. Essi non rispettano le regole più elementari del dibattito storiografico, selezionano i documenti a piacimento, si sottraggono ai controlli incrociati su cui si fonda qualsiasi analisi storica seria e, soprattutto, la loro ipotesi non sta in piedi senza l’ausilio di una qualche versione della teoria del complotto giudaico-massonico per la conquista del mondo. Sarebbe auspicabile che vivessimo in una società civile in cui fosse sufficiente dimostrare l’irragionevolezza di queste tesi per chiudere il discorso una volta per tutte.

Università di Bergamo
da Valentina Pisanty | Web: http://www.flcgil.it/notizie/rassegna_stampa/2007/maggio/unita_gli_assassini_della_memoria
  invece è negazionismo! 2007-05-19 21:16  
affermare che i numeri degli ebrei morti a seguito della Shoah SENZA NESSUNA PROVA a sostegno di ciò è negazionismo bello e buono! quello a cui vi hanno abituati individui CHE NON SONO STORICI come Faurisson ed Irving. Infine, non esiste nessun atteggiamento vittimistico degli ebrei ,specie tra gli israeliani che vivono sulla LORO terra, ritornata ad essere la loro patria da 60 anni!
p.s. considerate che l'Italia è stata fondata nel 1861, mentre Israele nel 1911 e riconosciuto nel 1948... non è che l'Italia sia molto più antica come Nazione.....
Idioti
  errata corrige 2007-05-19 21:29  
affermare che il numero degli ebrei morti a seguito della Shoah sarebbe inferiore a sei milioni SENZA NESSUNA PROVA è negazionismo bello e buono

talmente dei nervi ho dimenticato di trascrivere una parte del mio pensiero
quello di prima
  Testo appello e adesioni aggiornate h. 15 del 19/5 2007-05-19 21:42  
Testo della lettera - appello e adesioni complessive giunte entro le ore 15 del 19 maggio 2007

Comunicazione ad aderenti all’appello e visitatori: alle ore 13 del 19 maggio 2007 avevano aderito all’appello esattamente 800 persone, di cui 294 studiosi attivi in ambito universitario.

Da allora in poi ulteriori adesioni verranno raccolte solo sottoscrivendo il format.

Nelle cartelle sotto il format sono contenuti una rassegna-stampa sulla vicenda Moffa-Faurisson-Università di Genova (resa possibile dalla cortesia dell’Archivio del pregiudizio e dell’antisemitismo contemporaneo, di Milano, che ringrazio) ed altri documenti inerenti.
Chiunque desiderasse trasmettermi documenti da pubblicare in tale sede è pregato di inviarmeli per e-mail ( brunello.mantelli@unito.it).

Torino, 19 maggio 2007,
Brunello Mantelli

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LETTERA-APPELLO

Al Magnifico Rettore dell’Università di Teramo, ch.mo prof. Prof. Mauro Mattioli,
al Preside della Facoltà di Scienze Politiche, ch.mo prof. Adolfo Pepe,
e, p.c.,
al Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica, dr. Fabio Mussi,
alle redazione de: “Il Corriere della Sera”, “La Stampa”, “La Repubblica”, “L’Unità”, “Il Manifesto”, “Il Riformista”, “Il Foglio”, “Libero”, “Il Giornale”, “Liberazione”, “Europa”, “L’Avvenire”, “Il Messaggero”, “Il Secolo XIX”, “Il Sole – 24 ore”, Agenzia di stampa “ANSA”

Ch.mo prof. Mattioli,
ch.mo prof. Pepe,

da tempo, sia in quanto studiosi sia in quanto cittadini siamo assai preoccupati di quanto sta avvenendo nell’Ateneo e nella Facoltà di cui siete a capo nell’ambito del “master ‘Enrico Mattei’ in Medio Oriente”, coordinato dal prof. Claudio Moffa.
Ufficialmente, a quanto si legge sul sito dell’Università di Teramo ( http://www.unite.it/Offerta_Formativa/offerta_formativa_0607/off/post_laurea/med_ori_pri.htm) obiettivo del master stesso sarebbe: “fornire una coscienza multidisciplinare della complessità della regione medio-orientale e mediterranea, e dei sui conflitti, al fine di preservare, potenziare e sviluppare in ogni campo professionale il dialogo fra civiltà e fra Paesi diversi per cultura, storia, religione e sviluppo economico”, nell’ottica di formare: “esperti destinati all’attività politico-diplomatica; cooperanti in operazioni di peace keeping; giornalisti e corrispondenti dalla regione mediterranea medio orientale; esperti in immigrazione e interculturalità; esperti in questioni energetiche e relative al mercato del petrolio”.
In realtà, ben lungi dal porsi nell’ottica di sviluppare nei giovani un pensiero ad un tempo critico e consapevole delle vicende che hanno attraversato il secolo scorso e si prolungano in quello attuale, il master “Enrico Mattei” è diventato da tempo una tribuna dove si spaccia per legittima critica alla politica dello Stato di Israele la negazione della Shoah; dove si attribuisce a quelli che il grande antichista Pierre Vidal Naquet ha definito: “gli assassini della memoria”, i negatori dell’Olocausto, lo statuto di “storici”; dove si consigliano ai corsisti iscritti al master stesso, quali sussidi didattici, le opere di Carlo Mattogno, autore di testi in cui si mette in dubbio l’uso criminale delle camere a gas di Auschwitz; dove si organizzano convegni, come quello svoltosi alla metà di aprile scorso, in cui, nascondendosi sotto il drappo, quanto mai improprio in quell’occasione, della “libertà di parola” sono state prese le difese dei negazionisti, considerati quali “storici che negano uno o più tasselli della versione ‘ufficiale’ dello sterminio degli Ebrei nella II guerra mondiale” (dal sito del master “Mattei”,  http://www.mastermatteimedioriente.it/). È invece a tutti noto che costoro non negano questo o quell’aspetto della Shoah, ma sostengono che essa non sia mai avvenuta. Dar loro la parola in una sede scientifica sarebbe come pretendere che sostenitori del sistema tolemaico intervengano ad un convegno di astronomi!
Va da sé che le sedi universitarie debbano essere spazi di libertà di pensiero, tuttavia in esse la serietà, il rigore metodologico e scientifico devono rappresentare un elemento di discrimine irrinunciabile; ci pare invece che nel master “Enrico Mattei” la tendenziosità abbia prevalso su qualunque minimo criterio di scientificità, svilendo così anche la credibilità di un importante ateneo italiano.
Non per caso, sempre in nome di una malintesa “libertà di parola”, il prossimo 18 maggio è annunciata, presso la sala lauree della Facoltà di Scienze Politiche dell’Ateneo teramano - così si legge sul sito del master “Enrico Mattei” - una conferenza di Robert Faurisson, un ex professore di letteratura francese presso l’università di Lione– non quindi uno storico – noto propugnatore delle tesi che negano lo sterminio degli ebrei d’Europa per mano dei nazisti e delle forze collaborazioniste, ragion per cui di alcuni milioni di esseri umani si sarebbero perse le tracce senza che si sappia bene il perché...
Permettere che in un luogo deputato alla ricerca scientifica si proclamino assurdità del genere è come chiedere che ad insegnare geografia vadano persone convinte che la terra sia piatta.
Come studiosi, intellettuali, donne e uomini di cultura troviamo estremamente grave che tesi insostenibili e falsificatorie come quelle sostenute e diffuse da Faurisson e dai suoi seguaci, dimostratesi false e pretestuose nonché contrarie ai risultati di decenni di ricerche condotte da storici specialisti di tutti i paesi, e perciò frutto rigorosamente di malafede e partito preso (non esente da sfumature a nostro giudizio antisemite), ottengano la legittimazione implicita nel fatto che vengano enunciate in un’aula universitaria, così come è assai preoccupante che le posizioni espresse da Claudio Moffa e da chi ne condivide il punto di vista siano veicolate da un master universitario, e quindi ricevano, inevitabilmente, una patente di legittimità scientifica, che non meritano in alcun modo perché viziate irreparabilmente da ignoranza e malafede.
Ignoranza perché – come è noto anche solo ai lettori delle monografie sulla Shoah – su tempi, modi, cause prossime e remote, luoghi, cifre è in atto da più di mezzo secolo un dibattito vivacissimo, che ovviamente parte però da un indiscutibile dato di fatto: lo sterminio degli ebrei d’Europa si è fattualmente verificato e ed il numero delle vittime ammonta a cinque - sei milioni. Questo è incontrovertibile, sul resto ci si sforza di arrivare progressivamente più vicini alla verità, come è dovere di ogni studioso degno di questo nome.
Malafede perché i personaggi i cui curricola sono sottoposti ai corsisti e le cui tesi vengono loro esposte fino ad invitarne addirittura uno dei capifila perché parli nel luogo dove la Facoltà di Scienze Politiche dell’Ateneo teramano laurea i suoi dottori, non si limitano certo a criticare questo o quell’aspetto dell’imponente massa di studi che dal 1945 ad oggi si è accumulata, in tutte le lingue del pianeta, sulla Shoah, ma negano puramente e semplicemente che essa sia mai avvenuta.
Per tutto ciò chiediamo al ministro dell’Università e della Ricerca ed agli organi dirigenti l’Ateneo e la Facoltà di esprimersi pubblicamente sul valore formativo e sui contenuti culturali che informano il master “Enrico Mattei”, a nostro giudizio inferiori agli standard minimi di scientificità che devono valere in una Università della Repubblica; contestualmente proponiamo al MIUR, all’Ateneo teramano ed alla sua Facoltà di Scienze politiche di rendersi disponibili ad organizzare a Teramo un seminario, aperto agli studenti, che abbia al centro da un lato l’analisi del negazionismo e del suo uso politico, dall’altro le vicende di persecuzione e poi di deportazione che travagliarono l’Abruzzo nel periodo 1938-1945.

Cordialmente,

prof. Daniela Adorni (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Torino)
prof. Aldo Agosti (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Torino)
dr. Giorgio Ajò (“Progetto Memoria”, Roma)
dr. Luca Alessandrini (Direttore dell’Istituto Storico “Parri”, Emilia-Romagna)
prof. Luciano Allegra (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Torino)
dr. Margherita Angelini (Università Ca’ Foscari, Venezia)
prof. Silvia Q. Angelini (insegnante, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea in provincia di Lucca [ISRECL])
dr. Luca Arcari (segretario della rivista Henoch, Università di Torino - Michigan University)
prof. Mariangela Ariotti (insegnante, Torino)
dr. Barbara Armani (Centro Interdipartimentale di Studi Ebraici, Università di Pisa)
prof. Angiolina Arru (Facoltà di Scienze Politiche, Università “L'Orientale” di Napoli )
Lorella Ascoli (collaboratrice del Museo Ebraico, Roma)
dr. Maria Bacchi (Direttrice Scientifica dell’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea)
prof. Antonia Baraldi (insegnante, Roma)
prof. Fiorella Bassan (Facoltà di Filosofia, Università di Roma “La Sapienza”)
prof. Shaul Bassi (Dipartimento di Studi Europei e Postcoloniali, Università “Ca' Foscari”, Venezia)
prof. Michele Battini (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Pisa)
prof. Stefano Batori (insegnante, Roma)
Goti Bauer (sopravvissuta ad Auschwitz)
prof. Mauro Begozzi (Direttore Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea nelle province di Novara e Verbania-Cusio-Ossola “Piero Fornara”, Novara)
prof. Alvaro Belardinelli (insegnante, Roma)
Maria Grazia Beltrami (comune di Gorizia)
dr. Pierpaolo Benedetti (ex dirigente Eni, Trento)
prof. Fabio Bettanin (Facoltà di Scienze Politiche, Università “L'Orientale”, Napoli)
prof. Elissa Bemporad (Hunter College, New York City)
Patrizia Benfenati (regista Rai, Roma)
prof. Anna Maria Berruto (insegnante, Moncalieri)
dr. Paola Bertilotti (dottoranda in storia contemporanea presso Sciences-Po, Parigi)
prof. Felice C. Besostri (Facoltà di Scienze Politiche, Università Statale, Milano)
prof. Furio Biagini (Università di Lecce)
dr. Ester Bielli (storica, Assago)
Andrea Billau (giornalista, “Campo della pace ebraica”, Roma)
dr. Barbara Bittarelli (ricercatrice, Roma)
prof. Elia Boccara (insegnante in pensione)
prof. Giovanni Boggio (biblista, Istituto filosofico-teologico viterbese – Viterbo)
Kristina Ruth Boka Di Cave (“Progetto Memoria”, Roma)
prof. Silva Bon (Istituto regionale per la storia del movimento di Liberazioe nel Friuli-Venezia Giulia, Trieste)
prof. Aldo Borghesi ('Istituto Sardo per la Storia della Resistenza e dell'Autonomia, sede di Sassari)
dr. Laura Brazzo (dottoranda di ricerca, Università di Pavia)
Prof. Giovanna Brogi Bercoff (Università di Milano)
prof. Marco Brunazzi (Direttore Istituto di studi storici “Gaetano Salvemini”, Torino; Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università di Bergamo)
prof. Antonio Brusa (Università di Bari)
dr. Luca Bruzziches (Viterbo)
prof. Sara Bucciarelli (insegnante, Viareggio)
dr. Stefano Bucciarelli (SSIS Toscana, Pisa)
on. prof. Alberto Burgio (Camera dei Deputati, Roma; Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Bologna)
prof. Haim Burstin (Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Milano-Bicocca)
prof. Marco Buttino (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università di Torino)
prof. Sara Cabibbo (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Roma 3)
prof. Marina Caffiero (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Roma “La Sapienza”)
prof. Donatella Calabi (Facoltà di Architettura, Università IUAV di Venezia)
prof. Francesca Calabi (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Pavia)
dr. Guido Caldiron (giornalista, Roma)
Laura Camis de Fonseca (Presidente dell’Associazione Italia Israele, Torino)
prof. Emilio Campos (Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Bologna)
prof. Lea Campos Boralevi (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Firenze)
dr. M. Roberta Cappellini (saggista e counselor, Monte San Savino)
dr. Annalisa Capristo (Centro Studi Americani, Roma)
on. prof. Anna Cardano (Camera dei Deputati, Roma; insegnante, Novara)
prof. Gennaro Carotenuto (Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università di Macerata)
prof. Bruno Cartosio (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università di Bergamo)
prof. Sergio Caruso (Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Università di Firenze)
prof. Silvana Casmirri (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Cassino)
dr. Francesco Cassata (Dipartimento di Economia, Università di Torino)
prof. arch. Davide Cassuto (Facoltà di Architettura, Università di Ariel)
prof. Tullia Catalan (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Trieste)
prof. Marina Cattaruzza (Università di Berna)
dr. Francesca Cavarocchi (Firenze)
prof. Lucia Ceci (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Roma “Tor Vergata”)
dr. Alessandra Chiappano (INSMLI; Fondazione “Memoria della Deportazione”, Milano)
prof. Lucia Cinato (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Torino)
dr. Anna Cividalli (biologa, Roma)
prof. Anna Chiarloni (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Torino)
prof. Jeanne Clegg (Università dell’Aquila)
dr. Laura Cerponi (insegnante, Savona; dottoranda presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Genova)
prof. Giorgio Coen (II Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università “La Sapienza”, Roma)
Monica Coen (“Progetto Memoria”, Roma)
dr. Carla Cohn (psicoterapeuta infantile, ex deportata, Roma)
prof Angelo Colacrai (Pontificia Università Gregoriana, Facoltà diTeologia, Roma; Sociedad Bíblica Católica Internacional, Madrid)
prof. Margherita Coletta (insegnante e giornalista- Benevento)
prof. Enzo Collotti (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Firenze)
prof. Alfredo Colucci (Università di Udine)
prof. Bruno Contini (Facoltà di Scienze Politiche, Università di Torino)
dr. Giovanni Contini Bonacossi (Soprintendenza Archivistica per la Toscana; docente presso l’Università di Roma “La Sapienza”)
Fabrizio Crespi (funzionario, Roma)
Maria Luisa Crosina (storica dell’ebraismo, Riva del Garda, socia AISG)
Elzbieta Cywiak (giornalista-pubblicista e editor dei programmi radiofonici in lingua polacca)
prof. Guido D’Agostino (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università “Federico II”, Napoli; Presidente dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza “Vera Lombardi”)
dr. Giovanni D'Alessio (Facoltà di Scienze Politiche, Università “Federico II”, Napoli)
prof. Antonella Dallou (insegnante)
prof. Carmen Dal Monte (insegnante – Bologna)
dr. Giovanna D’Amico (Dipartimento di Storia, Università di Torino)
dr. Franco Debenedetti Teglio (Responsabile Gruppo d'aiuto Antimobbing - Associazione Risorsa – Torino)
prof. Andreina De Clementi (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università “L'Orientale”, Napoli)
prof. Albertina della Croce (insegnante, Foggia)
avv. Ariel Dello Strologo (Centro “Primo Levi”, Genova)
dr. Fulvia de Luise (Università di Trento)
prof. Aurora Delmonaco (Presidente del Landis- Laboratorio Nazionale per la Didattica della Storia e INSMLI)
dr. Olindo De Napoli (dottorato AISEN, Università Federico II, Napoli)
prof. Mario Del Pero (Università di Bologna)
Prof. Marcello Del Verme (Università degli Studi “Federico II”, Napoli)
prof. Luisa Deriu (insegnante, Cagliari)
dr. Antonietta De Sanctis (sociologa, Roma)
dr. Sandro Di Castro (ex dirigente, Haifa, Israele)
dr. Carlo Di Cave (Centro Bibliografico dell’UCEI, Roma)
avv. prof. Giuseppe Di Chio (Facoltà di Economia, Università di Torino)
prof. Paola Di Cori (Università di Urbino)
prof. Nella Di Giacobbe (insegnante, Termoli)
dr. Marco Di Giulio (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Perugia)
prof. Bruno Di Porto (Facoltà di lettere e Filosofia, Università di Pisa)
dr. Grazia Di Veroli (Master in didattica della Shoà, Roma)
prof. Marco Dogo (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Trieste)
prof. Andrea D'Onofrio (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi “Federico II”, Napoli)
prof. Antonio Donno (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Lecce)
Franca Eckert Coen (delegata dal Sindaco per l'intercultura e la multietnicità, Roma)
Mustafa El Ayoubi (caporedattore del mensile “Confronti”)
dr. Bruno Enriotti (Direttore Fondazione “Memoria della deportazione”, Milano)
prof. Ester Fano (Dipartimento Scienze Economiche, Università di Roma “La Sapienza”)
prof. Giuseppe Farinetti (insegnante, Alba)
dr. Nicoletta Fasano (Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Asti)
prof. Ferdinando Fasce (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università di Genova)
prof. Maria Beatrice Feder (insegnante, Aosta)
prof. Maria Ferretti (Università della Tuscia)
dr. Antonio Ferrara (Università “Federico II”, Napoli)
dr. Paolo Ferrara (cardiochirurgo, Napoli)
dr. Carlotta Ferrara degli Uberti (Fondazione “Luigi Einaudi”, Torino)
Carolina Figini (traduttrice, Milano)
dr. Enzo Fimiani (direttore Biblioteca provinciale di Pescara)
prof. Marco Fincardi (Dipartimento di Studi Storici, Università "Ca' Foscari", Venezia)
prof. Filippo Focardi (Facoltà di Scienze Politiche, Università di Padova)
dr. Giovanni Focardi (Università di Padova)
prof. Renza Fozzati (insegnante, Viterbo)
prof. Emilio Franzina (Università degli Studi di Verona)
prof. Guido Franzinetti (Facoltà di Scienze Politiche, Università del Piemonte Orientale, Alessandria)
Daniela Fubini (redattrice di HaKeillah, Torino)
avv. Guido Fubini (Torino)
prof. Carlo Fumian (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Padova)
Ilaria Furno-Weise (Monaco di Baviera - Firenze)
Graziella Gaballo (insegnante e ricercatrice storica)
Manuela Galaverni (giornalista, Roma)
prof. Marco Galeazzi (insegnante e storico – Roma)
prof. Monica Galfré (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Firenze)
dr. Valeria Galimi (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Siena)
prof. Marco Galli (insegnante, Fabriano)
Stefano Gambari (Responsabile della Biblioteca della Casa della Memoria e della Storia)
prof. Luigi Ganapini (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Bologna)
prof. Manuele Aviva Garribba (Università di Chieti)
Nicola Garribba (giornalista, Roma)
Pupa Garribba ("testimone della Shoà" e consigliera dell'ANED di Roma)
avv. Renzo Gattegna (Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Roma)
prof. Lucyna Gebert (Facoltà di Scienze Umanistiche, Università di Roma “La Sapienza”)
dr. Francesco Germinario (Fondazione – Archivio “Luigi Micheletti”, Brescia)
prof. Andrea Ginzburg (Facoltà di Facoltà di scienze della Comunicazione e dell’Economia, Università di Modena e Reggio Emilia)
prof. Carlo Ginzburg (Scuola Normale Superiore, Pisa)
prof. Luciana Giacheri Fossati (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Torino)
prof. Anna Maria Giachino (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università di Torino)
prof. Fabio Giannelli (Direttore Istituto storico della Resistenza di Pistoia)
padre Bernardo Francesco Maria Gianni, O.S.B. Olivetani (Abbazia di San Miniato al Monte, Firenze)
prof. Aldo Sabino Giannuli (Università di Bari)
prof. Annabella Gioia (Direttoredell’ “Istituto romano per la storia d'Italia dal fascismo alla Resistenza”)
prof. Giorgio Giovannetti (Insegnante CISEM Milano)
Giorgio Gomel (Banca d’Italia, Roma)
Prof. Luciano Granozzi (Facoltà di Lingue e Letterature straniere, Università di Catania)
prof. Maria Carmela Grasso (insegnante, Ariano Irpino)
prof. Anna Grattarola Romano (insegnante, Bologna)
prof. Andrea Graziosi (Università di Napoli)
dr. Giovanna Grenga (Programma Operativo Nazionale "La scuola per lo sviluppo", MPI, Roma)
prof. Gabriella Gribaudi (Facoltà di Sociologia, Università “Federico II”, Napoli)
prof. Maria Grossmann (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università dell'Aquila)
prof. Vincenzo Guanci (Segretario di “Clio’92”, Associazione di insegnanti e
ricercatori sulla didattica della storia)
dr. Davide Guarnieri (Ferrara)
prof. Alda Guastalla (Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali, Università di Torino)
Silvia Guastalla (Gallerista e editore)
dr. Irene Guerrini (Università di Genova)
Hamos Guetta (assessore ai giovani della Comunità Ebraica di Roma)
Pierangela Hoffmann
prof. Gabriele Iannaccaro (Università di Milano – Bicocca)
dr. Giovanna Indiretto (ricercatrice Isfal, Roma)
prof. Ursula Isselstein (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università di Genova)
prof. don Alfredo Jacopozzi (Facoltà Teologica dell'Italia Centrale, Firenze)
Emilio Jona (redattore di HaKeillah, Torino)
dr. Giancarlo Lacerenza (Dipartimento di Studi Asiatici, Università degli Studi "L'Orientale", Napoli)
prof. Michel Laffitte (agrégé d'histoire, docteur de l'EHESS, chercheur associé au laboratoire IRICE-CNRS de l'université Paris I)
dr. Antonio Lamberti (Viterbo)
Luigi Latini (Spoleto)
prof. Flavia Lattanti (Facoltà di Economia “Federico Caffè”, Università di Roma 3)
Carlo Enrico Leale (figlio di un deportato a Mauthausen deceduto nel sottocampo di Melk an der Donau [Quarz])
prof. Fabio Levi (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Torino)
prof. Giovanni Levi (Università di Ca’ Foscari – Venezia)
dr. Simon Levis Sullam (University of California, Berkeley)
dr. Gisèle Lévy (Biblioteca Centro Bibliografico UCEI - Roma)
dr. Italo Libri (assistente ordinario di Macchine, Università di Roma “La Sapienza”)
Giacoma Limentani (scrittrice, Roma)
dr. Véronique Lippmann (insegnante d'italiano in Francia)
dr. Massimo Livi (Westfälische Wilhelms-Universität, Repubblica Federale Tedesca)
prof. Sara Lorenzini (Università di Trento)
prof. Gadi Luzzatto Voghera (Boston University, Padova)
prof. Michele Maccherini (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi dell'Aquila)
Carl Wilhelm Macke (giornalista, Monaco di Baviera – Ferrara)
prof. Mauro Maggiorani (Scuola Superiore per Traduttori ed Interpreti, Università di Bologna; direttore Istituto storico della Resistenza di Bologna)
prof. Paola Magnarelli (Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università di Macerata)
Elena Magoia (attrice, Roma)
prof. Bruno Maida (Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Torino)
prof. Susanna Mancini (Facoltà di Giurisprudenza, Università di Bologna)
prof. Brunello Mantelli (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Torino)
prof. Maria Mantello (insegnante e saggista, Roma)
dr. Gabriello Marchetti (Cardiologia Ospedale Bellaria, Azienda USL, Bologna)
prof. Maria Laura Marescalchi (Direttrice del Landis - Laboratorio Nazionale per la Didattica della Storia)
prof. Gigliola Mariani (Facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri", Università di Firenze)
dr. Francesco Marin (Universität zu Köln, BRD)
sen. avv. Gianfranco Maris (Presidente nazionale ANED; presidente Fondazione “Memoria della Deportazione”, Milano)
prof. Marcella Marmo (Università “Federico II”, Napoli)
prof. Corrado Martone (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Torino)
dr. Sandro Masini (Presidente dell'Associazione “Giuditta Tavani Arquati”, Roma)
prof. Alberto Masoero (Università Ca’ Foscari di Venezia)
dr. Katia Massara (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università della Calabria, Arcavata di Rende)
prof. Marie-Anne Matard-Bonucci (Università di Grenoble II)
dr. Fulvio Mazza (storico, Rende)
dr. Elena Mazzini (Scuola Normale Superiore, Pisa)
prof. Barbara Mella (insegnante, Brunico)
Conchita Meli (Torino)
dr. Luisa Menniti (ricercatrice, Napoli)
prof. Daniele Menozzi (Scuola Normale Superiore, Pisa)
prof. Maria Grazia Meriggi (Università di Bergamo)
prof. Giovanni Miccoli (emerito di Storia della Chiesa, Università di Trieste)
Olek Mincer (attore, Roma)
prof. Simone Misiani (Facoltà di Scienze Politiche, Università di Teramo)
Donatella Misler (Milano)
dr. Enrico Modigliani (“Progetto Memoria”, Roma)
prof. Paolo Momigliano Levi (storico, responsabile per la Valle d'Aosta del progetto INTERREG La Memoria delle Alpi / Mémoire des Alpes)
dr. Marina Moncelsi (Direttore dell'Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Autonomia ISSRA, Nuoro)
prof. Giancarlo Monina (Università di Roma 3; Fondazione Lelio e Lisli Basso)
Guido Monis (laureando in Storia, Università “Ca' Foscari”, Venezia)
prof. Vittorio Morabito (Università di Catania)
prof. Piero Morpurgo (insegnante, Vicenza)
dr. Italo Moretti (giornalista, Roma)
dr. Massimo Morigi (storico, Ravenna)
dr. Alessandro Moroni (dottorando in Fisica, Università di Roma3)
Lucia Morselli (manager- Milano)
dr. Giordana Moscati Mascetti (Istituto Yad Vashem, Gerusalemme, Israele)
prof. Ludovica Muntoni (insegnante, Roma)
Stefano Nacamulli (imprenditore, Roma)
dr. Michele Nani (Dipartimento di Storia, Università di Padova)
dr. Paolo Naso (direttore del mensile “Confronti”, Roma)
prof. Simone Neri Serneri (Facoltà di Scienze politiche, Università di Siena)
prof. Flaminia Nicora (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università di Bergamo)
dr. Serge Noiret (Istituto Universitario Europeo, Fiesole)
prof. Livia Noris (insegnante, Bergamo)
prof. Elana Ochse (Facoltà di Scienze Politiche, Università di Torino)
prof. Fabrizio Oppo (insegnante, Cagliari)
Gianni Orecchioni (storico dell'internamento e della deportazione degli ebrei in Abruzzo)
dr. Anna Maria Ori (Fondazione ex campo Fossoli, Carpi)
prof. Fabio Maria Pace (insegnante, studioso della Shoah)
Daniela Padoan (scrittrice, Milano)
prof. Marco Paganoni (Università di Trieste)
prof. Maria Paiano (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Firenze)
prof. Marco Palla (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Firenze)
prof. Anna Beatrice Pandini (insegnante, Roma)
prof. Sandra Pani (insegnante, Quartu – Cagliari)
Francesca Panozzo (studiosa della Shoah)
prof. Antonio Parisella (Facoltà di Scienze Politiche, Università di Parma)
ing. Leone Paserman (Presidente della Comunità Ebraica di Roma)
dr. Ilaria Pavan (Scuola Normale Superiore, Pisa)
Aldo Pavia (presidente sezione ANED di Roma)
prof. Claudio Pavone (Università di Pisa)
dr. Marco Pedretti (storico, Milano)
prof. Dario Peirone (Dipartimento di Economia “S. Cognetti de’ Martiis”, Università di Torino)
Mauro Perani (Presidente della European Association for Jewish Studies (EAJS) e Segretario dell’Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo (AISG))
Ernesto Perillo (Direttivo e della Segreteria dell'Associazione “Clio '92”)
prof. Gianni Perona (Università di Torino)
dr. Stefano Petrungaro (Università Ca’ Foscari, Venezia)
Diana Pezza Borrelli (Presidente dell’Associazione Amicizia Ebraico Cristiana, Napoli)
Marcello Pezzetti (Direttore del Museo della Shoah, Roma)
prof. Paolo Pezzino (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Pisa)
Natale Pia (deportato a Mauthausen-Gusen, matricola 115658)
Primarosa Pia (ANED Torino; collaboratrice del Ministero federale austriaco dell’Interno per il Mauthausen Survivors Documentation Project)
dr. Nicolò Pianciola (Università di Trento)
Barbara Piattelli (Presidente della Fondazione Museo Ebraico, Roma)
prof. Donatella Picciau (insegnante, Cagliari)
dr. Liliana Picciotto (Storica Fondazione CEDEC, Milano)
Massimo Piesco (regista cinematografico, Roma)
Ispettrice Anna Piperno (MPI, membro della delegazione italiana della Task Force for international Cooperation on Holocaust Education, Remembrance and Research)
dr. Maurizio Piperno Beer (Comunità ebraica di Torino)
prof. Maria Serena Piretti (Facoltà di Scienze Politiche, Università di Bologna)
dr. Domenico M. Pisanelli (ricercatore ISTC-CNR)
prof. Armando Pitassio (Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Perugia)
prof. Mariavittoria H. Pitzalis (Director of Heart Failure Program, East Caroline University, USA)
prof. Luisa Plaisant (Direttrice dell’Istituto per la Storia della Resistenza e della Autonomia, Cagliari)
dr. Marco Pluviano (storico, Genova)
prof. Pier Paolo Poggio (Fondazione – Archivio “Luigi Micheletti”, Brescia)
prof. Clotilde Pontecorvo (II Facoltà di Psicologia, Università di Roma “La Sapienza”)
prof. Simonetta Ponticelli (insegnante, Roma)
prof. Ilaria Porciani (Università di Bologna)
prof. Alessandro Portelli (Facoltà di lingue e letterature angloamericane, Università di Roma “La Sapienza”)
prof. Regina Pozzi (Università di Pisa)
prof. Silvana Presa (Direttrice dell'Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d'Aosta)
prof. Alberto Preti (Università di Bologna)
Angelina Noemi Procaccia (archivista, Roma)
dr. Micaela Procaccia (Direzione generale per i beni archivistici, Roma)
prof. Adriano Prosperi (Scuola Normale Superiore, Pisa)
prof. Laura Quercioli Mincer (Università La Sapienza, Roma)
Massimo Raffaelli (critiro letterario, giornalista de “Il Manifesto”)
Barbara Raggi (storica, Roma)
prof. Giovanna Ragionieri (Supervisore SSIS Toscana)
prof. Leonardo Rapone (Università della Tuscia, Viterbo)
dr. Gabriele Rigano (Università per stranieri di Perugia)
Leonardo Rossi (Istituto Nazionale per il Movimento di Liberazione in Italia)
Silvia Rebuzzi (Roma)
Mario Renosio (Direttore Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Asti)
Anna Rolli (docente, Firenze)
dr. Andrea Rossi (dottore di ricerca in storia militare; dirigente nazionale Associazione Partigiani Cristiani)
prof. Anna Rossi Doria (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Roma “Tor Vergata”)
prof. Mariuccia Salvati (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Bologna)
dr. Massimo Sani (giornalista, Roma)
prof. Gianpasquale Santomassimo (Università di Siena)
Davide Santoro (studente di economia aziendale; ufficio stampa di “Un Cuore per Israele”; collaboratore della rivista on-line “Ebraismo e Dintorni”)
dr. Michele Sarfatti (Direttore della Fondazione CDEC, Milano)
prof. Gabriele Scaramuzza (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università Statale di Milano)
prof. Anna Scattigno (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Firenze)
Alessandro Schwed (scrittore)
dr. Guri Schwarz (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Pisa)
prof. Giovanni Scirocco (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università di Bergamo)
Liliana Segre (sopravvissuta ad Auschwitz)
dr. Renata Segre Berengo (storica, Venezia)
prof. Antonietta Selvaggio (Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Salerno)
Sara Sermoneta (Roma)
prof. Salvatore Settis (Scuola Normale Superiore, Pisa)
prof. Alfio Signorelli (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università dell’Aquila)
prof. Elisa Signori (Dipartimento di Scienze Storiche e Geografiche, Università di Pavia)
Erika Silvestri (studentessa alla Facoltà di Lettere e Filosofia, Roma)
Maria Pia Simonetti (scrittrice)
prof. Marcella Simoni (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università “Ca' Foscari”, Venezia
dr. Paolo Soddu (Facoltà di Musicologia di Cremona, Università di Pavia)
prof. Francesca Sofia (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Bologna)
prof. Gianni Sofri (Università di Bologna, presidente del Consiglio comunale di Bologna)
prof. Simonetta Soldani (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Firenze)
prof. David Sorani (insegnante, Direttore responsabile di "Ha Keillah" [organo del Gruppo di Studi Ebraici], Torino)
prof. Marco Soria (Università “Magna Graecia” di Catanzaro e Politecnico di Milano)
dr. Francesco Spagnolo (Head of Research Judah L. Magnes Museum, Berkeley, Stati Uniti)
Fausto Spegni (giornalista, Ancona)
prof. Alessandra Speziali (insegnante, Bologna)
dr. Antonello Spinetti (consulente informatico, Savona)
dr. Marco Stoffella ((IEMAN Paderborn, Germania)
dr. Massimo Storchi (Polo archivistico comune Reggio Emilia)
prof. Francesca Tacchi (Università di Firenze)
ing. Fernando Tagliacozzo (“Progetto Memoria”, Roma)
Luciano Tagliacozzo (scrittore, Napoli)
prof. Sergio Tagliacozzo (Gruppo di Studi Ebraici Achad ha'Am, Venezia)
prof. Ferdinando Taviani (Facoltà di Lettere e filosofia, Università dell'Aquila)
prof. Massimo Teodori (Facoltà di Scienze Politiche, Università di Perugia)
dr. Sandra Terracina (“Progetto Memoria”, Roma)
Piero Terracina (deportato ad Auschwitz, Roma)
prof. Marina Tesoro (Facoltà di Scienze Politiche, Università di Pavia)
prof. Anna M. Thornton (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università dell'Aquila)
Italo Tibaldi (deportato a Mauthausen-Ebensee; studioso della deportazione, Vico Canavese)
dr. Antonella Tiburzi (Master in Didattica della Shoah, Università di Roma3)
prof. Elio Tocco (Presidente dell’Istituto Mediterraneo di Studi Universitari, Siracusa)
prof. Giacomo Todeschini (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Trieste)
prof. Ruggero Toradel (University of Washington)
dr. Teodora Tosatti, (biblista, direttrice della “Rivista Ecumenica”)
prof. Enzo Traverso (Faculté de Droit et de Science politique, Université de Picardie “Jules Verne”, Amiens, Francia)
dr. Gianni Trimarchi (Università Bicocca, Milano)
prof. Francesco Saverio Trincia (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Roma “La Sapienza”)
avv. Francesco Tessari
prof. Gabriele Turi (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Firenze)
prof. Sandro Tuzi (insegnante, Avezzano)
prof. Stefano Valabrega (II Università Medicina Ospedale S. Andrea, Roma)
dr. Bruno Vasari (deportato a Mauthausen; dirigente dell’ANED)
prof. Maria Vassallo (insegnante, Torino)
dr. Andrea Vecchio (ricercatore, Milano)
dr. Sandro Ventura (medico, servizio psichiatrico di Prato)
dr. Claudio Vercelli (Istituto di studi storici “Gaetano Salvemini”, Torino)
prof. Alessandra Veronese (Università di Pisa)
prof. Maria Carmen Villabriga (insegnante, Roma)
dr. Giovanni Villari (Università di Torino)
dr. Cinzia Villani (Università di Trento)
prof. Vincenzo Viola (insegnante, Milano)
prof. Galileo Violini (Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche, Naturali, Università della Calabria, Arcavacata di Rende)
prof. Paola Vita Finzi (Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche, Naturali, Università di Pavia)
Micaela Vitale (Centro ebraico italiano "Pitigliani")
dr. Daniel Vogelmann (“La Giuntina” Editrice, Firenze)
prof. Ugo Volli (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Torino)
dr. Roni Weinstein (Dipartimento di storia moderna e contemporanea, Università di Pisa)
dr. Felice Zadra (Ospedale Fatebenefratelli & Oftalmico, Milano; Università Statale, Milano; studioso di storia ebraica)
prof. Andrea Zanardo (Università di Milano)
prof. Luciano Zappella (presidente del Centro Culturale Protestante di Bergamo)
Aldo Zargani (scrittore, Roma)
prof. Ida Zatelli (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Firenze; Vicepresidente dell'Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo [AISG])
dr. Adachiara Zevi (storica dell'arte, Presidente Fondazione “Bruno Zevi”, Roma)

14 maggio 2007, ore 15.

NB: a tale data avevano sottoscritto questa lettera-appello 396 tra docenti universitari, insegnanti, giornalisti, donne e uomini di cultura, cittadini consapevoli.

Elenco adesioni giunte dalle ore 15 del 14 maggio 2007 a tutt’oggi (19 maggio, ore 13)

NB: trattandosi di adesioni in notevole parte pervenute tramite la scheda informatica di adesione che sta qui a fianco oppure giuntemi via e-mail e da me inserite informaticamente, l’ordine non è più quello alfabetico, ma quello di arrivo (o di inserimento da parte mia, che è dipeso dalla possibilità materiale di farlo. BM)

Aligi Michelis (Università di Torino, torino)
prof. Elvira Valleri (insegnante e SSIS, Firenze)
Amélie Blaustein-Niddam (dottoranda, Università Paul Valery, Montpellier 3 (Francia))
Paolo Giovannini (Facoltà di Giurisprudenza, Università degli studi di Camerino, Camerino)
prof. Elisabetta Vezzosi (Università di Trieste, Trieste)
prof. Tommaso Detti (Università di Siena, Firenze)
Anita Friedman (-, -)
dr. Gisella Bochicchio (Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, Roma)
dr. Annalisa Accetta (Amicizia Ebraico Christiana, Napoli)
prof. Pietro De Marco (Facoltà di Scienze della Formazione - Università di Firenze, Firenze)
Roberto Sala (Dottorando di ricerca, Berlino)
prof. Francesco Omodeo Zorini (Presidente Consorzio istituto storico Resistenza e società contemporanea Novara e Verbano-Cusio-Ossola "P. Fornara", Novara)
prof. Danielle Lévy (Facotà di Scienze Politiche, Università di Macerata, Macerata)
prof. Elisabetta Massera (insegnante, Torino)
prof. Paolo Collini (insegnante, Firenze)
prof. Patrizia Salvetti (Facotà di Scienze Politiche, Università di Roma "La Sapienza", Roma)
dr. Mario Lumbroso (economista, consulente, Parigi)
prof. Mireille Schwoerer (-, -)
dr. Daniela Lumbroso (giornalista, scrittrice, -)
Claudio Silingardi (direttore Istituto storico di Modena, Modena)
dr. Sergio R. Fogagnolo (Presidente dell’”Associazione Le Radici della Pace – I 15”, Dresano (MI))
prof. Maria Rosaria Stabili (Dipartimento di Studi Storici Geografici Antropologici, Università di Roma 3, Roma)
Alessandra Gissi (Facoltà di Lingue e letterature straniere, Università di Napoli "L'Orientale")
Prof. Federico Romero (Università di Firenze, Firenze)
Dr. Simone Attilio Bellezza (Dottore di ricerca, Università della Repubblica di San Marino)
dr. Alessandra Gissi (Facoltà di Lingue e letterature straniere, Università di Napoli "L'Orientale")
prof. Rita Sanna (insegnante, Cagliari)
prof. Franco Scasseddu (insegnante, Cagliari)
prof. Luciana De Leon (dirigente scolastico, Torino)
Massimo Faggioli (Univ. di Modena-Reggio Emilia - Libera Univ. di Bolzano, Bologna)
dr. Stefano Bottoni (Università di Bologna, Bologna-Budapest)
prof. Roberto Marchionatti (Facoltà di Giurisprudenza, Università di Torino, Torino)
prof. Anna Campini (insegnante, Roma)
prof. Maria Pia Caforio (insegnante, Verona)
prof. Carla Caforio (insegnante, Verona)
Francesco Caforio (ufficiale in congedo, Verona)
Dario Grazzi (agente di commercio, Verona)
prof. Emma Alatri (insegnante, Roma)
Francine Christophe (deportata a Bergen Belsen, Rocquencourt (Francia))
Alessandro Di Gioacchino (-, Roma)
Giuseppe Di Porto (ex deportato A167988, Roma)
Marisa Di Porto (ex deportato A5361, Roma)
prof Giuseppe Donini (Facoltà di Medicina, Università di Roma "La Sapienza", Roma)
Renata Issai (traduttore - interprete, Roma)
Ambra Laurenzi (figlia e nipote di ex deportati, Orvieto)
dr. Giulio Levi (medico e scrittore, Roma)
Erminia Licitri (consigliera ANED, sezione di Roma, Roma)
Jean Jacques Lorch (testimone della Shoà, Rocquencourt (Francia))
Giacomo Marcheria (ex deportato, Roma)
Ida Marcheria (ex deportata, Roma)
Vera Michelin Salomon (vicepresidente ANED, sezione di Roma, Roma)
prof. Maria Luisa Mesci (insegnante, Roma)
Rosario Militello (ex internato militare, Roma)
prof. Ornella Pozzuoli (MPI, Ufficio interazione interculturale, Roma)
prof. Elvira Sabbadini Palatini (insegnante, Roma)
Mirella Stanzione (ex deportata politica, Roma)
Annalia Stock (formatore didattico, Roma)
Alberto Terracina (ex partigiano, Roma)
Schlomo Venezia (deportato ad Auschwitz-Birkenau, Mauthausen-Melk ed Ebensee, Roma)
Lina Roffi (traduttrice cinematografica, Roma)
Stefano Roffi (funzionario RAI, Roma)
Michele De Palma (Segreteria Nazionale PRC, Roma)
Prof. Giulietta Stirati (professoressa, Liceo Kant - Roma)
Prof. Brenno Cirilli (professore, Roma )
Alba Lazzaretto (Facoltà di Scienze politiche, Università di Padova)
Roberto Clementi (Insegnante, Bolzano)
Stefania Fusero (insegnante, Ovada)
dr. Fiorella Borin (scrittrice, Venezia)
Simone Oggionni (studente di storia, Bologna / Roma)
Professore associato Attilia Giuliani (Università degli Studi di Milano, Milano)
Sandro Mogni (redattore, Milano)
Vittorio Haiim Luzzatti (pensionato, traduttore)
prof. Valeria Filoso (Università di Napoli "Federico II", Napoli)
prof. Dario Calimani (Facoltà di Lettere, Università "Ca' Foscari", Venezia; consigliere UCEI, Venezia)
prof. David Meghnagi (Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Rome 3, Roma)
Prof. Gianpiero Soglio (insegnante ICS "A. Bonfanti e A. Valagussa" vittime a Mauthausen, Cernusco Lombardone LC)
prof. Anna Foa (Università di Roma "La Sapienza", Roma)
Antonio Testini (docente discipline giuridiche ed economiche, Bolzano, piazza vittoria 13\c Bolzano)
prof. Catherine Brice (Université de Paris XII Val-de-Marne, Parigi)
Professore Emanuela Trevisan Semi (Università di Ca' Foscari Venezia, Venezia)
dr. Antonio Lombardo (Biblioteca Comunale "G.F.Pressenda" di Lequio Berria CN), Lequio Berra (CN))
lucio monaco (docente di ruolo sc. media sup., torino)
storico David Bidussa (Direttore Biblioteca, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli)
Daniele Susini (responsabile anpi , rimini)
Mirella Scardozzi (Dip. di Storia, Univ. Pisa, Pisa)
Annalucia Messina (ex insegnante, Milano)
dott.ssa sonia castro (assegnista di ricerca, università di pavia)
Marco Gervasoni (Professore associato, Università del Molise)
dr. Oscar Gaspari ((Scuola Superiore della Pubblica Amminstrazione Locale, Roma), Roma)
Mariano Turigliatto (docente / consigliere regionale del Piemonte, Torino)
Alessandro Santini (Impiegato, Arezzo)
Massimo Chierici (Quadro, Milano)
Vittorio Faraoni (Ingegnere, Milano)
Guido Panico (docente universitario, Salerno)
Francesco Martino (Docente Superiori, Torino)
dr. Pier Paolo Casanova (Animatore Teatrale, Alessandria)
Michele Calandri (direttore Istituto della Resistenza di Cuneo, cuneo)
Livio Berardo (Presidente Istituto della Resistenza di Cuneo, Cuneo)
Aldo zargani (scrittore, roma)
elena magoia (attrice, roma)
umberto pavoncello (pubblicitario, roma)
Dr.ssa Isabella Insolvibile (Borsista SSSC INSMLI; Università Federico II di Napoli - Dottorato in Storia, Napoli)
Dr. Giorgio Chiarelli (I Ricercatore, INFN, Pisa)
Dott.ssa Camilla Brunelli (Curatrice Museo della Deportazione, Prato)
Dr. Federica Tagliaventi (Master in Didattica della Shoah, Università di RomaTre, Roma)
erica dumontel (avvocato, roma)
prof. Raul Mordenti (Università di Roma 'Tor Vergata', Roma)
Dott.ssa Simona Foà (Università di Roma Tor Vergata, Roma)
Dottore di Ricerca Federica Guerini (Università degli Studi di Bergamo, Dipartimento dei Linguaggi, della Comunicazione e degli Studi Culturali, Università di Bergamo, Facoltà di Scienze Umanistiche)
clara carpio (professoressa di italiano e storia Liceo , Napoli)
Carla Di Veroli (Presidente Gruppo Consiliare Lista Civica Roma per Veltroni - Municipio Roma XI, Roma)
Ugo Fusco (Direttore reparto Neurofisiopatologia Ospedale "Cotugno" , Napoli)
Armando Duranti (presidente sez. ANPI Osimo, Osimo)
marina crespo (insegnante di storia ist. tecnico, torino)
Federico Antola (Laureando in Filosofia, Università di Pisa, Massa (MS))
dr. Graziana Curigliano (docente Università degli studi di Bari, Taranto)
prof. arch. Bice Foà Chiaromonte (insegnante pensionata, Roma)
Francesco Piva (Docente, Roma)
Dott. Giuseppe Del Sole (Avvocato civilista - cultore di storia della seconda guerra mondiale, Ugento (Lecce))
prof pietro monti (docente Liceo Scientifico-Procida, Procida(Na))
andrea cavazzini (dottorando Scuola Alti Studi (Fondazione SAn Carlo)/EHESS, Parigi)
dott.ssa Silvia Haia Antonucci (Archivista, Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma-ASCER)
Giuliano Zanaglia (Consigliere direttivo Istituto Storico di Modena, Fanano (Modena))
Gabriella Pernechele (insegnante, Torino)
Roberto Zaniboni (Libero professionista, MN)
Brunetto Baldini (Pensionato, Firenze)
prof. Valentina Pisanty (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università di Bergamo, Bergamo)
on. prof. Nicola Tranfaglia (Camera dei Deputati; professore emerito dell'Universit… di Torino, Roma-Torino)
Adriana Braca (studentessa all'Università di Teramo, Teramo)
prof. Fulvio Lorefice (Senatore accademico, Università di Roma 3, Roma)
prof. Maria Casalini (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Firenze, Firenze)
prof. Luciano Casali (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Bologna, Bologna)
Fabio Galluccio (saggista, Roma)
Alba Coppola (-, Napoli)
Leonardo Macrì (-, Prato)
prof. Roberta Cambi (insegnante, Prato)
prof. Elia Bosco (Facoltà di Scienze Politiche, Università di Torino, Torino)
dr. Federica Pusuneri (imprenditrice, Torino)
prof. Enrico Fubini (Facoltà di Scienze della Formazione - Università di Torino, Torino)
dr. Stefano Gambari (responsabile Biblioteca della Casa della memoria e della Storia Biblioteche di Roma, Roma)
dr. Gabi Hammermann (KZ - Gedenkstätte Dachau, Dachau (BRD))
prof. Pietro Ratto (insegnante, Torino)
prof. Pierluigi Cuzzolin (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università di Bergamo, Bergamo)
dr. Isabella Zani (traduttrice, Vicopisano (PI))
dr. Carla Beninati (-, -)
Marco Morbioli (-, -)
dr. Costantino Di Sante (Presidente Istituto Storico Provinciale di Ascoli Piceno, Campli (Teramo))
Prof. Alberto De Bernardi (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Bologna, Bologna)
Prof. Anna Bravo (storica, Società Italiana delle Storiche, Torino)
Prof. Enrico Pasini (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Torino, Torino)
Prof. Massimo Giuliani (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Trento, Milano)
dr. Giovanni De Martis (Presidente dell'Associazione di Studi Storici Olokaustos, Venezia)
Gilberto Salmoni (ANED, Genova)
David Udella (-, -)
Jacopo Manna (professore a contratto - Facoltà di Lettere - Università di Perugia, Perugia)
Anna Iacomini (libera professione, Firenze)
Giovanni Rossetti (Dipartimento di Filosofia e Politica - Università degli Studi di Napoli "L'Orientale", Benevento)
Prof.ssa Leda Mugnai (Insegnante, Firenze)
Dott. Marco Orsini (Impiegato, Ponsacco)
Dr. Charlotte Tacke (storica, Castelfiorentino)
Gia Caglioti (Università di Napoli Federico II, Napoli)
dr. grazia collini (medico, firenze)
enrico peyretti (già insegnante; pubblicista, torino)
Prof. Patrizia Guarnieri (Facoltà di Psicologia, Università di Firenze)
dr. Stefania Calò (collaboratrice Museo Ebraico di Roma, Roma)
dr Emanuele Edallo (insegnante, Crema)
Paola Modigliani (insegnante, Roma)
Dott. Giampaolo Baglioni (Medico - nipote deportati ad Auschwitz, Roma)
Dario Piersanti (Medico psichiatra, Teramo)
Paola Mancinelli (docente scuola superiore, membro del gruppo di ricerca di filosofia teoretica dell'università di Macerata, Castelfidardo(An))
Dr. Paolo Terni (consulente organizzativo, Milano)
Vincenzo Coppola (avvocato, Bergamo)
Dott. Filippo Boretti (Architetto, Prato)
Marco Lazzeri (Dirigente, Firenze)
Mary Sarri (Movimento Umanista, Firenze)
Dr Stefano Ciatto (medico, Firenze)
Annarita Gianni (impiegata, Prato)
Dottore di Ricerca Aharon Quincoces Lorén (Impiegato, Torino)
Sig.ra Antonella Nistri (Fotografa, Firenze)
Rodolfo Nasini (Libero professionista, Macerata)
Ingegnere Gennaro Sirico (Dirigente d'Azienda, Napoli)
dott. Alessandro Gariglio (dottorando di ricerca in diritto pubblico Università di Torino, Torino)
Sig.ra Ester Picciotto (testimone Shoah, Milano)
Andrea Felis (insegnante, Bolzano)
rita gravina (insegnante di liceo e dottore di ricerca Università di teramo, roma)
Luciana Ziruolo (Direttore Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria, Alessandria)
Simone Iavazzo (segreteria isc "P.A. Perretta", Como)
Carla Nespolo (Presidente Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di alessandria, Alessandria)
Giovanni Saponaro (Studente di ingegneria informatica, Roma)
Marco Costamagna (interprete, Aosta)
lorenzo pernumia (impiegato, prato)
monica bancaro (commessa, bolzano )
Sondra Cerrai (Insegnante Storia e Filosofia, Pontedera (Pi))
adesione appello Piero Di Nepi (Insegnante - Liceo "Renzo Levi", Roma)
dott. Alberto Malfitano (ricercatore, Università di Bologna)
Presidente ANPI Osimo (An) Armando Duranti (impiegato, Osimo)
monica bancaro (commessa , bolzano )
prof. Alba Coppola (insegnante, Portici (na))
Giacomina Cassina (Funzionaria sindacale esperta in MO, Roma)
Dr. Mario Affuso (Gruppo Ecumenico Misto di Firenze, Firenze/Prato)
davide romano (programmatore, milano)
Marilena Fatigante (Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza"- Roma, Roma)
Dr. Ing. Roberto Jarach (Past Presidente Comunità Ebraica di Milano, Milano)
Ferruccio Nizza (quadro, Torino)
milin bonomi (Universitá di Milano, milano)
Dott Franca Mortara (insegnante, Torino)
Prof. Giovanni Marco Cavallarin (Insegnante liceale, Milano)
Giacomo Stinghi (parrooco e operatore sociale, Firenze)
Lucilla Franchetti (Giornalista Rainews 24, Roma)
prof.ssa Antonella Ferraris (Insegnante, sezione didattica Isral, Alessandria)
prof. Francesco Roggeri (Insegnante, Liceo Classico G. Plana, Alessandria)
anna talpo (formatrice, torino)
dott. Yasha Reibman (portavoce e vicepresidente della Comunità ebraica di Milano, milano)
Prof. Francesco Somaini (docente di Storia Medievale, Università del Salento (già Università degli Studi di Lecce), Facoltà di Scienze della Formazione, Milano e Lecce)
marco barbieri (studente lavoratore, greve in chianti)
Professor Giuseppe Aristotele Malatino (Professore aggregato Università di Messina, Messina)
Carmen Dal Monte (Università di Bologna, Bologna)
dott. Alessandra Fontanesi (Insegnante distaccata presso ISTORECO , Reggio Emilia)
dr simon fargion (amministartore delgato, Gerusalemme)
professore Marco Santambrogio (Università di Parma, Milano)
Alessandra Boga (collaboratrice di "IncrociNews" della diocesi di Milano, Meda (MI))
dott. Angelo Petrosillo (Dottorando, Pisa)
Piero Nissim (Musicista, Pisa)
Gianni Trezzi (preside inc. , IC "G. Rovani" - Sesto S.G. (MI))
Carlo Angelo Perucca (Laureando in scienze e tecnologie agrarie Università degli Studi di Milano, Annicco (CR))
Prof. Alfredo Canavero (Docente di Storia Contemporanea, Università degli Studi di MIlano)
carmen minnuto (impiegata, rivarolo canavese)
Dott. Alberto Tedeschi (medico, Ospedale Policlinico, Milano, Milano)
Prof.ssa Adriana Valabrega (insegnante, Milano)
dr. Dario Diaz (pubblicitario e docente di comunicazione al Politecnico di Milano e allo IED, Milano)
Eugenio Iafrate (Vice Presidente Consulta Penitenziaria SPQR, Roma)
Dr. Bruno Wanrooij (Georgetown University, Firenze)
Deborah Cuneo (Dott., Progetto memoria)
Prof. Bruna Bocchini Camaiani (Facoltà di Lettere e Filosofia - Università di Firenze, Firenze)
Giuseppe Calzati (Direttivo Istituto P.A. Perretta Como, Cernobbio)
elisabetta cicciarelli (docente secondaria, Milano)
marco setti (imprenditore, milano)
prof Alessandro Treves (SISSA, Neuroscienze Cognitive, Trieste)
Manuela Schapira (Psicoanalista, Milano)
ottavia spisni (dott., torino)
dr. Cristiana Pipitone (storica, Roma)
Prof. Marco Di Giovanni (Facoltà di Scienze Politiche, Università di Torino, Livorno)
Gianna Sciunnach (commercio, Genova)
Dott. Enrico Basso (ricercatore, Università di Torino)
Massimiliano Stacchini (infermiere, AOU "Meyer", Firenze)
prof. Beatrice Meriggi (insegnante, Prato)
Prof.ssa Vincenza Iossa (insegnante, Roma)
Giardina Roberto (giornalista, Berlino)
dr. Mario Avagliano (Direttore del Centro Studi della Resistenza dell'Anpi di Roma, Roma)
prof. Laura Parnigoni (insegnante, Torino)
prof. Ester De Fort (facoltà di Lettere e Filosofia, università di Torino)
Roberto Bianchi (Università degli Studi di Firenze, Firenze)
dr Marta Margotti (Facoltà di Scienze politiche, Università degli studi di Torino, Torino)
dr. Dino Topi (sd, Roma)
dr. Marco Scavino (Università di Torino, Torino)
prof. Riccardo Sirello (insegnante, Savona)
prof. Claudio Natoli (Facoltà di Lettere e Filosofia - Università di Cagliari, Roma-Cagliari)
Dott. Riccardo Caporale (Ricercatore c/o Ist.Storico Prov.le Bologna e Ist.Storico Resistenza di Lucca., Bologna)
prof. Claudio Sommaruga (geologo; ricercatore storico - Archivio IMI, Milano)
prof. Claudia Morello (dirigente scuola ebraica di Torino e redattrice di Ha Keillah, Torino)
Dott. Marco Moriggi (Docente a contratto - Università di Catania, Torino)
Giuseppe Valota (Presidente ANED di Sesto San Giovanni, Sesto San Giovanni)
Carlo Artom (Vice Presidente Associazione PHYSEON, Roma)
prof. Alessandra Pescarolo (Università di Firenze, Firenze)
Rudy M. Leonelli (Dottorando in Filosofia, Università di Paris X, Parigi)
Nadine Zirbes-Sala (Pedagoga, Berlino)
prof. Silvia Berti (Facoltà di Scienze Umanistiche, Università di Roma "La Sapienza", Roma)
Stefano Fonnesu (studente Universita Cagliari, Iglesias)
Silvana Casmirri (Dip.to di Filologia e Storia, Università di CASSINO)
prof. Edmondo Lupieri (Facoltà di Lettere e Filosofia - Università di Udine, Udine)
prof. Giovanna Belgioioso (insegnante, Lecce)
prof. Cristiana Facchini (Facoltà di Lettere e Filosofia - Università di Bologna, Bologna)
prof. Raffaele Romanelli (Facoltà di Scienze Umanistiche, Università di Roma "La Sapienza", Roma)
Emilio Giribaldi (-, -)
prof. Adrian Lyttelton (Professor of History at the Johns Hopkins University Center, Bologna)
arch. Tullio Levi (Presidente Comunità ebraica di Torino, Torino)
prof. Enzo Nocifora (Facoltà di Sociologia, Università di Roma "La Sapienza", Roma)
Prof. Dr. Davide Nizza (Preside (in pensione), Gerusalemme)
prof. Giuseppe Masi (Direttore dell'Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea, Cosenza)
Prof.ssa Silvia Giorcelli (Facoltà di Lettere, Università degli Studi di Torino, Torino)
Dario Venegoni (Presidente ANED Milano, Milano)
Gabriele Ranzato (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Pisa)
Prof. Joseph Levi (Professore, Università di Siena)
on. Emanuele Fiano (Camera dei Deputati, Milano - Roma)
prof. Andrea Felis (insegnante, Bolzano)
prof. Fiorenza Tarozzi (Facoltà di Lettere e Filosofia - Università di Bologna, Bologna)
Mario Jona (dirigente industriale - studioso di razzismo e Shoah, Rubano (Padova))
Elena Lattes (-, Roma)
prof. Gustavo Corni (Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università di Trento, Trento)
Vera Paggi (giornalista RAINews 24, -)
David Udella (-, -)
prof. Fabio Bertini (Facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri", Università di Firenze, Firenze)
Gianna Sciunnach (commercio, Genova)
Paolo Ortenzi (IT Engineer, Roma)
Piero Ambrosio (direttore Isrsc Biella-Vercelli, Varallo)
patrizia ottolenghi (consulente aziendale, milano)
Marcella Pepe (Insegnante Scuola media sup., Torino)
Prof. Luca Console (Facolta' di Lettere e Filosofia, Dip. Informatica, Universita' di Torino)
Toan Nguyen (Diploma, Berlin)
Mauro Scrinzi (Operatore Socio-Sanitario, Bolzano)
prof. Concetto Del Popolo (Università diTorino, Torino)
Dr. Stefano Giovannuzzi (Dip. di Scienze letterarie e Filologiche - Università di Torino, Torino)
Prof Marcella Ravenna (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Ferrara)
prof. Francesca Governa (Università di Torino, Torino)
enrico donaggio (università degli studi, torino)
Anna Maria Quarzi (professoressa, direttrice Istituto di Storia Contemporanea Ferrara)
prof. Franco Cecotti (Presidente Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia, Trieste)
prof. Pietro Kobau (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Torino, Torino)
paola mortara (responsabile archivio foto, milano)
Fausta Messa (Insegnante, Sondrio)
Dott.ssa Silvia Inaudi (Università di Torino, Torino)
prof. Marta Baiardi (Istituto storico della Resistenza in Toscana, Firenze)
prof. Silvano Priori (Istituto storico della Resistenza in Toscana, Firenze)
dott. Giuseppe Pupillo (Presidente Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea della Provincia di Vicenza "E.Gallo", Vicenza)
prof. Aldo Forbice (Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università di Teramo, Teramo)
alessandro vittale-brovarone (Università di Torino, Torino)
Sergio Zucca (Direttore Istituto storia movimento liberazione Friuli Venezia Giulia, Trieste)
Antonio Olivieri (ricercatore - Università di Torino, Torino)
laura pontecorvo (docente di musica da camera al conservatorio di cosenza, roma)
Patrizia Cancian (Università, Torino)
Prof. Maria Giulia Amadasi (Università di Roma-Sapienza, Roma)
prof. Alessandro Polcri (Department of Modern Languages and Literatures, Fordham University, New York City)
Alessandro Dini (architetto, Firenze)
Prof. Paolo Battifora (Direttore scientifico Ilsrec, Genova)
luciana rocchi (direttrice istituto storico della resistenza, grosseto)
Stefano Tognarelli (Assessore Comune di Pontedera , Pontedera (Pisa))
Alessandro Matta (studente Università di Cagliari; portavoce ANED, Cagliari)
Andrea Poma (Professore di Filosofia morale, Università di Torino)
Marco Minardi (Direttore dell'Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Parma, Parma)
prof. Gian Franco Gianotti (Facoltà di Lettere e Filosofia, Torino)
prof. Maria Dentoni (Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Cagliari, Cagliari)
Alessio Ducci (segretario ANED Firenze, Firenze)
Mario Piccioli (presidente ANED Firenze, Firenze)
Tiziano Lanzini (vicepresidente ANED Firenze, Firenze)
Angela Colombo (ex dirigente tecnico MPI, Milano)
Mario Gallina (Universita Torino, Torino)
prof. Paola Corti (Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Torino, Torino)
Graziano Luppichini ("Tavola della Pace" della Val di Cecina, Val di Cecina)
Vincenza Perilli (storica, -)
prof. Mario Baldeschi (insegnante, Rosignano - Livorno)
Vincenza Perilli (libera ricercatrice, Bologna)
prof. Maria Susanna Garroni (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università di Napoli "L'Orientale", Napoli)
Ass. Culturale L'altrItalia (Associazione Culturale, Lanciano (CH))
Prof. Giuseppe Sergi (docente di Storia, Università di Torino)
antonio aloni (università di torino, torino)
prof. Anna Brawer (Facoltà di Lettere e Filosofia - Università di Torino, Torino)
Elena Rozzi (-, Torino)
Dr. Piero Cavaleri (Direttore Biblioteca Università Cattaneo, Castellanza (VA))
Antonella Malloggi (Sindaco di Vicopisano, Vicopisano (Pisa))
Moreno Bucci (Consigliere di circoscrizione Viareggio Nuova, Viareggio (Lucca))
prof. Marco Ravera (Facoltà di Lettere e Filosofia - Università di Torino, Torino)
Enzo Cugusi (Consigliere comunale Torino, Torino)
Rudy M. Leonelli (dottorando in Filosofia Univesità Paris 10, Bologna - Parigi)
Stefano Musso (riceratore Università di Torino, Torino)
luisa pellegrino (oss, savona)
Dottore in Scienze Politiche Stefano Angelelli (Responsabile Assicurativo, Torino)
Manuela Ghizzoni (ricercatrice universitaria e deputata, Camera Deputati)
Paolo Montosi (Agente di Commercio, Bologna)
Silvano Tassinri (Architetto, Ravenna)
Elèna Mortara (Università di Roma "Tor Vergata", Roma)
Antonella Santilli (Insegnante di scuola media inferiore, Roma)
Marco Savini (Insegnante, ISTORECO Pavia, Pavia)
Maria Antonietta Arrigoni (Insegnante, SISS, Pavia)
Bruno Bigazzi (già ispettore tecnico Mim.P.I., Livorno)
prof. Licia D'Urso (Dirigente scolastico, Arzano (Napoli))
prof. Luigi Gualtieri (docente comandato e coordinatore dell'Istituto Mantovano di Storia Contemporanea, Mantova)
Paola Meneganti (dAssociazione Centrodonna "Evelina De Magistris", Livorno)
Prof. Dianella Gagliani (Facoltà di Lettere e Filosofia - Università di Bologna, Bologna)
Giuseppe Vegni (Assessore alle Politiche Sociali, alla cooperazione e solidarietà del Comune di San Miniato, San Miniato)
dr. Andrea Furcht (demografo, Università "Bocconi" di MIlano e Statale di Torino, Milano - Torino)
dr. Massimiliano Franci (-, -)
Graziano Luppichini (Membro Direzione Regionale Toscana AICCRE Membro Direzione Provinciale DS Livorno, Rosignano - Livorno)
Laura Geloni (figlia di Italo - Triangolo Rosso - Kz Mauthause, Flossenburg, Hersbruck e Dachau - matricola 21569., Pontedera (Pisa))
Paolo Geloni (figlio di Italo - Triangolo Rosso - Kz Mauthause, Flossenburg, Hersbruck e Dachau - matricola 21569., Pontedera (Pisa))
Mario Fabiani (-, Pontedera (Pisa))
Anna Basso (-, Pontedera (Pisa))
Fernando Geloni (-, Pontedera (Pisa))
Lina Silvi (-, Pontedera (Pisa))
Lorenzo Fuà (giornalista, Roma)
Marinella Verga (tecnico di laboratorio, TORINO)
Graziano Pacini (Coordinatore Tavola della Pace della Val di Cecina, -)
Enzo Del Seppia (Presidente Cooperazione Decentrata della Val di Cecina, -)
Paola Taddei (Rappresentante Commissione Pari Opportunità Comune di Volterra, Volterra)
Paola Longinotti (-, -)
Roberta Veracini (Associazione "Ultima Frontiera", -)
Luigi Dei (Assessore Comune di Volterra, Volterra)
Pier Luigi Dei (Assessore Comune di Volterra, Volterra)
Lucilla Mochi (insegnante, -)
Nadia Lenzini (Associazione AUSER Santa Luce, Santa Luce (Pisa))
Nadia Sartore (Associazione AUSER Santa Luce, Santa Luce (Pisa))
Giuseppe Mancini (AVIS Santa Luce, Santa Luce (Pisa))
Aly Niane (Consigliere comunale aggiunto Comune Castagneto Carducci, Castagneto Carducci (Livorno))
Francesca Morelli (Associazione "Verso Sud", Cecina (Livorno))
Pierfrancesco Bianchi (Associazione "Mondo Migliore", Pomarance (Pisa))
Rosa Buonocore (Consigliera comunale Comune di Montescudaio, Montescudaio (Pisa))
Massimo Bernardini (-, Cecina (Livorno))
Teresa Tombesi (Dipendente comunale Castagneto Carducci, Castagneto Carducci (Livorno))
Paolo Francini (Assessore Comune Castagneto Carducci, Castagneto Carducci (Livorno))
Alessandra Benelli (-, Pomarance (Pisa))
Prof. Lino Sau (Facoltà di Lettere e Filosofia - Università di Torino, Torino)
Donatella Beani (psicologa/psicoterapeuta, Firenze)
Prof. Ada Lonni (Facoltà di Lingue e Letterature Straniere - Università di Torino, Torino)
Luigi Possenti (Consigliere comunale Comune di Santa Maria a Monte, Santa Maria a Monte)


Nel lasso di tempo su ricordato sono perciò arrivate altre 406 adesioni, 181 delle quali provenivano da studiosi attivi in ambito accademico.


 http://hal9000.cisi.unito.it/wf/RICERCA/Gruppi_e_P/
Area-umani/Storia-del/Appello/
Nuove-adesioni-dalle-ore-15-del-14-maggio-alle-ore-11-45-del-16-maggio-.doc_cvt.htm

info
  Teramo: antifascisti contro Faurisson - Moffa - MSI 2007-05-20 04:33  
Chi è Il professore francese che ritiene «un falso storico» lo sterminio degli ebrei ad opera dei nazisti

TERAMO


Preceduto da un coro di indignazione e polemiche, il professor Robert Faurisson, 78 anni, ex professore di lettere presso l'Università di Lione 2 e principale esponente del negazionismo internazionale, era stato invitato a parlare al master «Enrico Mattei» diretto alla facoltà di Scienze Politiche di Teramo dal professor Claudio Moffa. Il rettore aveva reagito negando le aule del campus. Nei giorni scorsi, oltre seicento docente universitari italiani avevano firmato un appello rivolto al ministro Fabio Mussi affinché non autorizzasse «una tribuna dove si spaccia per legittima critica alla politica dello Stato di Israele la negazione della Shoah; dove si attribuisce a quelli che il grande antichista Pierre Vidal Naquet ha definito: "gli assassini della memoria", i negatori dell'Olocausto».
Provato nessuna emozione ad Auschwitz? Robert Faurisson si raddrizza sulla seggiola sotto i portici del Caffè Grande Italia a Teramo, e per la prima volta da quando ha cominciato a snocciolare in Piazza Martiri le vecchie tesi negazioniste dell'Olocausto davanti a una scarsa platea di amici, giornalisti e poliziotti in borghese, ha un attimo di esitazione. Fissa l'interlocutore, ripete il sorriso regalato ai fotografi («Ecco Dracula che sorride»), il sorriso sottile di un professore di 78 anni in gessato d'altri tempi. «Sarò franco, quel che ho provato è l'indignazione di vedere come si sfrutta il buon cuore della gente che va ad Auschwitz col fazzoletto in mano e piange quando gli viene detto che gli ebrei là furono uccisi in massa nelle camere a gas. Il che è falso e tecnicamente impossibile. C'è perfino un certo piacere di piangere. Invece bisogna restare calmi, pazienti, distanti».


Numero 180010

Esattamente quel che non riesce a Cesare Di Porto, 57 anni, ebreo romano, che irrompe mostrando muscoli da bancarellista e battendosi con due dita l'avambraccio: «Qui mio padre che stava ad Auschwitz aveva il numero, il 180010! Dov'è Faurisson? Me lo dica in faccia che mio padre m'ha raccontato cazzate, che non stava in un lager ma in un albergo a 5 stelle!». Il francese lo guarda impassibile, in piedi. Claudio Moffa, il professore di Storia e istituzioni dei Paesi afroasiatici che ha invitato Faurisson, gli si pianta accanto per difenderlo. Parte l'avambraccio di Cesare che non raggiunge il francese ma Moffa, al collo. La «pezza» rimbomba sul selciato. Comincia così un'ora di scaramucce, risse, disordini. Che porterà alla frattura della spalla per il vicequestore Gennaro Capasso, all'identificazione di cinque ebrei romani, i più esuberanti di una trentina saliti dalla capitale (tre denunciati per lesioni, uno per istigazione a delinquere e per il quinto deciderà Moffa), infine all'annullamento della conferenza sulla Shoah inizialmente prevista nella Facoltà di Scienze politiche per il master «Enrico Mattei in Medio Oriente» diretto da Moffa, spostata in un albergo di Teramo dopo la decisione del rettore di chiudere il campus, poi in un paio di ristoranti, alla fine cancellata per l'intervento della Questura.

Nessuno, in realtà, se la sentiva di ospitarla. L'ultima scena è quella di Faurisson e Moffa indotti a interrompere il pranzo e nonostante il francese insistesse per finire almeno la pasta, ad allontanarsi da Teramo al più presto e sotto scorta. Mentre già il drappello negazionista è in ritirata, uno degli episodi viene innescato dal segretario provinciale del Movimento sociale italiano, Agostino Rabuffo. Di Porto sta dicendo che vorrebbe un confronto con clessidra segnatempo: «Dieci minuti a Faurisson, e dieci a noi per controbattere». «E' democrazia menare le mani? E se adesso - scandisce Rabuffo occhi negli occhi - io dico che ti rompo il c…, è democrazia?». Due o tre scambi di gentilezze e via con le botte. Un agente della Digos incassa un pugno. Un manifestante cade a terra. Strattoni, urla e Croce Rossa. Bar e negozi calano le saracinesche. Di Porto si spiega, ricorda tra le lacrime il padre morto a 53 anni che ancora sul letto di morte mormorava: «Quei due signori in abito bianco qui fuori sono gli angeli venuti a prendermi perché ad Auschwitz mi sono comportato bene». Altra testimonianza: «Mia nonna, Virginia Piazza, scese di casa per comprare il latte e non tornò più. Lasciò sei figlie dai 2 ai 16 anni. Mia madre era la più grande».


Emozioni e proteste

Da un lato le emozioni, forti, e il supporto ideale della comunità ebraica. Dall'altro le proteste di Moffa per il quale «ecco chi sono i veri fascisti, questi energumeni, e non scrivete che il figlio di un ex deportato mi ha schiaffeggiato, è stato uno strattone ricambiato. Fosse dipeso da me e Faurisson - aggiunge - l'avremmo tenuta la conferenza, ma per la Questura la situazione era incandescente. È uno scandalo». Che cosa avrebbe detto Faurisson? «Posso esprimere la mia tesi in 60 parole francesi, poi se volete potete anche impiccarmi: le pretese camere a gas di Hitler, da non confondere con i forni crematori, e il preteso genocidio degli ebrei, formano una sola e unica menzogna storica, che ha permesso una grande truffa politico-finanziaria il cui principale beneficiario è il sionismo internazionale e le principali vittime sono il popolo tedesco, ma non i suoi dirigenti, e quello palestinese tutto intero».

Sessanta parole. E un corollario: il revisionismo non è un'ideologia, ma un metodo. «Quanto a me, sono ateo e apolitico. Mi appello non alla libertà di pensiero o d'opinione, ma alla libertà di ricerca». In passato ha votato socialista e comunista. Moffa si dichiara di sinistra, fautore del controllo pubblico sull'economia, non negazionista ma indignato al punto «che sto diventando liberale». Riccardo Pacifici, portavoce e numero 2 della Comunità ebraica di Roma, invita alla mobilitazione «non solo di noi ebrei» per impedire a Moffa di continuare nei cattivi insegnamenti e studia un appello al ministro dell'Università, Fabio Mussi.
da La Stampa 19/05/07
  Indymedia: vittime dei sionisti! 2007-05-20 18:46  
Vergogna! Indymedia usata per propagandare idee sioniste! Moffa non ha nulla a che vedere com Fiamma Tricolore ma è vicino alla redazione del Foglio di Corrispondenza Comunista "Aginform"!!!

Ottimo il master anti-sionista (ma non anti-semita) proposto: quando destra e pseudo-sinistra sono unanimi (Stampa+Unità+CGIL) significa che qualcosa puzza e che probabilmente si tratta di un compagno che finalmente ha voluto gettare alle ortiche il politically correct.

Hobi
  Muffa tricolore 2007-05-20 19:31  
Muffa non ha niente a che fare con il federale della Fiamma tricolore che stava con lui a sostenerlo e a provocare epr dare un pretesto alla polizia per colpire gli antifascisti.

L'unica spiegazione scientifica usando il metodo faurissone è che un agente sionista si sia travestito da squadrista spaccone e forse neppure Muffa era muffa ma uno del Mossad esperto in travestimenti.

Comunque Muffa è un glorioso antifascista, è stato diverse vole fucilato dalle SS e se gli capita che un fascista della Fiamma gli fa da spalla (come tutti i siti nazi e antisemiti) a lui dispiace tanto.

A dirla tuta chiara e tonda il vero antifascista è Muffa. Ma per colpa del lavaggio del cervello ordito dai sionisti è un genio incompreso.

Svegliatevi, creduloni, le camere a gas nei lager servivano solo a spaventare i sionisti! non le usavano mica per davvero!
faurissino
  Quando quando 2007-05-20 23:14  
E quando un Moffa e il MSI si battono per la stessa causa...
Beh!
Logica vorrebbe
  Un comunista negazionista? 2007-05-21 00:16  
Confermo che Claudio Moffa è un comunista e un anti-imperialista. Sul suo sito sono pubblicate ottime analisi, le quali dimostrano che non è una anti-semita fascista come dicono certi commenti su Indymedia.

 http://www.claudiomoffa.it
W Claudio Moffa
  Teramo: eviato uno scempio 2007-05-21 00:16  
Tensione a Teramo per la conferenza di Faurisson
La comunità ebraica: evitato uno scempio

(di Massimo Franchi)


È FINITA tra schiaffi e strattoni, tra provocazioni e risposte. Il viaggio italiano del negazionista francese Robert Faurisson è durato poche ore. In una Teramo incredula e spaventata, il professor Claudio Moffa - «organizzatore» della lezione revisionista - è stato duramente contestato e alla fine la Polizia gli ha proibito qualunque manifestazione pubblica, intimando a lui e Faurisson di andarsene alla svelta, scortandoli rispettivamente verso Roma e l’aeroporto di Falconara. «Ha tirato troppo la corda, siamo dovuti intervenire», fanno sapere dalla Questura della cittadina abruzzese. La cronaca di una giornata triste comincia con il solito colpo di scena del presidente del master «Enrico Mattei in medioriente». Organizza una conferenza stampa improvvisata nella centralissima piazza Martiri, dopo che l’università gli aveva letteralmente chiuso le porte in faccia. Davanti ai giornalisti accorsi, Faurisson ha la faccia rilassata e contenta. L’ottantenne ex professore di letteratura spiega subito perché: «Ciò che oggi succede qui sarebbe impossibile in Francia». Grazie a Moffa invece può snocciolare le sue teorie revisioniste sull’Olocausto. «Intanto i forni crematori. Se parlo di menzogna storica non intendo persone che mentono. Sono vittime esse stesse della menzogna storica che ha una lunga storia. Le pretese camere a gas di Hitler e il preteso genocidio degli ebrei, formano una sola ed unica menzogna storica che ha permesso una gigantesca truffa politica e finanziaria di cui il principale beneficiario è il sionismo internazionale e le principali vittime sono il popolo tedesco, ma non i suoi dirigenti, e il popolo palestinese tutto intero».
Parole che pesano come pietre. Specie per una cinquantina di esponenti della comunità ebraica arrivati da Roma con le loro auto. Gli animi si scaldano, la contestazione diventa parapiglia e uno schiaffo raggiunge Faurisson. Moffa si mette in mezzo e, le parole sono sue, è «strattonato perché mi sono interposto tra gli aggressori e Faurisson ma ho subito restituito lo strattone. Poi è intervenuta la polizia». Le forze dell’ordine fermano due cinquantenni e li portano in Questura.
Ma gli animi si riscaldano di nuovo da lì a poco. Arriva Agostino Rabbuffo, segretario cittadino di Forza Nuova e fratello del vice sindaco di Alleanza Nazionale. Inizia a provocare i parenti dei deportati, apostrofandoli pesantemente. «Ti sembra democrazia dare schiaffi?». E poi sbotta: «E se io ti spacco il c... ?». Altro parapiglia, altro intervento della Polizia. Questa volta ad avere la peggio è il vice questore di Teramo Gennaro Capasso che, spintonato, cade e si frattura una spalla. Stavolta i fermati sono tre e sono più giovani.
Intanto Moffa e Faurisson vengono prelevati dalla Digos e allontanati. A pochi chilometri di distanza, alla pizzeria «Acquamarina» di San Nicolò al Tordino (l’unico locale che aveva dato la disponibilità ad ospitare la conferenza dopo il «niet» di almeno una decina fra alberghi e librerie), una cinquantina di neofascisti provenienti da tutto l’Abruzzo aspetta l’arrivo del professor Faurisson. Nessuno avverte loro della cancellazione e la delusione è tanta. La maggior parte hanno il cranio rasato e tatuaggi inequivocabili sulle loro idee. «Le camere a gas sono un’invenzione, le hanno costruite i russi», è la vulgata che va per la maggiore. «A scuola ci insegnano quello che fa comodo agli ebrei».
Se vanno alla spicciolata. La «battaglia di Teramo» è finita. La comunità ebraica traccia un bilancio. «Grazie all’intervento di Mussi - dichiara Riccardo Pacifici, portavoce romano - nel paese c’è stata una reazione. Ma che uno come Moffa possa ancora insegnare è uno scandalo».
da l'Unità 19/05/2007
  Lettera a Moffa 2007-05-21 00:39  
Gentilissimo Compagno Prof. Moffa,

chi Le scrive è uno studente universitario della facoltà di Scienze Politiche dell'Univeristà di Teramo che ha avuto la fortuna di seguire per anni la Sua attività e le Sue magistrali lezioni universitarie. Purtroppo non sono potuto essere presente all'assemblea interessantissima che ha proposto giorni fa per il master "Enrico Mattei", sulle tematiche dell'olocausto e della "storia sbavagliata", a causa di problemi legati al mio impegno lavorativo che, sfortunatamente, mi porta via molto tempo. Ho seguito comunque la conferenza grazie ai resoconti di studenti miei coetanei ed amici che hanno anch'essi salutato con grande interesse ed entusiasmo la Sua brillante iniziativa. Io mi reputo un comunista marxista-leninista".... Volevo esprimerLe i miei più profondi ringraziamenti per aver reso possibile ad un ampio pubblico l'ascolto di voci fuori dal coro. E' una cosa alquanto rara in Italia, poter assistere pubblicamente ad una conferenza simile. Io mi schiero dalla Sua parte, ovvero dalla parte di tutti coloro i quali credono che la Verità Storica non sia superficiale, ma che vada ricercata nel profondo, e che spesso non è come ce la vogliono far credere. Io mi schiero intellettualmente e politicamente contro quelle lobbies ebraico-sioniste che intendono mettere il bavaglio alla libertà di espressione, con leggi liberticide che rasentano l'oscurantismo. Se questi poteri vogliono imbavagliare le menti coraggiose di chi scientificamente (ovvero con prove tecniche in mano) vuole dimostrare l'impossibilità tecnica dell'esistenza e del funzionamento delle fantomatiche "Camere a gas", imponendo leggi repressive e punitive, senza tentar nemmeno di smontare scientificamente le tesi "negazioniste", allora questo è indice che c'è più di un motivo per credere che la Sua lotta, la nostra lotta, la lotta di tanti come noi, non è vana e che marcia sulla giusta strada....

E' dovere dei giovani studenti, amanti della Verità e della Storia, ribellarsi a questa forma di fascismo, nella stessa misura in cui i nostri padri ed i nostri nonni fecero contro il criminale nemico nazifascista, che voleva imbavagliare le nostre bocche ed incatenare, schiavizzandole, le nostre vite.

Grazie Prof. Moffa.
Continui ancora nel Suo prezioso operato.

Vincenzo Cialini
V.Cialini
  Ma quale razzismo?! 2007-05-21 00:53  
Il "negazionista" FAURISSON ha votato socialista e non è razzista! Inoltre Moffa è un comunista che collabora con la Fondazione Pasti, e fra i suoi ospiti al Master incriminato pure il filosofo marxista Domenica Losurdo. Molti tesserati del PdCI hanno espresso solidarietà a Moffa.
internauta
  UFFA LA MUFFA! 2007-05-21 01:17  
I rapporti tra Faurisson & C e l'estrema destra sono noti, solo gli ignoranti e in malafede possono negarli.

La solidarietà militante, sulla piazza, Moffa ce l'ha da fascisti e naziskin. E a Teramo si è visto benissimo.

E chi vuole fare un giro dei siti nazi può vedere dov'è che Moffa ha il suo grande e vero successo!!!

Invece, la maggioranza dei compagni lo conosce solo per l'eco delle sue infami provocazioni. Come il caso Teramo.





Antimuffa rapido
  Ma che bel tandem! 2007-05-21 01:31  
Vincenzo Cialini è un culture di Evola, da bollettini militanti di destra.

"Comunismo" di Muffa e comunitarismo uniti nella feccia!
mmmh!
  Nuovi arrivi in Indymedia? 2007-05-21 01:57  
E così grazie alla solidarietà col negazionismo moffiamo adesso su Indymedia ci dobbiamo sorbire pure la "destra radicale"?
Ma annate...
red
  Come poi se 2007-05-21 18:32  


Come poi se gli sterminati nei campi di concentramento ( non solo ebrei) fossero un pò meno dei sei milioni stimati, fossero pure solo la decima parte di questa cifra, il giudizio storico sul nazifascismo potesse cambiare di una virgola .....


nino
  Denunce contro gli antifascisti 2007-05-22 19:14  


Denunce contro gli antifascisti. Nella costellazione dei topi.


Cinque denunce per aggressione

Teramo
Si susseguono gli attestati di solidarietà al capo della squadra mobile Gennaro Capasso con prognosi di 30 e più
ma anche ai proff. Faurisson e Muffa, a testimonianza della presenza in città di una variegata costellazione di voci e idee sulla libertà.

di Nicola Facciolini (da schiaffolini)

L'aggressione al professor Robert Faurisson ha mobilitato la Procura della repubblica di Teramo che ha aperto un fascicolo sugli incidenti di venerdì scorso.

Sono cinque le denunce per l'aggressione al professore francese e al professor Moffa e per il ferimento del capo della squadra mobile Gennaro Capasso.

La contestazione di lesioni a pubblico ufficiale, in presenza di filmati e testimonianze, non ha fatto scattare immediatamente le manette ai polsi dei contestatori violenti.
Si procederà, dunque, a piede libero: in questura hanno spiegato, per l'assenza di elementi certi per la contestazione di reato più grave.

Si susseguono le testimonianze di solidarietà al capo della squadra mobile Gennaro Capasso con prognosi di 30 e più, ma anche ai proff. Faurisson e Moffa, a testimonianza della presenza in città di una variegata costellazione di voci e idee sulla libertà di pensiero, di opinione e di azione.

Anche la Fiamma Tricolore regionale è intervenuta per sottolineare che Agostino Rabbuffo, rimasto coinvolto nei tafferugli e aggredito anche lui dal gruppo di contestatori di Roma, non appartiene al partito ma al Mis di Pino Rauti.

22/05/2007

 http://www.ilquotidiano.it/articoli/2007/05/22/72600/cinque-denunce-per-aggressione





Rudy
  Giochi innocenti...(Nota al commento postato qui sopra) 2007-05-22 23:41  
Non capisco: c'è qualcuno che ha un nome uguale al mio, o che ha poca fantasia e, nello scegliere un nick, prende proprio il nome di chi ha firmato l'articolo che vuole commentare?

Eh, lo so per esperienza: se prendi posizione sul negazionismo, trovi sempre qualche mattacchione.

Allora è il caso di citare Totò: "E se io non mi intimido?"
















Rudy M. Leonelli
  Negazionisti che vai, fasci che trovi 2007-05-23 02:16  
To:  claudio.moffa@fastwebnet.it
Sent: Thursday, May 10, 2007 8:31 PM
Subject: Gentile professore


Sono uno studente di Pordenone del Liceo Classico. Tralasciando le mie posizioni politiche, sottoscrivo in toto la sua iniziativa: le dico tra l'altro che nella scorsa assemblea di istituto autogestita da noi studenti sull'olocausto ho tentato di portare agli occhi di tutti una presentazione di quelle che erano le tesi degli storici negazionisti, ma anche in quel contesto il mio buon preside e alcuni rappresentanti di istituto hanno avuto la brillante idea di censurarmi la mattina stessa in cui dovevo presentare il mio lavoro di ricerca.
La scusa che mi era stata sbattuta in faccia era: (testuali parole)
"In una democrazie non è che tutti sono liberi di dire quello che vogliono, o meglio tutti sono liberi di dire quello che vogliono basta che questo non sia contro la democrazia stessa"
La mia risposta è stata: "Anche durante il nazismo tutti erano liberi di dire quello che volevano, tranne ciò che era contro il nazismo stesso. Mi scusi, allora quel'è la differenza tra democrazia e dittatura?"
Il preside della mia scuola non mi ha saputo rispondere.

Questa per alcuni viene chiamata democrazia, per altri libertà. Per me è sempre e solo merda.

Aderisco dunque senza alcuna riserva perchè la libertà di espressione sia davvero libera e perchè nessuno mai debba ancora subire quella ingiusta giustizia che uccide il libero pensare.

Grazie

Luca Amorello

(pubblicato su roseto.com)
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Ma non tralasciando le sue posizioni politiche
LUCA AMORELLO è il responsabile provinciale di Azione Giovani di Pordenone.
E questo è un altro evoliano tifoso di Moffa e Faurisson,che scrive ne la Destra.info, delle cose così:


UNA IDEA DI TRADIZIONE
di Luca Amorello

“Chi esce dal fiume della Tradizione, si perde nel mare della Decadenza”J. Evola Per ricompattare qualcosa che nel corso del tempo è stato profondamente diviso è necessario riferirsi alle proprie fondamenta. Il significato della Destra oggi più che mai è in gioco, ed il susseguirsi di idee e posizioni scoordinate tra i vari movimenti e i vari partiti non fa altro che annichilire ancor di più, il già complesso quadro esistente sulla cultura e sulla determinazione di una “Destra” reale.
Innanzitutto ritengo che in una società come la nostra, democratica e straordinariamente banale, non sia possibile politicamente schierarsi al di là di quei tre grandi contenitori, che fin dalle origini della stessa Democrazia, hanno plasmato la mentalità politica ( o impolitica) delle masse: una sinistra, caldamente sostenitrice di posizioni progressiste sotto ogni punto di vista, un centro, che aveva la funzione di alleviare l’abissale distanza tra l’una e l’altra ala politica, barcamenandosi di volta in volta con l’uso improprio di idee appartenenti agli opposti schieramenti, e una Destra. Definirsi dunque qualcosa che vada al di là della destra e della sinistra, per quanto pregevole possa sembrare l’iniziativa, non ha alcun reale scopo, se non quello di scombussolare ancora di più l’area politica esistente. Ma tornando alla nostra considerazione, che cosa significa “Destra”? Perché si è di Destra?
Il punto da cui la definizione di Destra deve partire è la contrapposizione ideologica a ciò che viene chiamato Progresso. Opposto al Progresso vi è l’Idea di Tradizione. Ecco che cos’è la Destra, essa è Tradizione. E’ importante non confondere sotto questo aspetto il termine Tradizione con Conservazione. In un’epoca storica come quella attuale, definirsi Conservatori può andar bene soltanto se ci si riferisce al termine Tradizione. Il conservatorismo infatti nasceva come rappresentante delle istanze antiprogressiste che vedevano nella Tradizione un punto di riferimento tanto monolitico quando eterno. Ecco dunque che l’unica considerazione possibile del Conservatorismo deve essere quella di difensore di quelle idee Assolute e di quei principi normativi originari, susseguitisi indenni nel corso degli anni fino alle nostre generazioni. I termini Tradizionalismo e Conservatorismo in questo caso si equivarrebbero. Ma se invece ci si pone in un ottica in cui Conservare significa ripiegare su forme di progresso più sostenibili o delimitare la propria azione politica ad un lento e schematico mantenimento della nostra società, così per come la vediamo, il termine Conservazione diventa qualcosa di vuoto ed essenzialmente meccanico, dove la difesa dei principi Assoluti viene assolta nella difesa delle caratteristiche e delle peculiarità relative ad un dato Stato. In molti purtroppo hanno da tempo abbandonato il termine Tradizione, non decodificandolo più come qualcosa di reale e attuale, planando piuttosto su considerazioni d’ inutile ripiego amministrativo e abbandonando il complesso dibattito culturale sull’argomento. Il problema originario della Destra sta appunto nella identificazione di questa Tradizione, o nella definizione di che cosa possa essere oggi assimilato come Tradizionale. I vari movimenti politici presentano oggi una infinità di temi e concetti che talvolta si contrappongono, si scontrano o addirittura si negano a vicenda. Ricompattare la Destra, o quello che oggi dovrebbe essere chiamato Destra significa costruire (o ricostruire) una vera e propria Metafisica della Tradizione, dove coloro che si sentano appartenenti a questa dottrina immutabile (dunque da conservare integralmente), possano convergere senza alcun problema o remora. Costruendo tale dottrina politica, non vi sarebbe più alcun problema di sorta nella identificazione della vera Destra.
In questa direzione dobbiamo iniziare tutti quanti a lavorare.

Luca Amorello
 http://azionestudentesca.leonardo.it e.mail:  lucaflebo@virgilio.it

15th Febbraio 2007

 http://www.ladestra.info/?p=5599
Sinistra Controinfo
  Faurisson, Moffa e il rutiano Rabbuffo (Msi) indagati 2007-05-23 16:23  
TERAMO. Il magistrato apre un'inchiesta per "istigazione alla violenza".
Strascico giudiziario per la mancata lezione all'università e gli scontri sul Corso.
Lo storico negazionista Robert Faurisson, il docente universitario Claudio Moffa, il segretario del movimento Sociale Italiano con Rauti Agostino Rabbuffo sono ufficialmente indagati per istigazione alla violenza.


I loro nomi sono stati infatti iscritti nel registro degli indagati dal Sostituto Procuratore della Repubblica Laura Colica, che in merito ai tafferugli scoppiati lo scorso venerdì 18 maggio a piazza Martiri ha aperto un'inchiesta.
I disordini verificatisi nei pressi nel caffè Grande Italia, durante la conferenza stampa indetta dallo stesso professor Moffa, che aveva organizzato l'incontro pubblico con Faurisson, avevano portato al ferimento del vice questore e dirigente capo della Squadra Mobile Gennaro Capasso.
Nel merito, la dottoressa Colica ha deciso di aprire un altro fascicolo d'indagine per lesioni, questa volta contro ignoti.
Il capo della Mobile era stato spintonato e colpito, riportando una frattura alla spalla e ad una costola, nel bel mezzo di una rissa che si era scatenata poco dopo la fine della stessa conferenza stampa.
Rissa per cui erano stati identificati e denunciati ben 4 romani, che quel giorno si trovavano in piazza assieme ad un folto gruppo di rappresentanti della comunità ebraica romana, e lo stesso Agostino Rabbuffo...

 http://www.primadanoi.it - 23/05/2007
antimuffa
  Diamine, c'è pure Damiani! 2007-05-28 01:21  
Un altro bel tipo, sostenitore di Moffa è Franco Damiani.

C'è un suo pezzo nel sito del Master di Moffa. Citiamo il finale, sui negazionisti:

"la persecuzione cui sono sottoposti da ormai trent'anni è la migliore conferma della validità delle loro tesi. Le botte di Teramo sono la lampante dimostrazione che questi, e solo questi (la censura aprioristica e le botte), sono gli argomenti degli sterminazionisti: La gente non è stupida e capisce che da una parte c'è scienza argomentata, dall'altra solo isteria e propaganda.
Teramo dovrebbe scusarsi con Faurisson per la dimostrazione di inciviltà fornita, ospitarlo gratis in una sede istuituzionale, e andare orgogliosa di avere un professore libero e coraggioso, uno dei pochissimi oggi in Italia, come Claudio Moffa. Intorno a cui si stringono gli uomini liberi

Franco Damiani
Via Gomiero, 8
35010 Villafranca Padovana PD
tel. 049 9051240"
(tutto, compreso l'indirizzo, è ripreso dal sito del master)
-------------------------
Per risalire a chi è questo libero pensatore bisogn visitare il "antikomunista"

 http://antikomunista.splinder.com/archive/2004-12

dove Damiani, fondamentalista cattolico, racconta le sue sventure di insegnate perseguitato a causa delle sue idee.

Damiani si descrive come un prof. che
"si sente in obbligo di ricordare. a) che la Chiesa, unica interprete e depositaria autorevole della Scrittura, insegna infallibilmente la piena storicità dei Vangeli, b) che la Resurrezione, evento su cui poggia tutto l'edificio del cristianesimo, è fatto storico e non metastorico; c) che gli autori dei quattro Vangeli sono senza dubbio i quattro che la Tradizione e il Magistero ci insegnano; d) che la teologia cattolica ha chiaramente insegnato la cesura rappresentata da Gesù Cristo non solo nei confronti dell'ebraismo ma in tutta la storia dell'umanità"

A questo qui gli storici e gli scienziati non gli fanno neanche una pippa!




moffa, facci sognare!
  in pratica 2007-05-28 06:24  
"L’antisemitismo è in pratica proibito per legge, mentre invece è obbligatorio l’antifascismo, l’antinazismo, direi quasi anche l’anticomunismo."

Antonio Caracciolo
Website: Fare politica in Forza Italia
 http://clubtiberino.blogspot.com/2007/05/proposito-di-faurisson-e-del-cosiddetto.html
da Antonio Caracciolo, Forza Italia
  Disparità 2007-05-28 06:29  
"L’antisemitismo è in pratica proibito per legge, mentre invece è obbligatorio l’antifascismo, l’antinazismo, direi quasi anche l’anticomunismo."

Antonio Caracciolo

Blog: FARE POLITICA IN FORZA ITALIA

 http://clubtiberino.blogspot.com/2007/05/proposito-di-faurisson-e-del-cosiddetto.html

Antonio Caracciolo F. I.
  NIENTE OLOCAUSTO, SIAMO INGLESI 2007-06-01 07:28  
Da Londra arriva questa notizia che in alcune scuole superiori britanniche si è deciso di 'sospendere' l'insegnamento dell'Olocausto per non urtare la suscettibilità degli studenti musulmani, spesso alimentata da un conclamato negazionismo espresso in forme violente di cui gli insegnanti inglesi temono le conseguenze. Questa volta non credo si tratti di un caso di eccesso di zelo, come quello dello scorso Natale, quando in alcune scuole elementari italiane vennero sospesi i simboli cristiani nelle decorazioni e nelle recite, sempre per non urtare la sensibilità dei bambini appartenenti ad altre religioni. Nel caso inglese, la questione è più profonda e tocca il cuore del problema dell'Islam europeo. Di un Islam che sembra essersi stabilito in Europa al solo scopo di professare se stesso in modi e forme che non gli sono consentiti nelle patrie di origine. I cosiddetti regimi arabi moderati, Egitto, Algeria, Tunisia, Marocco, ecc., spesso regimi di polizia, che impediscono ai seguaci dell'Islam politico di affermare la propria presa sulla società e della società. Si approfitta quindi delle libertà consentite nelle nostre società per affermare, come in questo caso, il diritto a negare la libertà altrui. In questo caso la nostra libertà nel coltivare il ricordo della nostra storia. Mi viene in mente un saggio sull'immigrazione in Gran Bretagna che lessi negli anni in cui vivevo in Inghilterra, 'Under Siege', 'sotto assedio', il titolo. Nel quale gli assediati erano gli immigrati indiani, pakistani, ecc. costretti a subire il razzismo della società britannica e le violenze dei gruppi di estrema destra come il BNP. Oggi, a un ventennio di distanza, la situazione è completamente ribaltata e nemmeno gli attentati del 2005 hanno stimolato una riflessione costruttiva sui guasti di un modello di integrazione che da un lato cede pezzi importanti di sovranità culturale sotto il peso di un malinteso senso di colpa e dall'altro fallisce nell'avvicinare gli 'altri' a un comune denominatore identitario e nazionale. Ma è un po' tutta l'Europa terreno fertile per questa colonizzazione di ritorno, essendo il continente formato per lo più da società e culture che ormai trovano la loro unica ragione d'essere nella crescita del prodotto interno lordo, nel rispetto dei parametri di Maastricht e nella pretesa di soddisfazione di qualsiasi bisogno individuale. Sarebbe poi troppo lungo qui aprire una parentesi sul fatto che migliaia, milioni di giovani musulmani (in questo caso musulmani europei) ritengano che l'Olocausto sia un'invenzione degli ebrei alimentata dal controllo che gli stessi hanno sui media. Ahmainejad, quando lancia i suoi proclami negazionisti, sa bene di non essere affatto 'scandaloso' per i suoi interlocutori naturali. Lo scandalo è solo per noi, e neanche per tutti noi, purtroppo. Si conferma poi il fatto che queste pulsioni vengano sempre più alimentate dall'Inghilterra blairiana che dopo un decennio di successi economici mostra tutti i limiti del proprio modello di sviluppo culturale e sociale. La Tatcher , per svegliare una nazione cristallizzata nel radicalismo sindacale e di classe e adagiata sul welfare 'dalla culla alla tomba' aveva affermato: 'la società non esiste'. Blair, pur parlando dal pulpito di una fedeltà transatlantica impeccabile, di fatto afferma che in Inghilterra 'esistono tutte le società e le culture e tutte si equivalgono'. Questo non solo non è possibile, ma è profondamente sbagliato. Consentire l'affermazione degli altri non può mai coincidere con la negazione di se stessi. A patto che si sappia cosa si è. Non a caso, uno dei consulenti di Blair per le questioni islamiche è proprio Tariq Ramadan, nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani, e abilissimo nel presentare con un volto liberal idee che strizzano l'occhio al fondamentalismo, che ha ben chiara in mente l'idea di Islam che intende affermare ed è ben consapevole dell'arrendevolezza dei propri interlocutori. Un esempio di questo atteggiamento tutto europeo è la 'carta dei valori' recentemente varata dalla Consulta islamica istituita presso il Viminale. Si tratta di un documento che non è altro che l'affermazione dell'ovvio (una generica elencazione di inderogabili valori universali, come la parità tra uomo e donna) ma che comunque non è vincolante per chi l'ha sottoscritto. E che proprio per questo ha trovato il consenso e il plauso di tutti gli individui e le organizzazioni che l'hanno sottoscritto, anche l'Ucoii, nella quale gli esercizi di ambiguità nei confronti del terrorismo islamico, dissimulazione e negazionismo non mancano, con buona pace degli amici che ho lì dentro. Del resto, non si può chiedere ad altri di essere italiani, o europei, quando non si sa cosa significhi essere italiani od europei e quando la controparte, invece, ha ben saldo il senso della propria identità. In buona sostanza, non si può chiedere ad altri di essere ciò che noi stessi non siamo più in grado di essere.
da David Locke | Web: http://professione-reporter.blogspot.com/2007/04/niente-olocausto-siamo-inglesi.html
  le merde si trovano cn le merde 2007-06-20 14:40  
le merde si accompagnano alle merde: l'appello in favore del nazista negazionista Moffa è stato firmato anche da eurasia e comunitaristi nazicampisti (dalla redazione intera della loro rivista, controllate pure)...
ancora una volta si scoprono i giochi di sti merdoni
Micio che canta
  Nessuna solidarietà per i negazionisti 2007-08-11 09:26  
da Politica Online
 http://www.politicaonline.net/percorsi/negazionismo.htm
un articolo di Adriana Chiaia:

Percorsi e ricorsi storici: il negazionismo

Nessuna solidarietà per i negazionisti e per chi li sostiene: Riflessioni sui recenti avvenimenti di Teramo e oltre.



Nel momento in cui s’intensifica l’offensiva mediatica di ogni sorta di rinnegati e di traditori degli ideali del movimento rivoluzionario e comunista, nel momento in cui si riabilitano le spie e i collaborazionisti fascisti e i boia diventano vittime e le vittime colpevoli, proprio non si sentiva il bisogno di un ritorno alla ribalta dei negazionisti, come è accaduto a causa degli avvenimenti occorsi all’Università di Teramo.



I fatti

Riassumiamo brevemente i fatti per coloro ai quali siano sfuggiti. Claudio Moffa, professore ordinario di Storia e Diritto dell’Africa e dell’Asia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo, è il coordinatore del master ‘Enrico Mattei – Medio Oriente’, che si è svolto negli anni accademici 2005-2006 e 2006-2007, essendo stato inaugurato con una prolusione di Giulio Andreotti. Il sito web del professor Moffa abbonda di giudizi trionfalistici sullo svolgimento del programma del master, con molto rilievo agli apprezzamenti dei frequentanti. Non si sono detti dello stesso parere numerosi docenti universitari, storici, giornalisti, studiosi, donne e uomini di cultura e cittadini, che hanno firmato un appello, rivolto al rettore e al preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo e, per conoscenza, al ministro dell’Università e della Ricerca e ai principali organi di stampa.
I firmatari mettono in discussione i contenuti e i metodi del master ‘Enrico Mattei’. Richiamano il precedente di un convegno dal titolo ‘La storia imbavagliata’ [svoltosi presso l’Università di Teramo dal 17 al 19 aprile 2007, nell’ambito del master], durante il quale era stato proposto l’intervento in teleconferenza del negazionista Robert Faurisson [non previsto dal programma] e il fatto che venissero consigliati ai corsisti, come sussidi didattici, le opere di Carlo Mattogno autore di testi [sui quali tornerò nel seguito di questo articolo. N.d.r.], in cui si mette in discussione l’impiego criminale delle camere a gas ad Auschwitz. Il motivo contingente della preoccupazione degli autori dell’appello riguarda la decisione del professor Moffa di invitare, nell’ambito del programma del master 2007 (e, in un secondo tempo, del suo corso), Robert Faurisson, questa volta in carne e ossa, a tenervi una conferenza.
I firmatari, dopo aver stigmatizzato come “insostenibili e mistificatorie” le tesi sostenute e diffuse da Faurisson, dimostratesi false e pretestuose, nonché contrarie ai risultati di decenni di ricerche di storici specializzati di tutti i paesi, ritengono inaccettabile che queste tesi “ottengano la legittimazione implicita nel fatto che vengano enunciate in un’aula universitaria”. Gli estensori dell’appello concludono chiedendo al ministro dell’Università e della Ricerca e alle autorità accademiche di esprimersi sul valore formativo del master ‘Enrico Mattei’, che essi ritengono inferiore agli standard minimi di scientificità che devono valere in una università della Repubblica, e propongono “all’Ateneo teramano e alla sua Facoltà di Scienze Politiche di rendersi disponibili ad organizzare un seminario, aperto agli studenti, che abbia al centro da un lato l’analisi dell’antisemitismo e del negazionismo e del suo uso politico, dall’altro le vicende di persecuzioni e poi di deportazione che travagliarono l’Abruzzo nel periodo 1938-1945.”(1).

Nel giro di pochi giorni l’appello ha ricevuto un’altissima adesione (più di ottocento firme, e la raccolta prosegue) da ogni parte d’Italia, oltre a quella scontata dei circoli e delle comunità ebraiche, dell’Associazione degli ex Deportati nei campi di concentramento nazisti (ANED), di molti Istituti storici della Resistenza, di alcune sedi dell’Anpi e di sopravvissuti allo sterminio nazista, quella della stragrande maggioranza dei docenti universitari, degli storici d’indiscussa fama e, più in generale, di persone del mondo della cultura e di semplici cittadini. E’ seguito un contro-appello promosso e divulgato con carattere di urgenza dal professor Moffa, che chiamava a raccolta i democratici rispettosi dell’art. 21 della Costituzione italiana, perché si schierassero in difesa della libertà di espressione di Faurisson, di Irving e di altri ‘studiosi’, cui era stato ed è impedito questo libero esercizio con ogni tipo di vessazioni: dalle condanne penali, al carcere, all’esilio.
Anche questo appello porta in calce numerosissime firme. Le cronache ci hanno informato sulle fasi successive della vicenda. Il rettore dell’Università di Teramo ha impedito, chiudendo la Facoltà di Scienze Politiche, che si svolgesse la conferenza di Faurisson in sede universitaria. E’ stata, quindi, organizzata da Moffa una conferenza stampa, in cui il suo ospite ha ribadito in sintesi le sue tesi: “le camere a gas dei campi di concentramento nazisti e l’Olocausto degli ebrei sono un’unica colossale menzogna”. Al termine della conferenza stampa, un gruppo di ebrei, alcuni dei quali figli o parenti di ex
deportati nei campi di sterminio, al grido di “Siamo noi le prove!”[i negazionisti insistono sulla mancanza di prove dell’esistenza delle camere a gas. N.d.r.], hanno verbalmente e, a quanto riferito, fisicamente aggredito il professor Moffa che si era interposto a difesa di Faurisson, ‘reato’ per il quale alcuni di loro sono stati denunciati. La rissa, o la commedia grottesca, alimentata dal contributo del rappresentante di un gruppo della galassia fascista (Movimento idea sociale, legato a Rauti) nelle improbabili vesti del difensore della democrazia, è finita con qualche tafferuglio con le forze dell’ordine, con il divieto da parte del questore di svolgere la conferenza in altra sede ‘per motivi di ordine pubblico’ e con
l’accompagnamento del protagonista principale, Faurisson, all’aeroporto più vicino.
Questi fatti hanno avuto un lungo strascico, non ancora concluso. Tra i più recenti sviluppi, le cronache hanno dato conto di due avvenimenti di segno opposto. Una riunione del Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche (del 15 giugno u.s.) che ha deliberato: di garantire la conclusione del master per l’anno accademico in corso; di integrare il Consiglio scientifico del master con tutti i professori di ruolo della Facoltà, con funzione di garanzia e tutela; di inoltrare agli organismi centrali dell’Ateneo la documentazione acquisita in vista della sostituzione del coordinatore. Provvedimenti che avranno ovviamente un seguito di carattere sindacale. Sul fronte opposto, ha avuto luogo il 16 giugno, presso un hotel di Teramo, un convegno dal titolo: ‘La Costituzione tradita, una riflessione sulla vicenda Faurisson’, con l’intervento, tra gli altri, di Augusto Sinagra,(2) avvocato penalista e professore ordinario di diritto internazionale. Viene spontaneo chiedersi se questo personaggio, sicuramente influente, ma il cui curriculum politico è decisamente orientato verso la destra fascista più oltranzista e include una
vocazione irredentista per le terre italiane perdute (Fiume, Dalmazia), più volte pubblicamente espressa, sia la persona più adatta a difendere la Costituzione della Repubblica italiana, nata dalla Resistenza. Nell’arco di tempo, in cui si è dispiegata la polemica in questione, il sito web del master si è fatto carico di diffondere le lettere di solidarietà con Moffa e Faurisson, e gli appelli nello stesso senso firmati da un numero rilevante di persone, il cui elenco è interessante dal punto di vista sociologico e politico per la sua eterogeneità [tornerò a parlarne in seguito. N.d.r.]. Non sono mancati, da parte di Moffa e dei suoi sostenitori, colpi bassi ed attacchi personali particolarmente
velenosi (come la requisitoria contro il collega di Università, Aldo Bernardini, il linciaggio morale del promotore dell’appello contrario al master, Brunello Mantelli, e il dileggio di un gruppo di studenti critici nei confronti delle scelte politico-didattiche di Moffa), toni che hanno portato la contesa agli infimi livelli tipici degli scontri ‘politici’ attuali tra destra e sinistra di governo e di opposizione, a cui si assiste in TV e, purtroppo, nelle aule parlamentari. Perché dunque occuparci dell’argomento? Perché i fatti di Teramo ed alcuni
avvenimenti che li hanno preceduti, e che riguardano in senso lato la stessa problematica, mettono all’ordine del giorno molte importanti questioni.

La prima: si può regolare per legge la ricerca storica?

Questa domanda si è posta in occasione della presentazione del disegno di legge Mastella, che riprendeva, modificandole, alcune norme della legge Martino sui reati di ‘apologia di fascismo’, e li estendeva alla negazione della Shoah, all’incitamento all’odio razziale, ecc., stabilendo le pene relative. In merito a questo disegno di legge è stato diffuso un appello, firmato da numerosi storici e democratici, contro le limitazioni della libertà di espressione sancite da norme di legge, e per la libertà della ricerca storica.
I firmatari si basano sul concetto che vietare l’espressione di determinate idee (per esempio dei negazionisti dell’Olocausto), creerebbe un pericoloso precedente per vietare qualsiasi espressione di verità che non sia quella di Stato. Il testo dell’appello suscita alcune critiche ed obiezioni. Salta agli occhi il passaggio in cui, per esemplificare le verità di Stato, imposte in altri tempi e in altri luoghi, si elencano: “l’‘antifascismo’ nella Ddr, il socialismo nei regimi comunisti, il negazionismo del genocidio armeno in Turchia, l’inesistenza di Tienanmem in Cina”, frase che, per essere scritta da illustri storici abituati a spaccare un capello in quattro, è incredibilmente rozza, oltre a fare, come si suol dire, di ogni erba un fascio. E’ forse riprovevole che nella ex RDT si sia proceduto all’epurazione delle persone compromesse con il nazismo e all’educazione della popolazione, particolarmente giovanile, ai valori dell’antifascismo e della solidarietà tra i popoli, che si sia condotta una lotta ideologica per estirpare la mala pianta del razzismo,
retaggio delle infami teorie naziste? Al contrario, nella Germania Federale, vetrina della democrazia occidentale, non si è attuato alcun tipo di denazificazione, meno che mai si sono applicate le misure contro le multinazionali che avevano tratto enormi profitti dal lavoro coatto dei prigionieri di guerra e dei deportati e che, ancor peggio, si erano rese complici dello sterminio degli internati nei campi di concentramento nazisti. Misure stabilite nella dichiarazione firmata dagli Alleati e dall’Unione Sovietica a Potsdam il 2 agosto 1945. Nella RFT si reclutavano le SS nei servizi di intelligence statunitensi e si mettevano in salvo i capi nazisti e i loro beni, trasferendoli in America Latina, mediante l’operazione Odessa(3). In quanto al‘socialismo nei regimi comunisti’ [si deve ripetere fino alla noia che nessun paese socialista, cioè nella fase di transizione al comunismo, ha mai finora raggiunto la fase del comunismo? N.d.r.], il socialismo è un’ideologia imposta per legge o un sistema economico e politico che meriterebbe quanto meno di essere inserito in una categoria meno raffazzonata? In Turchia la rimozione principale dello Stato non è forse il riconoscimento dell’esistenza del popolo kurdo? I molto contraddittori rapporti economici e sociali nella Cina attuale non meriterebbero ben altre analisi di quelle incentrate soltanto sui fatti di Tienanmen? A parte ciò, gli estensori dell’appello avrebbero potuto fare ben altri e più calzanti esempi di verità assolute imposte per ordine governativo. Riferendosi al passato, non tanto remoto, avrebbero potuto citare l’Istituto Nazionale Fascista, sottoposto al diretto controllo di Mussolini, il Ministero della Cultura Popolare, creato con le ‘leggi fascistissime’, fulcro della propaganda di regime. Avrebbero potuto citare il rogo dei libri ‘sovversivi’ ad opera di studenti nazisti davanti all’Università di Berlino, il 10 maggio 1933, sotto lo sguardo compiacente del dottor Goebbels, nuovo ministro della Propaganda nazista. Ma no! Bisognava pagare il tributo all’andazzo anticomunista sempre più in voga, rendersi accetti e credibili nelle sfere di quelli che contano, entrare nel coro di coloro che hanno adottato l’abitudine di chiamare
‘stalinista’ e non ‘fascista’ qualsiasi misura e metodo repressivo, quasi un riflesso pavloviano interiorizzato perfino da giornali, come il manifesto e Liberazione, che recano sulla testata la qualifica di comunista. Torniamo alla sostanza dell’appello. Domenico Losurdo, uno dei firmatari, nel suo articolo comparso in un sito web (e poi pubblicato da l’ernesto), ci ricorda “la condanna nel 1925 formulata da Gramsci della legge mussoliniana contro le logge massoniche: essa in realtà mirava a spianare la strada per la repressione del movimento operaio”.
A ben vedere, il paragone con le finalità dell’appello, di cui ci stiamo occupando, non è così pertinente. Gramsci, nel suo celebre intervento alla Camera dei deputati del 16 maggio 1925, non rivendica la libertà di associazione per tutti, incluse le logge massoniche ma, ispirandosi da marxista a criteri di classe, denuncia che la chiusura delle logge massoniche da parte del governo fascista nonè che un sintomo della lotta che quest’ultimo conduceva “contro la sola forza organizzata efficientemente che la borghesia avesse in Italia, per soppiantarla nell’occupazione dei posti che lo Stato dà ai suoi funzionari”(4). E continua: “Poiché la massoneria passerà in massa al Partito fascista e ne costituirà una tendenza, è chiaro che con questa legge voi sperate di impedire lo sviluppo di grandi organizzazioni operaie e contadine (…) Concludendo: la massoneria è la piccola bandiera che serve per far passare la merce reazionaria antiproletaria!”(5) Il ‘manifesto degli storici’ contro il d.d.l. Mastella rivendica, invece, la libertà di espressione e di ricerca storica per tutti, negazionisti compresi, illudendosi (o
fingendo di credere) che le libertà di espressione, di associazione, ecc., in una democrazia borghese siano uniche, indivisibili e uguali per tutti, a somiglianza della giustizia, come recitano le scritte che campeggiano nelle aule dei tribunali e come ogni giorno la realtà s’incarica di smentire. Gli autori dell’appello si guardano bene dal denunciare il pericolo intrinseco nelle finalità del disegno di legge e delle leggi anti-negazioniste vigenti in altri paesi, come fa rilevare lo stesso Losurdo nell’articolo sopra citato, quando mette in evidenza la discriminazione insita nella legislazione anti-negazionista: mentre in essa si sancisce la condanna dei negazionisti anche a pene detentive, “gli storici che si fanno beffe delle vittime sovietiche della barbarie nazista (…) sono gli eroi della scena mass-mediatica occidentale.”(6)
Ed è questo il punto. I negazionisti, che costituiscono il settore più reazionario, le truppe di complemento dell’esercito revisionista, sono il bersaglio contingente e apparente delle norme giuridiche proposte nel d.d.l. del ministro Mastella, tra l’altro successivamente annacquate in sede di Consiglio dei ministri, con le correzioni che la sempre tentennante compagine di centro-sinistra vi ha apportato, e si possono già prevedere gli emendamenti che subiranno nel corso dell’iter parlamentare. Comunque, questa legge si farà, anche allo scopo di allinearsi alla legislazione in materia già vigente e applicata in Francia, in Inghilterra e in altri paesi e che si tende ad estendere all’intera UE. Queste leggi sono, per dirla con Gramsci, “la piccola bandiera” che, in realtà, serve a colpire coloro che si oppongono alla lettura revisionista della storia del XX secolo, coloro che si
oppongono alla falsificazione della storia del movimento operaio rivoluzionario e comunista e alla criminalizzazione del comunismo e che, con rigorose ricerche e pochi mezzi – al contrario dei revisionisti, che godono dell’appoggio governativo e delle sovvenzioni dei padroni dei maggiori mezzi di comunicazione – lavorano per ristabilire la verità storica.
Il precario equilibrio in materia di ordinamento giudiziario tra gli Stati membri, le forze politiche che compongono il Parlamento europeo e i suoi organi esecutivi– che hanno in questi giorni faticosamente approvato un compromesso al ribasso sul Trattato costituzionale – rischia di venire ulteriormente alterato dall’ingresso dei nuovi Stati ex socialisti, retti da governi reazionari, in particolare della Polonia, ove vige una caccia alle streghe contro i comunisti, e degli Stati baltici, ove si abbattono i monumenti ai soldati dell’Armata Rossa che li hanno liberati dal nazismo. Il risultato più probabile è un peggioramento in senso reazionario dei rapporti tra le tendenze politiche. In un clima, in cui sono già in voga le aberranti equazioni nazismo=comunismo e Stalin=Hitler, in cui la Commissione europea è arrivata a prendere in considerazione la proposta di due euro-deputati del Partito popolare, l’ex presidente lituano Vytautas Landsberghis ed il suo collega ungherese József Szajer, di vietare, insieme al simbolo della svastica, quello della
falce e martello, non è azzardato prevedere che le leggi cosiddette antinegazioniste nascondano l’obiettivo sopra denunciato. Le persecuzioni paventate sono già in atto. Annie Lacroix-Riz, professoressa di storia contemporanea presso l’Università di Parigi VII e storica di rinomanza internazionale è, da anni, oggetto delle persecuzioni di un’organizzazione di nostalgici dell’Ucraina e della Russia “bianche”. Questa organizzazione, che è arrivata al punto di minacciarla fisicamente, ha esercitato pressioni politiche su deputati francesi, e si è rivolta perfino all’allora Presidente Chirac, affinché Annie Lacroix fosse sanzionata dall’amministrazione dell’Università. Ci sono voluti una
vasta mobilitazione democratica di personalità della cultura a livello internazionale, di associazioni e di militanti antifascisti e l’intervento dei sindacati perché ciò non accadesse. Il ‘crimine’ di Annie Lacroix-Riz consiste nelle sue ricerche storiche che smantellano – su rigorose basi documentarie – il luogo comune, ormai fatto proprio anche dagli ambienti scientifici, del genocidio degli Ucraini, che sarebbe stato programmato e perpetrato da Stalin durante la carestia che colpì l’URSS negli anni 1932-33. Gli attacchi contro la professoressa Lacroix non sono, tuttavia, terminati. Essi minacciano la sua sicurezza fisica e il suo posto di lavoro e minano la serenità necessaria per le sue ricerche storiche. Grottesca l’accusa di ‘negazionismo’, mossa alla Lacroix, in un osceno capovolgimento del termine.

La ricerca storica e le “verità” dell’anti-storico Faurisson

La ricerca storica è una scienza e, come tutte le scienze, non è immutabile nel tempo riguardo ai suoi risultati, ma essa si arricchisce di sempre nuove scoperte, di nuovi elementi che vanno a completare il quadro degli avvenimenti del passato. La ricerca storica si avvale di fonti diverse: dalle testimonianze, ai documenti, agli archivi resi man mano disponibili, fonti che devono passare al vaglio di un controllo incrociato e di una rigorosa verifica prima di essere assunte. La sintesi così costruita è la massima approssimazione possibile alla verità storica. Questa continua rielaborazione non implica tuttavia che la ricerca storica, come ogni teoria scientifica, non abbia dei punti fermi. Dal sistema copernicano non si ritorna al sistema tolemaico.
Il lavoro di documentazione di quel museo degli orrori che furono i campi di concentramento e di sterminio nazisti cominciò nei giorni seguenti alla loro liberazione ad opera dei Sovietici e degli Alleati: dalle prime testimonianze dei superstiti, poveri scheletri viventi, ammalati e feriti nel corpo e nello spirito, e dall’esame degli edifici e delle installazioni, sottratti alla distruzione dei nazisti in fuga nel tentativo di nascondere i loro orrendi delitti. La ricerca per ricostruire le fasi e la metodologia dell’insano disegno di annientamento degli uomini e delle cose, al fine di garantire alla razza eletta gli ‘spazi vitali’ cui essa avrebbe avuto diritto, non si è mai fermata. In un recente articolo apparso su il manifesto(7), Enzo Collotti, storico che dal dopoguerra si è dedicato allo studio del nazismo e autore di libri fondamentali sul tema, segnala quella che egli chiama “una pietra miliare della storiografia su Auschwitz”. Si tratta dell’opera della studiosa polacca, Danuta Czech, dal titolo Kalendarium. Gli avvenimenti del campo di concentramento di
Auschwitz-Birkenau 1939-1945, nella quale si ricostruisce con un paziente lavoro di archivio (proveniente in gran parte dai documenti originali tedeschi della gestione del lager, scampati alla distruzione precedente all’arrivo dell’Armata Rossa) il processo con cui ha preso forma la tragica macchina di morte del lager. Rimando i lettori alla lettura dell’intero articolo, ma vale la pena di soffermarsi su un suo passaggio. Riferendosi alla ricostruzione cronologica, che costituisce il criterio dell’opera, Collotti scrive: “Dalle esecuzioni più primitive [cioè le fucilazioni e le impiccagioni dei prigionieri polacchi e russi, il primo trasporto di ebrei di varie nazionalità essendo arrivato il 30 marzo 1942. N.d.r.] si passa con un crescendo alla morte tecnologica (le gassazioni). La prima selezione con gas ha luogo il 4 maggio 1942.” Collotti riporta poi una citazione dal lavoro della Czech(8), che annota per la data del 2 settembre 1942: “il medico del campo SS Kremer scrive nel suo diario: ‘Presente per la prima volta ad un’azione speciale; fuori alle 3 di notte. In confronto qui l’Inferno di Dante mi sembra quasi una commedia. Non per niente Auschwitz è definito campo di sterminio!’”. E Collotti commenta:“potrebbe essere l’epigrafe dell’intero Kalendarium. Mi sono soffermata su questo punto perché, se il chiodo fisso delle farneticazioni di Faurisson (e degli altri negazionisti) è l’inesistenza delle camere a gas nei campi di concentramento, egli, come vedremo in seguito, nega anche lo stesso disegno hitleriano, che prevedeva lo sterminio non solo degli ebrei, ma di
tutti i ‘sottouomini’, che si opponevano o semplicemente intralciavano con la loro sola esistenza il piano nazista di espansione verso Oriente. Per chi volesse, vincendo il disgusto e il disappunto per il tempo perduto, documentarsi sulle concezioni negazioniste, può, visitando l’apposito sito su Internet(9), leggersi la lunga intervista (del 1979) rilasciata al periodico Storia Illustrata da Robert Faurisson ed anche, sempre nello stesso sito web e con riferimento ad un successivo numero della rivista, le risposte di Faurisson alle argomentazioni di Enzo Collotti. Nell’ambito di questo lavoro, mi limiterò a citare alcune risposte di Faurisson al suo intervistatore confrontandole con fonti storiche d’indiscutibile valore scientifico, allo scopo di metterle a disposizione dei compagni e dei lettori (e sono la maggioranza) che, assillati dai gravi problemi di lavoro e dalle sempre peggiori condizioni di vita, non hanno il tempo per informarsi direttamente.
“… In effetti io dico che queste famose ‘camere a gas’ omicide non sono altro che una frottola di guerra”, “…si dà prova di completa disonestà quando si presentano come delle ‘camere a gas’ omicide le autoclavi destinate in realtà alla disinfestazione degli abiti con il gas”, “un’altra forma di gassazione realmente esistita nei campi tedeschi è la gassazione degli edifici per sterminarvi i parassiti. Veniva allora impiegato quel famoso Zyklon B sul quale si è costruita una fantastica leggenda”. Faurisson ammette che i forni crematori siano realmente esistiti, “…ma la cremazione non è fatto più grave o più criminale dell’inumazione. I forni crematori costituivano un progresso dal punto di vista sanitario nel caso di rischi di epidemie. Il tifo ha imperversato in tutta l’Europa in guerra. La maggior parte di cadaveri che con tale compiacimento ci vengono mostrati in foto sono chiaramente [sic!] cadaveri di tifici.” “…Così facendo si punta sulla repulsione o sull’oscura
inquietudine della gente abituata all’inumazione…”. Viene fatto di commentare, con amara ironia, che, per ovviare a tale inquietudine, i nazisti provvidero alla ‘inumazione’ di migliaia di cadaveri, gettati nelle fosse, in determinate circostanze (quando: “Perfino le camere a gas risultarono insufficienti e si dovette ricorrere alle fucilazioni in massa…”(10)) e nelle zone sovietiche occupate: vedi, ad esempio, il burrone di Babij Jar, nelle vicinanze di Kiev, dove per giorni e giorni funzionarono ininterrottamente le mitragliatrici, mentre venivano ammucchiati, strato su strato, i cadaveri di almeno ventimila ebrei e di persone di altre nazionalità. Sulle ditte fornitrici del gas Zyklon (o Ciclon) B (in quantità industriale) e sulle ditte specializzate nella costruzione di forni crematori e delle relative attrezzature (ascensori, carrelli trasportatori di cadaveri) esiste la documentazione incontrovertibile degli originali delle relative offerte, ordinazioni e fatture. Per non parlare della responsabilità dei banchieri, che erano a conoscenza dell’origine degli oggetti di valore sottratti ai deportati (persino le protesi dentarie d’oro strappate ai cadaveri!), vero e proprio bottino di guerra che veniva depositato nelle banche, come risultò nel processo di Norimberga.(11) Incurante di queste prove ineccepibili, il Faurisson spende pagine e pagine per dimostrare l’impossibilità ‘tecnica’ dell’uso delle camere a gas. Uno dei suoi argomenti è il pericolo mortale cui sarebbero stati esposti i guardiani dei campi nell’estrarre dalle camere a gas i cadaveri intrisi della sostanza velenosa. E qui arriva a falsificare la testimonianza di Höss, uno dei comandanti del campo di Auschwitz, quando sostiene, nella suddetta intervista, che, secondo le testimonianze dei nazisti, “la squadra incaricata di ritirare i cadaveri dalle ‘camere a gas’ penetrava nel locale sia “immediatamente” sia “poco dopo” la morte delle vittime. “Io dico – sentenzia Faurisson – che questo punto da solo costituisce la pietra di paragone delle false testimonianze, perché vi è qui impossibilità fisica”. Höss invece spiegò davanti ai giudici, con l’abituale cinismo e con teutonica precisione, che “dopo venti o trenta minuti quando il grande ammasso di carne nuda aveva cessato di contorcersi, delle pompe aspiravano l’aria avvelenata, la grossa porta veniva aperta e gli uomini del Sonderkommando intervenivano (si trattava di ebrei ai quali era stata promessa salva la vita e un vitto adeguato in cambio dei più macabri tra tutti i lavori. Immancabilmente e regolarmente costoro venivano poi eliminati e sostituiti da nuove squadre cui era riservato lo stesso destino. Le SS non volevano che sopravvivessero persone che potessero parlare). Protetti da maschere antigas e da stivali di gomma e maneggiando tubi di gomma iniziavano la loro opera. Reitlinger l’ha così descritta: ‘Il loro primo compito era togliere il sangue e gli escrementi prima di staccare, mediante lacci e uncini, i morti aggrappati gli uni agli altri, preludio alla macabra ricerca dell’oro, all’estrazione dei denti e al taglio dei capelli, gli uni e gli altri essendo considerati dai tedeschi materiali di importanza bellica. Poi il trasporto ai forni, in ascensore o in vagoncini su binari, la macina dei resti fino a ridurli in cenere fine, l’autocarro che portava queste ceneri nelle acque del fiume Sola’”.(12) Veniamo ora ad un tema più generale su cui si basa la concezione ‘teorica’ di Faurisson riguardo al ‘problema’ ebraico. Egli sostiene che: “Hitler non ha mai fatto uccidere una persona in quanto ebreo” e ancora: “Tra Hitler e gli Ebrei c’è stata una guerra senza pietà. (…) La comunità ebraica internazionale ha dichiarato guerra alla Germania il 5 settembre 1939”. “Le parole di Hitler: ‘Gli Ebrei e gli alleati vogliono annientarci, ma saranno loro ad essere annientati’ fanno parte della propaganda bellicosa abituale durante tutte le guerre da un lato e dall’altro dei belligeranti”. Per la precisione Hitler, nel discorso davanti al Reichstag del 30 gennaio 1939, disse: “…Se la finanza internazionale diretta dagli ebrei dentro e fuori dall’Europa dovesse far precipitare i popoli in una seconda guerra mondiale, il risultato finale non sarebbe la bolscevizzazione dell’universo ossia la vittoria dell’ebraismo, ma bensì lo sterminio della razza ebraica in Europa!…”(13) Come si sa, fu Hitler a scatenare la Seconda Guerra mondiale con le annessioni e le invasioni che avrebbero dovuto realizzare il suo sogno imperialista di Nuovo Ordine mondiale. In quanto agli ebrei, i nazisti avevano cominciato la loro guerra da un pezzo: con l’introduzione della categoria dell’Untermensch (sottouomo): “L’essere inferiore – quella creazione della natura apparentemente identica
all’uomo sotto il profilo biologico, con mani, piedi ed una specie di cervello (…) è invece una creatura spaventosa del tutto diversa dall’uomo; è solo un tentativo di uomo (…) spiritualmente ed intellettualmente si trova ad un livello inferiore a quello di tutti gli animali (…) e questo sottobosco degli esseri inferiori trovò il suo Capo: l’eterno ebreo!…” (Dall’Ufficio Centrale delle SS).(14) A queste premesse ideologiche erano seguite le leggi a difesa della purezza della razza: Legge per la cittadinanza del Reich, 15 settembre 1935: “cittadino del Reich è soltanto l’appartenente allo stato di sangue tedesco o affine il quale con il suo comportamento dia prova di essere disposto ed adatto a servire fedelmente il popolo ed il Reich tedesco. Legge “per la protezione del sangue e dell’onore tedesco”, 15 settembre 1935, che proibiva i matrimoni tra ariani ed ebrei. Effetti della Legge per la protezione del sangue: a) … non può addossarsi a persona di sangue tedesco la colpa di aver rifiutato il rapporto matrimoniale o di aver ripudiato del tutto il coniuge ebreo…, b) pena di morte per offesa alla razza. Misure espiatorie antiebraiche, 12 novembre 1938: a) decreto dell’incaricato del piano quadriennale, Göring, riguardante un tributo espiatorio degli ebrei di cittadinanza tedesca; b) decreto del medesimo per l’allontanamento degli ebrei dalla vita economica; c) ordinanza del presidente della camera di cultura del Reich, Goebbels (proibiva la partecipazione degli ebrei alla vita culturale). Ordinanza di polizia riguardante la comparsa di ebrei in pubblico, 28 novembre 1938 (impediva la circolazione degli ebrei in determinati quartieri e la comparsa in pubblico in determinate ore del giorno e della notte)”(15).
Sono del 1941 le leggi relative all’introduzione del lavoro coatto per la popolazione ebrea e l’introduzione dell’obbligo di portare la stella ebraica. Esse si riferivano, oltre che al territorio della Germania, ai Governatorati, cioè ai territori occupati dal Reich.
È vero che alla soluzione finale si arrivò per gradi. Essa, in una prima fase, prevedeva l’emigrazione forzata degli ebrei fuori dai confini della Germania (previa confisca dei loro beni), successivamente si prese in considerazione il loro impiego nel lavoro coatto fino al loro esaurimento fisico, ma quando il Reich si trovò a gestire una popolazione di milioni di ebrei, deportati dai paesi dell’Est (Polonia, Cecoslovacchia, Russia) e dell’Ovest (Francia, Olanda, Italia), a parte l’impiego nel lavoro coatto della componente giudicata più adatta, fu scelta la strada dello sterminio, già precedentemente presa in considerazione.
Il “processo verbale” che Faurisson descrive come segue: “testo dattilografato da autore anonimo, su carta ordinaria, senza indicazione né di luogo né di data né di provenienza: non c’è la minima firma, la minima intestazione, il minimo riferimento né di provenienza né di destinazione…” è il cosiddetto Wannsee-Protokoll che fornisce i ragguagli circa i termini della ‘soluzione finale’.“Il 20 gennaio 1942 Heydrich chiarì a un consesso di alti funzionari delle SS gli obiettivi della Endlösung nei confronti di 11 milioni di ebrei d’Europa (…):
ossia il loro trasferimento in massa verso l’oriente russo e il loro impiego come manodopera per conto del Terzo Reich. Ciò significava semplicemente che erano state finalmente scelte le modalità pratiche per l’eliminazione degli ebrei, ossia l’annientamento mediante il lavoro.”(16) Per il testo integrale del Protocollo di Wannsee e per l’elenco dettagliato dei partecipanti alla seduta (resoconto indicato con timbro: ‘Affare segreto’ del Reich) rimando alla nota(17).
Sulle leggi razziali contro gli ebrei e sul loro sterminio programmato, Faurisson dichiara, sempre nell’intervista a Storia Illustrata cui ci riferiamo: “…In certe parti d’Europa [Hitler] ha fatto portare ai suoi nemici [gli ebrei] un segno che li distinguesse: la stella ebraica (dal settembre 1941 in Germania e dal giugno 1942 nella zona nord della Francia). Coloro che portavano la stella non potevano circolare liberamente, e solo in certe ore; erano come prigionieri in libertà vigilata. Forse più che del problema ebraico Hitler si preoccupava di garantire la sicurezza del soldato tedesco, il quale era incapace di distinguere gli ebrei dai non ebrei. Questa stella glieli designava (…). Lo so che ragazzi di 15 anni non potevano costituire un pericolo e che non li si sarebbe dovuti costringer a portare la stella. Per convincersi del contrario ci sono attualmente abbastanza racconti e memorie di ebrei in cui si narra come i loro ragazzi svolgevano ogni specie di attività
illecita o di resistenza contro i tedeschi.” Sui campi di sterminio Faurisson dice: “Un campo può essere definito di‘sterminio’ solo se vi si sterminano degli uomini. (…) La tremenda epidemia di tifo di Bergen-Belsen non ha trasformato questo campo (per la maggior parte senza reticolati) in un campo di sterminio. Quei morti non sono un crimine,
ovvero sono solo un crimine dovuto alla guerra e alla follia degli uomini (...) migliaia di detenuti sono morti di tifo.” Ma dove Faurisson supera se stesso è nella descrizione del lager di Auschwitz:“La preoccupazione principale dei tedeschi, a partire dal 1942, era di mettere al lavoro tutti questi internati (tranne gli inabili e, sembra, gli zingari) per vincere la guerra. Ad Auschwitz esistevano persino dei corsi di formazione professionale per
giovani dai 12 ai 15 anni, per muratori, per esempio. I responsabili tedeschi (…) insistevano per ottenere il maggior numero possibile di ‘abili al lavoro’. I governi stranieri, da parte loro, insistevano perché le famiglie non fossero smembrate e perché vecchi e bambini si aggregassero ai convogli”. E, ancora, un’altra perla su Auschwitz. Faurisson, riferendosi ad una foto [vedi seconda intervista di cui mi occuperò in seguito]: “Ciò che mi colpisce di questa foto (…) è il comportamento degli ufficiali, dei soldati e dei medici tedeschi. Non si ha l’impressione di essere in presenza di isterici in elmetto, che maneggiavano il nerbo, ma di uomini calmi che ricevevano i convogli e dividevano coloro che arrivavano in diversi gruppi…”.
Insomma, un vero e proprio comitato di accoglienza! Faurisson esalta il coraggio di un tale Paul Rassinier che ha posto agli ‘storici ufficiali’, chiamati anche ‘sterminazionisti’, una serie di domande che li avrebbero inchiodati alle loro ‘menzogne’, tra di esse, la più inaudita: “Questo ammasso di scarpe significa che si sono gassate delle persone in questo campo oppure che molti detenuti di questo campo erano proprio impiegati a fabbricare scarpe?” Passiamo ora ad occuparci, pur brevemente, di una seconda intervista rilasciata a Storia Illustrata, intitolata: “Faurisson replica a Collotti” [reperibile nel medesimo sito web indicato nella nota 7]. “Come per la precedente intervista,
anche per la replica – avverte prudentemente la premessa redazionale – le foto e le didascalie che la accompagnano e commentano sono di Robert Faurisson. (Le foto e il testo di Collotti non sono presenti qui).” In questo nuovo testo Faurisson, oltre a ribadire i suoi argomenti favoriti sulle camere a gas e sull’inesistenza di prove al riguardo, è perentorio nel giudizio sull’attendibilità delle foto e sulle relative didascalie: “Nessuna delle sei foto proposte con la risposta del professor Collotti apporta il minimo accenno di prova in favore della realtà delle pretese ‘camere a gas’ o del preteso ‘genocidio’” e
allerta i lettori: “Osservate bene le sei foto…Poi leggete bene le didascalie che le accompagnano. Misurate quindi l’enorme distanza che corre tra ciò che ciascuna delle foto mostra e ciascuna delle cose che si fa loro dire.” Nella sua furia demolitrice della memoria, che una seria ricerca storica ha faticosamente e dolorosamente ricostruita, Faurisson riesce perfino ad insozzare quella che è l’immagine simbolo della deportazione: il bambino con le mani alzate davanti al mitra puntato del milite delle SS. Secondo Faurisson, non si trattava di deportazione, ma di una semplice misura di sicurezza “in occasione dell’arrivo a Varsavia di una importantissima personalità tedesca”. E non basta, secondo le assai discutibili fonti del ‘professore dell’Università di Lione’ – come indica rispettosamente la nota redazionale – il ragazzo della foto, portato in un posto di
polizia fu in seguito rilasciato; non fu ucciso e divenne un ricchissimo banchiere londinese [!]. Aggiungiamo un esempio di deduzione che sfugge alle leggi della logica, oltre a contraddire una ormai consolidata verità storica sulla connivenza del Vaticano con i regimi fascisti. Nella suddetta intervista Faurisson afferma: “Ciò che più forse oggi mette in imbarazzo Croce Rossa e Vaticano è dover confessare che: ‘A dire il vero, noi avevamo forse sentito parlare di simili cose (camere a gas e genocidio), ma abbiamo pensato, di fronte alla mediocre qualità delle informazioni e degli informatori, che si trattasse di pura e semplice intossicazione da propaganda di guerra’. Se le autorità del Vaticano e della Croce rossa hanno pensato così – commenta il nostro negazionista – allora, a mio modo di vedere, hanno ragionato in modo giusto…”.
Bisogna aggiungere che le ‘teorie’ di Faurisson, di cui abbiamo dato solo alcuni esempi, costituiscono un monumento alla menzogna da un lato e all’omissione dall’altro.
Faurisson, che si fa in quattro per dimostrare l’inesistenza delle camere a gas, ignora o finge di ignorare che ci furono altre forme di gassazione: quelle con l’impiego delle esalazioni di monossido di carbonio o dei gas di scarico dei motori dei camion trasformati in furgoni a chiusura ermetica, dove venivano ammassate le vittime. Il sadico comandante del campo di Auschwitz, Höss, ne parlò diffusamente nel corso del processo di Norimberga. Con cinico orgoglio professionale disse: “La ‘soluzione finale’ del problema ebraico significava il completo sterminio di tutti gli ebrei d’Europa. Mi fu dato l’ordine, nel giugno del 1941, di creare, ad Auschwitz, installazioni per lo sterminio. A quel tempo nel
Governatorato generale della Polonia esistevano già altri campi di sterminio: Belzec, Treblinka e Wolzek (…). Feci una visita a quello di Treblinka per vedere come si procedeva allo sterminio. Il comandante del campo di Treblinka mi disse di aver liquidato 80.000 persone nel corso di un semestre. (…) Egli usava monossido di carbonio. Ma io non ritenni che i suoi metodi fossero molto efficienti, per cui quando ad Auschwitz organizzai i locali per lo sterminio usai il ciclon B, acido prussico in cristalli che veniva fatto cadere nelle camere della morte da una piccola apertura…”(18).
Faurisson mette in dubbio la credibilità delle confessioni dei capi nazisti che testimoniarono sui loro delitti a Norimberga e negli altri processi indetti dagli americani, inglesi, polacchi e sovietici. La sua tesi è che gli accusati furono torturati dai “guardiani stalinisti polacchi”, e dai poliziotti americani e inglesi. Accusa inoltre gli avvocati difensori che, secondo lui, avrebbero consigliato ai loro assistiti di confessare, asserendo il falso, per salvarsi dalla forca. Faurisson ignora o finge di ignorare che le tattiche difensive degli accusati furono diverse. Alcuni, come Höss, decisero di vuotare il sacco nascondendosi
dietro la giustificazione di obbedienza agli ordini superiori. La tattica dei principali esponenti nazisti fu invece quella di dichiarare di essere stati all’oscuro di quello che avveniva nei lager e di scagionare Hitler.“Dinanzi ai giudici del processo di Norimberga, la maggior parte degli esponenti nazisti imputati di crimini di guerra e contro l’umanità protestò di non avere mai saputo nulla degli efferati delitti di cui era stato teatro l’impero
dominato dal Terzo Reich. (…) Il governatore della Polonia, Hans Frank, il quale era stato uno dei più feroci premeditatori dello sterminio degli ebrei, nella lunga autodifesa scritta nel carcere di Norimberga protestò la sua innocenza: non soltanto egli non aveva alcuna responsabilità per quanto era accaduto ma non aveva mai sentito parlare di Maidanek o di Treblinka, di Sobibor o di Auschwitz: le buone idee di Hitler erano state tradite e guastate dai cattivi metodi di Himmler…”(19). Allo stesso criterio si attenne, tra gli altri, Alfred Rosenberg, uno dei maggiori responsabili della furia antisemita e antislava.
Faurisson concentra i suoi sforzi nel demolire quello che chiama il ‘mito’ della Shoah, ma ignora o finge di ignorare tutte le altre vittime dello sterminio nazista a cui dedica qualche breve cenno: i politici (triangoli rossi), gli omosessuali (triangoli rosa), gli zingari, gli apolidi deportati nei campi di sterminio. In totale, i deportati furono 12 milioni (tra uomini, donne e bambini), di cui 11 milioni di sterminati (circa la metà erano ebrei)(20).
In generale – cosa ancor più grave – ignora o finge di ignorare il piano di colonizzazione imperialista del Terzo Reich. Un piano organico, il ‘Nuovo ordine’, che prevedeva tutti gli aspetti dello sfruttamento dei territori occupati dell’Unione Sovietica e della riduzione in schiavitù dei popoli sottomessi: dal lavoro coatto all’appropriazione delle risorse, all’istruzione, alla salute, ecc. Riportiamo alcuni esempi delle idee molto chiare di Hitler al proposito:“Per dominare i popoli che abbiamo sottomessi nei territori ad est del Reich,
dovremo di conseguenza rispondere nella misura del possibile ai desideri di libertà individuale che essi potranno manifestare, privarli dunque di qualsiasi organizzazione di Stato e mantenerli così a un livello culturale il più basso possibile. Bisogna partire dal concetto che questi popoli non hanno altro dovere che servirci sul piano economico. Il nostro sforzo deve dunque consistere nel trarre dai territori che essi occupano tutto quanto se ne può trarre…”.“In fatto di organizzazione amministrativa, il massimo che si possa loro concedere è un’amministrazione comunale (…). Ma nel creare tali comunità di
villaggi, dovremo procedere in modo che delle comunità vicine non possano fondersi tra loro. Per esempio, avremo cura di evitare che una chiesa unica serva un ampio territorio. Insomma il nostro interesse sarebbe che ogni villaggio avesse la propria setta, che coltivasse la propria nozione di Dio. E se, come gli indiani e i negri, alcuni avessero a celebrare culti magici, non ci dispiacerebbe affatto. Dobbiamo moltiplicare, nello spazio russo, tutte le cause di divisione (…). E, soprattutto, che non si veda spuntare la ferula dei nostri pedagoghi, con la loro mania di educare i popoli inferiori e la loro mistica della scuola obbligatoria! Tutto quanto i russi, gli ucraini, i kirghisi potrebbero imparare a scuola (non fosse altro che a leggere e scrivere) finirebbe per volgersi contro di noi.(…) Meglio installare un altoparlante in ogni villaggio: dare alcune notizie alla popolazione, e
soprattutto distrarla. (…). La radio non dovrà impicciarsi di offrire ai popoli sottomessi conversazioni sul loro passato storico. No, musica e ancora musica! La musica leggera provoca l’euforia del lavoro (…). La sola cosa da organizzare nei territori russi è una rete di comunicazioni. Ecco una condizione indispensabile al razionale sfruttamento economico del paese…”. “Circa l’igiene delle popolazioni sottomesse, è perfettamente inutile farle beneficiare delle nostre cognizioni. Il risultato principale di una tale iniziativa sarebbe un aumento enorme del numero degli abitanti. Perciò proibisco assolutamente di organizzare campagne di igiene e di pulizia in dette regioni. In tali territori la vaccinazione obbligatoria dovrà praticarsi solo ai tedeschi…”(21).
Faurisson ignora o finge di ignorare un altro cardine dell’ideologia nazista e cioè l’identificazione del bolscevismo con l’ebraismo e la loro comune demonizzazione:
“Ebrei furono coloro che inventarono il marxismo. Ebrei sono quanti da decenni tentano con esso di rivoluzionare il mondo, ebrei sono quelli che ancor oggi si trovano alla sua testa in tutti i paesi. Soltanto nel cervello di un nomade senza razza senza popolo e senza spazio poteva essere escogitata questa diavoleria, e soltanto grazie alla mancanza di coscienza di diavoli in carne ed ossa essa poté passare all’attacco rivoluzionario, poiché il bolscevismo non è altro che il materialismo brutale, che specula sugli istinti più bassi; esso si serve nella sua lotta contro la civiltà occidentale degli istinti più oscuri dell’uomo nell’interesse del giudaismo internazionale.”(22).
Faurisson ignora o finge di ignorare che la guerra santa contro il bolscevismo giustificò per i capi nazisti il feroce trattamento riservato ai prigionieri di guerra sovietici:
“… I prigionieri di guerra russi erano più numerosi di tutti gli altri messi insieme – essi ammontavano a circa cinque milioni e 250.000 (…). Due milioni di essi morirono in cattività – di fame, di freddo, di malattia…”(23).
Faurisson ignora o finge di ignorare il terrore pianificato con il quale si sarebbe condotta l’Operazione Barbarossa. Ai primi di giugno del 1941 Hitler convocò i capi delle tre armi e dettò loro la sua volontà:“La guerra contro la Russia sarà tale da non poter venire condotta in modo cavalleresco. È una lotta fra ideologie e razze diverse e dovrà essere combattuta con una durezza, una spietatezza e una inesorabilità senza precedenti. Tutti gli ufficiali dovranno sbarazzarsi delle loro idee invecchiate (…). Io insisto assolutamente perché i miei ordini siano eseguiti senza discutere. I commissari [sovietici. N.d.r.] sono gli esponenti di ideologie del tutto opposte al nazionalsocialismo. Per cui i commissari dovranno venire eliminati. Saranno scusati… quei soldati [tedeschi. N.d.r.] che violeranno le leggi internazionali. La Russia non ha partecipato alla convenzione dell’Aja, quindi non ha nessun diritto d’appellarsi a tali leggi.”(24)
In definitiva, con la sua ‘ricostruzione storica’ fatta di menzogne, di ridimensionamenti d el numero delle vittime e di interessati silenzi, Faurisson finisce per riabilitare il nazismo. Alla domanda in questo senso dell’intervistatore di Storia Illustrata, egli risponde evasivamente:“… Ciò che bisogna preoccuparsi di riabilitare o ristabilire è la verità storica
(…). Se un vecchio nazista venisse a dirmi che le pretese ‘camere a gas’ e il preteso ‘genocidio’ degli ebrei sono una sola e unica menzogna storica lo approverei come se mi dicesse che due e due fanno quattro. Non andrei oltre e lo lascerei alle sue idee politiche.” Faurisson prosegue arrampicandosi sugli specchi:“… non vorrei dare l’impressione di cercare, poco o tanto, di fare l’apologia del nazismo. Credo persino di poter presentare un’analisi severa di questo genere di ideologia. Ma non proporrò questa analisi fintanto che il falso nazismo con il quale ci stancano gli ‘sterminazionisti’ non sarà stato denunciato dall’insieme degli storici ufficiali. Queste persone attaccando un nazismo che non è mai esistito, danno l’impressione di essere incapaci di aggredire la realtà di ciò che il nazismo è stato.”
Se l’ironia prevalesse sull’indignazione, dovremmo concludere che aspettiamo ansiosamente che Faurisson finalmente ci renda edotti della sua analisi del nazismo.
Ma se le teorie dell’eroe dei fatti di Teramo sono, come le abbiamo definite, un castello di menzogne e di omissioni, perché occuparsene? Perché il loro diffondersi, veicolato dall’irresponsabilità di taluni ‘difensori della libertà’ di divulgazione della menzogna, comporta delle gravi conseguenze.

Conseguenze sulla formazione culturale giovanile

Principale conseguenza di cui denunciare la pericolosità è l’approccio spesso acritico con le teorie negazioniste alle quali soprattutto i giovani accedono attraverso i siti on-line. La ‘navigazione’ in Internet, facilitata dai motori di ricerca, è un potente mezzo tecnologico per reperire un immenso bagaglio di informazioni, e per questo motivo è di grande utilità. Nello stesso tempo, tuttavia, Internet è anche una discarica di rifiuti tossici informativi.
Per fare un esempio, restando nell’ambito del nostro argomento, ‘navigando’ in quella discarica, ci si può imbattere nel sito di un certo Carlo Mattogno, che si autodefinisce ‘l’unico negazionista italiano’ e, pertanto, senz’ombra di modestia, sostiene che il disegno di legge Mastella sia stato fatto appositamente contro di lui. Questo signore, per non essere da meno dei suoi colleghi stranieri, dei quali peraltro ripete ossessivamente le note tesi, mette in discussione le finalità e l’esistenza di un forno crematorio nella Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio sul territorio italiano (gli altri, di Fossoli e di Borgo S. Dalmazzo, furono concepiti come campi di raccolta di prigionieri da deportare nei lager nazisti). Nella Risiera di San Sabba, definita dallo storico triestino, Elio Apih, “un
microcosmo delle forme e dei modi della politica nazista di repressione e di sterminio…”25, furono trucidati migliaia di antifascisti italiani, sloveni, croati e jugoslavi e di ebrei deportati per motivi razziali. I loro cadaveri furono bruciati nel forno crematorio appositamente costruito. È una verità incontrovertibile, tangibile per la sua ubicazione, per la possibilità di verificarne le strutture; la sua funzione è suffragata da mille prove, eppure un cosiddetto storico, in cerca di visibilità e notorietà, tenta di demolirla mediante stravaganti illazioni e ridicole motivazioni‘tecniche’. C’è da sottolineare che la maggior parte dei suoi studi è pubblicata da case editrici e da riviste d’ispirazione fascista e nazista, come: Sentinella d’Italia, Avanguardia, L’uomo libero e Orion, a riprova di quanto sia sottile la linea di confine tra negazionismo e fascismo.
Ma il giovane, o giovanissimo ed inesperto ‘navigatore’, che spesso è ancora affetto da ribellismo generazionale, per il fascino che emanano su di lui le idee contro-corrente, è incline ad accettarle. La pericolosità – soprattutto per i giovani – del facile accesso ad informazioni di discutibile se non inesistente valore storico e scientifico consiste nel fatto che questo tipo d’informazione gode di condizioni di netta superiorità nei confronti
della circolazione limitata delle pubblicazioni di fondata serietà scientifica, penalizzate dalla loro più difficile reperibilità. Il risultato è una fuorviante formazione intellettuale e politica di molti fruitori di Internet. In particolare per quei giovani lavoratori e studenti-lavoratori che, sollecitati da un’onnivora sete di conoscenza, passano molte ore notturne inchiodati al computer (e si tratta soltanto di una piccola parte della popolazione giovanile proletaria). Le conseguenze di questo tipo non equilibrato di apprendimento comportano, nel migliore dei casi, un ostacolo e un ritardo nella presa di coscienza della loro appartenenza di classe e quindi della conquista di una visione del mondo indipendente da quella della borghesia e, nel peggiore dei casi, l’interiorizzazione di punti di vista reazionari. Quest’ultima eventualità è quella che maggiormente ci preoccupa: ci sono fin troppi giovani proletari nelle file dei gruppi fascisti e razzisti.
I pericoli sopra indicati si aggravano se il diffondersi di teorie senza alcuna base scientifica, che possono apparire ardite, avviene con l’avallo di sedi universitarie che, anche favorendo il confronto di tesi differenti, ne dovrebbero garantire il requisito irrinunciabile della scientificità. Le confusioni ideologiche“Ideologia: il complesso delle idee e delle mentalità proprie di una società o di un gruppo sociale in un determinato periodo storico” (Dizionario Devoto-Oli). Negli ultimi due decenni del secolo scorso, in concomitanza con la ‘caduta del muro di Berlino’, assunta a simbolo della scomparsa dei paesi socialisti europei e della dissoluzione dell’URSS, insieme alla predicazione della ‘fine della storia’ e della ‘morte del comunismo’, è stata proclamata la ‘morte delle ideologie’. Il
diffondersi di questo concetto ha fatto sì che venisse condannata come ‘lettura ideologica’ l’analisi materialista-dialettica, ossia marxista, della realtà presente e passata. In tal modo si è data via libera, ad opera sia dei reazionari sia dei revisionisti, alla criminalizzazione della Resistenza e della lotta partigiana contro il fascismo e il nazismo, e all’esaltazione della ‘memoria condivisa’, cioè alla riabilitazione del fascismo.
Il rifiuto a priori di servirsi di un riferimento ideologico, purtroppo, è stato interiorizzato anche da importanti settori dei movimenti di lotta anticapitalisti e antimperialisti. Essi si privano, in tal modo, dei preziosi insegnamenti dell’immenso patrimonio teorico accumulato in decenni dal movimento rivoluzionario e comunista e di conseguenza si precludono la possibilità di concorrere allo sviluppo dell’analisi teorica marxista applicata alla realtà attuale, nonché di dare prospettive strategiche alle loro lotte. Non si accorgono che, così facendo, spianano la strada al cosiddetto ‘pensiero unico’, che altro non è che l’ideologia della borghesia imperialista e degli strati più reazionari dei credi
religiosi. I seppellitori a parole di tutte le ideologie non rinunciano alla propria, anzi pretendono di imporla con valenza universale.

Impariamo dagli errori

Le vicende di Teramo e dintorni offrono alla nostra riflessione un intero campionario di confusioni e di errori ideologici.

Un’unità interclassista

L’ondata di proteste contro ‘la parola negata’ a Faurisson e le numerose attestazioni di stima e solidarietà per il professor Moffa hanno trovato un’espressione comune in un appello che si richiama alla Costituzione italiana e alla Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo. Colpisce l’eterogeneità dell’elenco dei firmatari che va dai responsabili di organizzazioni fasciste a rappresentanti di spicco della destra politica, tra i quali troviamo l’avvocato Carlo Taormina, deputato di Forza Italia, noto per aver difeso Erich Priebke (la cui adesione è annunciata con particolare rilievo) e, passando per tutta una galassia di
riviste on-line, a studenti dell’Università di Teramo, fino al presidente dell’Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia di Fermo. Tutti uniti nel grido finale di ‘Viva la libertà!’
Questa fittizia unità, in nome dell’invocazione ad un’astratta libertà, si dissolverebbe come nebbia al sole davanti alla domanda: ‘libertà per chi?’. La risposta è scritta nella realtà della nostra società, nella quale un ristretto numero di persone gode (ed abusa) di molte libertà: la libertà di sfruttare il lavoro altrui, la libertà di arricchirsi illecitamente, la libertà del possesso dei mezzi di produzione e di beni immobiliari, ecc., ecc., mentre la maggioranza della popolazione è esclusa dall’esercizio delle libertà a cui aspira: la libertà dal bisogno, la libertà dal lavoro salariato, la libertà di avere un tetto per ripararsi, di curarsi e di istruirsi, ecc., ecc. Ma queste semplici considerazioni presuppongono la concezione di una società divisa in classi. Concezione che oggi, con la tabula rasa creata dalla demonizzazione delle ideologie, sembra quasi una bestemmia.

Antisionismo e negazionismo

L’elenco di cui sopra include le firme di alcuni redattori e collaboratori di AGINFORM, ed il suo sito web ha dato molto spazio alla solidarietà con Moffa. AGINFORM, Foglio di corrispondenza comunista, come recita la sua testata, ora soltanto on-line, ha al suo attivo un patrimonio di giuste battaglie contro l’imperialismo e a favore dei popoli oppressi, contro le guerre imperialiste e la NATO, contro la partecipazione dei governi e dei militari italiani all’occupazione dell’Iraq e a fianco della resistenza irachena, contro la politica razzista e colonialista dello Stato di Israele e di solidarietà con il popolo palestinese, in difesa del socialismo e dei paesi socialisti. Nell’ultimo periodo ha concentrato la sua attività nella pubblicazione di tre opuscoli sulla ‘questione sionista’, che analizzano la natura del sionismo, le sue origini storiche e la politica sionista dello Stato di Israele. La difesa di Moffa e Faurisson (sia pure in nome della libertà di espressione) è frutto di una grave confusione ideologica tra l’uso politico dell’Olocausto da parte del sionismo, su cui si basa la politica colonialista e razzista dello Stato di Israele, e la negazione dell’Olocausto. Questa sbandata teorica rischia di inficiare un lungo ed utile lavoro informativo.

Ancora su antisionismo e negazionismo

Ancor più grave è la completa adesione alla causa di Faurisson-Moffa da parte di Mauro Manno, studioso del Medio Oriente, autore di uno degli opuscoli, di cui si è detto sopra, le cui tesi, sorrette da una ricchissima documentazione, sono di grande interesse. Manno è anche uno dei docenti del master ‘Enrico Mattei’. La sua lettera intitolata: ‘Sostegno al professor Claudio Moffa e al suo impegno in difesa della verità storica’(26) implica il suo giudizio positivo su Faurisson, che sarebbe portatore di molte verità. In essa si legge: “Il professor Faurisson non nega il giudeicidio né la sofferenza ebraica…”. Questa affermazione è falsa: basta confrontarla con le citazioni dello stesso Faurisson riportate in precedenza e con le sue sintetiche conclusioni più volte sbandierate pubblicamente: “le camere a gas e l’Olocausto sono un’unica grande menzogna”. Tralascio di chiosare l’altra parte della lettera che ripete pari pari le tesi negazioniste sulla impossibilità tecnica dell’uso delle camere a gas e sulle presunte falsità e/o contraddizioni delle
testimonianze ai processi. Tralascio anche di commentare il modo virulento di etichettare la contestazione degli ebrei che “hanno organizzato una spedizione punitiva da Roma…”, perché di questo argomento parlerò più avanti. M’interessa ora mettere in luce un’altra confusione ideologica contenuta nello stesso scritto di Manno.

‘Ardire’ o competizione interimperialista?

Manno scrive: “Oggi gli Stati Uniti, più che della loro potenza militare, si fanno forti di una pretesa ‘autorità morale’ (…) per imporre una politica di guerra in Medio Oriente e reprimere ogni tentativo da parte degli europei di avere una politica estera indipendente, annullando così gli sforzi passati di un Andreotti o un Craxi che avevano l’ardire di contrapporsi allo strapotere americano e all’arroganza israeliana (…). È assolutamente vergognoso che in questo trovino l’appoggio dei rappresentanti, come l’On. Fabio Mussi, di un governo pusillanime e conservatore in politica estera. È bene invece che coloro che hanno creduto in quella politica di maggiore indipendenza, i socialisti, i democristiani, i politici di sinistra o di destra si uniscano e tornino a lottare per dare al nostro paese un futuro di dignità”(27).
Per uno studioso come Manno dovrebbe essere ovvia la concezione della natura dell’imperialismo (‘fase suprema del capitalismo’ come la definiva Lenin. Ma si sa: le ideologie sono morte). È insito nella natura degli Stati imperialisti impegnarsi in una strenua lotta – che può portare, come ha portato, anche alle guerre interimperialiste – per la spartizione delle zone di influenza militare, politica ed economica. Nella misura in cui lo ritengano conveniente, essi si alleano con altri paesi (nel nostro caso con i paesi arabi), al fine di sottrarsi all’egemonia del paese imperialista più forte (nel nostro caso gli Stati Uniti). Non si tratta quindi di ‘ardire’ o coraggio che dir si voglia, ma di una strategia espansionistica in competizione con altri paesi imperialisti. Si veda, ad esempio nei giorni nostri, l’accanita contesa tra gli Stati Uniti e la Francia per accaparrarsi le enormi risorse
economiche dei paesi africani. Non è certo una lotta a favore dei popoli, che anzi ne pagano le spese con l’imposizione di governi reazionari e corrotti e con sanguinose faide interne fomentate dalla rivalità tra i paesi dominanti. Manno fa appello ai socialisti, ai democristiani, ai politici di sinistra o di destra perché si uniscano allo scopo di invertire la rotta delle scelte del governo italiano in politica estera e tornino a lottare per dare al nostro paese un futuro di dignità. È proprio sicuro Manno che le persone di quest’ammucchiata abbiano i medesimi interessi in politica estera e in qualsiasi altro campo? Gli pare credibile che le‘virtù’ di Andreotti e di Craxi siano da portare come esempio da imitare per il raggiungimento di ‘un futuro di dignità del nostro paese’?

Antisionismo e antisemitismo

Questo è un altro esempio di confusione ideologica di grande rilevanza politica, che si ricollega alle vicende di cui ci stiamo occupando. È una confusione riscontrabile nell’atteggiamento della ‘sinistra’ revisionista, governativa e non, italiana e di altri paesi (particolarmente evidente in Germania per un malinteso senso di colpa collettivo riguardo allo sterminio degli ebrei) nei confronti del cosiddetto conflitto israeliano-palestinese, termine dal quale traspare una posizione di equidistanza tra paese occupante e paese occupato. Questa ‘sinistra’ accusa di antisemitismo ogni giusta critica ad Israele, Stato sionista e razzista, che, a partire dall’occupazione della Palestina e dall’espulsione violenta dei palestinesi dalle loro terre nel 1948, in violazione di tutte le risoluzioni dell’ONU e dei trattati di pace, e grazie all’incondizionato sostegno degli Usa di cui costituisce il bastione in Medio Oriente, si è macchiato di ogni delitto proprio di una potenza occupante: dalle stragi dei civili nei villaggi e nei campi profughi, ai bombardamenti, agli assassinii mirati, allo strangolamento economico della popolazione palestinese, alla negazione dei diritti dei palestinesi di Israele, all’imprigionamento di un’intera popolazione mediante la costruzione del muro. Allo stesso modo è tacciata di antisemitismo, se non di filo-terrorismo, ogni presa di posizione e ogni iniziativa di solidarietà e di lotta a favore del popolo palestinese. Purtroppo l’assurda identità tra antisionismo ed antisemitismo è stata avallata anche dall’autorevole parere del capo dello Stato. Queste concezioni si traducono, nella pratica politica, nella rivendicazione del diritto alla sicurezza dello Stato di Israele (gli oppressi non devono reagire alle prevaricazioni quotidiane) come condizione preliminare alle trattative di pace (se si può chiamare pace un diktat basato sull’ingiustizia), allineandosi sostanzialmente a quelle
dell’alleato-amico statunitense. Paradossalmente, ad aumentare la confusione e il disorientamento della parte della popolazione meno politicizzata, si aggiungono le posizioni dei gruppi fascisti non istituzionali (ed in Germania dei gruppi neonazisti) che mascherano il loro reale antisemitismo (gli attentati alle sinagoghe, le profanazioni delle tombe ebraiche e le scritte razziste contro gli ebrei sono opera loro) con la solidarietà per il popolo palestinese.

Alleanze pericolose

Alcuni compagni, più che giustamente indignati e disgustati dall’atteggiamento pavido e vile fino al tradimento della causa del popolo palestinese e al sostanziale schieramento a favore dello Stato di Israele, dalle posizioni filo-imperialiste che giustificano la partecipazione italiana alle guerre e ai bombardamenti con i loro‘effetti collaterali’ di massacro delle popolazioni, posizioni che hanno caratterizzato settori sempre più ampi delle forze politiche di ‘sinistra’, non solo governative, sono tentati di stringere alleanze – essi assicurano soltanto tattiche ed in ben determinate circostanze – con i fascisti non istituzionali (quelli in giacca e cravatta, come Fini, vanno in visita in Israele) sulla base dell’occasionale coincidenza di vedute e di posizioni antimperialiste.
Vorrei obiettare che queste alleanze sono, oltre che moralmente ripugnanti (sento arrivare l’accusa di ‘purismo’), controproducenti perché aumentano la confusione e le divisioni nello schieramento antimperialista e ledono il prestigio dei compagni che le praticano, infide per l’intreccio tra le tendenze golpiste (Forza Nuova di Roberto Fiore e Fronte Nazionale di Adriano Tilgher) e quelle istituzionali (Fiamma Tricolore di Alessandra Mussolini), che attraversano lo schieramento fascista e rendono precario ed instabile l’atteggiamento politico dei loro dirigenti e militanti.
In queste spurie alleanze con simili forze politiche, sempre pronte a diventare massa di manovra per i burattinai delle stragi, non saremmo noi ad usarle con i nostri tatticismi volti a rimpinguare le assottigliate file del fronte antimperialista, ma sarebbero loro ad usarci per infiltrarsi nel movimento antimperialista e fare proseliti.
Le velleità anticapitaliste e antimperialiste non sono nuove nel percorso politico dei fascismi. È superfluo ricordare la lezione della storia? Sia il fascismo italiano che il nazismo, nella loro fase ‘infantile’, hanno sbandierato idee anticapitaliste e ‘socialiste’, anche allo scopo di conquistare il favore delle classi lavoratrici, ma successivamente si sono sbarazzati politicamente e fisicamente (la sanguinosa purga contro le SA in Germania) delle loro ali ‘rivoluzionarie’. Era la condizione ‘sine qua non’ per prendere il potere con il consenso delle forze armate e con l’appoggio politico e soprattutto finanziario dei grandi capitalisti e dei proprietari terrieri che, terrorizzati dal pericolo comunista, avevano deciso di giocarsi la carta dell’ ‘uomo forte’, Mussolini in Italia e Hitler in Germania. Senza adempiere questa condizione la loro ascesa al potere sarebbe stata del tutto ‘resistibile’.

L’ossessione del complotto sionista

La confusione ideologica tra antisionismo e negazionismo si è presentata, nei fatti di Teramo, nella sua variante capovolta. Sono stati accusati di filo-sionismo e di asservimento alle lobby sioniste tutti coloro che hanno firmato l’appello citato nella prima parte di questo scritto che, con fondate motivazioni si sono dichiarati contrari allo svolgimento della conferenza di Faurisson in sede universitaria. Ma l’ossessione complottarda per cui ogni ebreo è un sionista si è particolarmente manifestata contro il gruppo di ebrei venuti da Roma ‘in macchina’ (è forse un’aggravante?). Abbiamo accennato all’inizio ai fatti che sono seguiti al divieto del rettore dell’Università di far svolgere la conferenza di Faurisson all’interno della sede universitaria. Al termine della conferenza stampa indetta dal professor Moffa, si sono verificati alcuni tafferugli in seguito alle proteste del gruppo di ebrei. In particolare uno di loro, Cesare Di Porto, 57 anni, che gestisce una ‘bancarella’ nei mercati romani, figlio di un ex deportato ad Auschwitz, gridando che suo padre, morto a 53 anni, aveva tatuato sul braccio il numero 180010, ha apostrofato Faurisson chiedendogli se fossero soltanto ‘balle’ gli orrori che il padre gli aveva raccontato. Secondo quanto riferito dalla stampa, la contestazione è finita in rissa e con l’intervento della polizia, come ho ricordato all’inizio. Quello che vorrei sottolineare è che gli ebrei in questione sono stati qualificati con un crescendo di termini criminalizzanti: da facinorosi a squadristi e fascisti e perfino denunciati, in una delle tante lettere di solidarietà con Moffa, come appartenenti a commandos israeliani. La lettera a firma di Daniele Scalia é scritta in inglese ed è reperibile, come tutte le altre, sul sito del master di Moffa. Il suo autore dichiara che gli ‘attaccanti’ “sono membri della Lega Ebraica di Difesa, branca italiana dell’americana ‘J.D.L.’, fondata dal rabbino Mehir Kahane. Questa organizzazione provvede all’addestramento paramilitare dei suoi membri (che sono tutti volontari nel Tsahal, l’esercito israeliano) e ‘sorvegliano’ le zone
ebraiche di Roma. Le azioni della LED non sono soltanto ‘difensive’: spesso essi attaccano fisicamente persone il cui solo peccato è di aver criticato la politica di Israele. Per esempio nel 1992 i paramilitari della LED (armati di spranghe di ferro e pistole) assaltarono la sede di un piccolo partito politico di destra, il Movimento Politico letteralmente distruggendo sia la sede che il partito (…). Nel 1996, dopo il proscioglimento di Erich Priebke, un anziano ex ufficiale delle SS, i paramilitari ebrei circondarono il Tribunale Militare di Roma, prendendo praticamente in ostaggio i giudici e gli avvocati, finché il Ministero di Giustizia italiano, mediante un ordine incostituzionale, annullò la sentenza del Tribunale militare e ordinò che l’accusato fosse nuovamente incarcerato…”(28) [la traduzione è mia]. L’iter giudiziario del boia delle Fosse Ardeatine, Priebke, venuto alla ribalta nei giorni scorsi in occasione della concessione (successivamente revocata) di poter lasciare il dorato arresto domiciliare in casa del suo avvocato per ‘lavorare’ nello studio del medesimo, è riassunto in una scheda de il manifesto del 14 giugno u.s. e, come si evince da questa, quanto si afferma nella lettera in questione è completamente falso. Priebke fu riarrestato dopo il suo proscioglimento per una richiesta di estradizione da parte della Germania.
Ho riportato ampi stralci della lettera di Scalia perché essa dimostra il fanatismo antiebraico del suo autore, ed anche perché è l’espressione più oltranzista dell’atteggiamento politico che ha attraversato quasi tutte le attestazioni di stima per il ‘coraggio’ del professor Moffa. I loro autori, mentre invocano la libertà di espressione per chi mette in dubbio l’esistenza della Shoah, negano la libertà di protesta di un gruppo di ebrei, non ‘armati di spranghe di ferro e pistole’, alcuni di essi colpiti direttamente dalla tragedia dello sterminio, che hanno risposto alle affermazioni provocatorie di Faurisson al più con urla e qualche schiaffo e spintone.
Alla protesta avrebbero potuto partecipare per gli stessi motivi e con le stesse ragioni gli ex deportati nei campi nazisti (quelli rimasti in vita sono sempre meno), coloro che lavorano per conservare e onorare la memoria delle vittime del nazifascismo che, lo ricordo per l’ennesima volta, non furono soltanto gli ebrei, ma gli antifascisti, i comunisti, i partigiani, gli operai deportati per aver partecipato agli scioperi e alle lotte sociali sotto il regime fascista, i prigionieri di guerra che si rifiutarono di collaborare con i nazisti, i ‘diversi’, i non-uomini. La criminalizzazione della protesta, artatamente ingigantita, del gruppo di ebrei, è la conseguenza di atteggiamenti ideologicamente razzisti e politicamente miopi. Identificare tutti gli ebrei con la politica di Israele, così come identificare l’intero popolo americano con la politica di Bush, è un grave errore.
Fortunatamente esistono ebrei che si oppongono alla politica di Israele, come esistono americani che si oppongono alla politica di Bush. Per ora si tratta di minoranze, tuttavia meritevoli del nostro sostegno e del nostro incoraggiamento. Che esse si allarghino e acquistino una sempre maggiore coscienza è nell’interesse del fronte internazionale delle forze antimperialiste.

Termino questo scritto con l’invito al confronto e al dibattito su queste tematiche che considero essenziali per la sinistra di classe. Come insegna Engels, la lotta ideologica deve affiancare la lotta politica e quella economica.

Adriana Chiaia

NOTE

1  http://switzerland.indymedia.org/demix/2007/05/49344.shtml.
2 Cfr. http.//espresso.repubblica.it/dettaglio-archivio/707069.
3 Cfr, Filippo Gaja, Il secolo corto, Maquis Editore, Milano, 1994, pp. 298-299.
4 Antonio Gramsci, Scritti politici, Editori Riuniti, Roma, 1967.
5 Ibidem.
6 Domenico Losurdo, in l’ernesto, gennaio-aprile 2007.
7 Enzo Collotti, in il manifesto, 9 febbraio 2007.
8 Danuta Czech, Kalendarium. Gli avvenimenti del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau 1939-1945, edizione italiana Mimesis.
9  http://www.vho.org/aaargh/ital/archifauri/RF7908xxi.html. Sito web da cui sono tratte tutte le citazioni di Faurisson che seguiranno.
10 William L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1962, pp. 1048-
1049.
11 Ibidem, pp. 1048, 1049 e seguenti.
12 Ibidem, p. 1047.
13 Walther Hofer, Il Nazionalsocialismo. Documenti 1933-1945, Feltrinelli editore, Milano,
1964, p. 237.
14 Ibidem, pp. 237-238.
15 Op. cit. pp. 241-249.
16 Enzo Collotti, La Germania nazista, Giulio Einaudi editore, Torino, 1962, p. 169-170.
17 Walther Hofer, op. cit., pp. 257-258.
18 William L. Shirer, op. cit., p. 1045.
19 Enzo Collotti, op. cit., p.143.
20 ANED, Associazione Nazionale ex deportati politici nei campi nazisti (a cura di), Sterminio in Europa tra due guerre mondiali, Milano, via Bagutta 12, p. 39.
21 Enzo Collotti, op.cit. pp. 250-251.
22 Ibidem, p. 162.
23 William L. Shirer, op. cit., p. 1029.
24 Ibidem, pp. 898-899.
25Tristano Matta. “Le deportazioni nella Risiera di San Sabba”, in Atti del Convegno
organizzato dall’ANED e dalla Fondazione Memoria della Deportazione, tenuto all’interno
della Risiera di San Sabba, 23 settembre 2004, p. 80.
26 Mauro Manno, Sostegno al professor Claudio Moffa e al suo impegno in difesa della verità storica (  http://www.pasti.org/manno10.html).
27 Ibidem.
28 In:  http://www.mastermatteimedioriente.it/Site of the Master’s programme.


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