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Tema/i
| anticapitalismo / antiglobalizzazione
: Officine: come si è arrivati a questa situazione? |
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05-03-2008 23:43
Autore : da Solidarietà
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La chiusura dietro l’angolo L’assalto finale alle Officine FFS di Bellinzona
di Matteo Poretti
Negli ultimi giorni, il futuro delle Officine FFS di Bellinzona (OBe) è ritornato a occupare le pagine dei giornali. Il motivo di questo nuovo “fermento” è presto detto: la Deputazione ticinese alle Camere federali e il Consiglio di Stato hanno avuto un incontro con alcuni vertici di FFS Cargo SA. Al centro delle discussioni: il “dossier FFS ticinese”, di cui un capitolo fondamentale è sicuramente l’avvenire delle OBe. |
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Questa riunione doveva permettere, fra le altre cose, d’informare le autorità politiche cantonali sullo stadio raggiunto dalle analisi della Task Force “Turnaround”, incaricata di radiografare il gruppo FFS Cargo SA e di suggerire le misure da prendere per ristrutturare l’intero settore. Nonostante le bocche dei dirigenti della FFS Cargo SA si siano mantenute sostanzialmente sigillate, i politici nostrani hanno comunque valutato assai positivamente l’incontro sostenuto. E questo perché nonostante la quasi certezza di nuovi e pesanti tagli occupazionali, la FFS Cargo SA sarebbe intenzionata a mantenere una presenza a Bellinzona. Addirittura, il Consigliere di Stato Borradori ha affermato che « Durante l’incontro (…) abbiamo colto la chiara volontà delle ferrovie di salvare il maggior numero possibile di po¬sti di lavoro»1.
La situazione precipita
Peccato che, neppure due giorni dopo, la Berner Zeitung abbia pubblicato un articolo piuttosto preciso in merito al futuro della FFS Cargo SA. Nell’edizione del 23 febbraio, il quotidiano della capitale scriveva che la task force “Turnaround” prevede - per riportare il bilancio della FFS Cargo SA per lo meno nelle cifre nere - una riduzione dei costi di 80 milioni di franchi. La metà di questa cifra sarebbe risparmiata sopprimendo le attività non redditizie e l’altra metà cancellando circa 400 posti di lavoro. Ma vi è di peggio. Il giornale bernese indica che fra l’ipotesi in discussione vi è anche quella della chiusura delle officine di Bienne e di Bellinzona. Il lavoro svolto in questi due siti sarebbe in parte ridistribuito sui centri di Yverdon (manutenzione locomotive) e di Olten (manutenzione vagoni) e, in parte, esternalizzato, dato quindi in gestione a ditte private. Quanto scritto dalla Berner Zeitung, il nostro giornale lo va annunciando da almeno due anni. Diversi fattori indicano ormai con insistenza che le OBe corrono il pericolo di venire semplicemente eliminate dalla cartina del sistema ferroviario elvetico.
Dei segnali lampanti
Senza voler rifare l’istoriato del processo di ristrutturazione in atto da diversi anni alle OBe, tre sono gli elementi recenti che a nostro avviso devono fare squillare il campanello d’allarme. Innanzitutto, il blocco degli investimenti e dell’assunzione di personale deciso lo scorso mese di dicembre, misura in contraddizione con il precedente annuncio della FFS Cargo SA di voler iniettare 70 milioni di franchi nel sito industriale bellinzonese. La rinuncia a dotare di nuovi capitali le OBe – spacciati per garantire, dopo una profonda razionalizzazione, un futuro alle stesse officine - rafforza l’ipotesi di una loro probabile chiusura. Nessun padrone investirebbe capitali in un’impresa avendo già deciso di chiuderla a breve termine. In secondo luogo, il profilo del nuovo direttore delle OBe, lo zurighese Roland Kuster, e le modalità della sua assunzione lasciano intendere che la direzione della FFS Cargo SA lo abbia scelto per impostare la chiusura degli stabilimenti bellinzonesi. Lo stesso Kuster si presenta infatti come un esperto nel campo delle acquisizioni, vendite, risanamenti e liquidazioni d’imprese. Inoltre, è stato ingaggiato su mandato, cioè per un periodo di tempo limitato alla realizzazione di un progetto preciso, forse quello necessario ad avviare e concludere lo smantellamento delle OBe. Ora, se la direzione del traffico merci delle FFS avesse in mente di dotare le OBe di un nuovo piano industriale, non si capisce perché abbia allontanato l’ex direttore Paul Haener (che pochi rimpiangono), persona con una certa conoscenza del settore, sostituendolo con un altro che non vanta alcuna esperienza nel campo ferroviario, trattandosi di un “manager per situazioni straordinarie”, ossia, detto più schiettamente, di un “tagliatore di teste”. Inoltre, se l’obiettivo fosse quello di risanare le OBe, è impensabile che esso possa compiersi rapidamente, quindi sotto la direzione di una persona ingaggiata sulla base di un mandato di breve scadenza. Infine, non crediamo possibile che si possa ridurre ulteriormente e in maniera massiccia la forza lavoro impiegata alle OBe senza intaccare drasticamente i processi produttivi. Già oggi le maestranze bellinzonesi agiscono in una situazione di sottoeffettivi. Per rispondere ai picchi produttivi che si sono registrati quest’anno, lo stabilimento bellinzonese ha dovuto ricorrere ai lavoratori interinali. Ogni ulteriore e corposa riduzione di personale, poniamo della metà, impedirebbe semplicemente il funzionamento produttivo degli stabilimenti. Detto altrimenti, qualsiasi altro importante taglio significherebbe, nei fatti, la chiusura, immediata o differita, delle stesse OBe.
Il conto finale di una politica ventennale
Il processo che rischia di portare alla soppressione delle OBe è in qualche modo “normale” e, soprattutto, prevedibile. Esso ha origine nella politica adottata a inizio anni ’90, ma già pianificata e in parte già avviata negli anni ‘80, di profonda trasformazione dei principali servizi pubblici svizzeri. In sostanza, le ex regie federali, con o senza una modifica della loro natura giuridica, hanno adottato la logica delle imprese private: la ricerca del massimo profitto, a scapito ovviamente di qualsiasi altro principio, come per esempio la soddisfazione dei bisogni sociali. La centralità assoluta di questo nuovo principio fa sì che la FFS Cargo SA tenda a disfarsi di tutte le attività che non generano redditività o che non raggiungono un determinato livello. In questa ottica, il servizio manutenzione del materiale rotabile è un costo che incide sul tasso di profitto. Per l’azienda, è molto più economico cedere questo servizio a ditte esterne private, appositamente create, in Svizzera o all’estero, magari detenendo una quota del capitale azionario, in maniera da beneficiare integralmente dei vantaggi offerti del maggiore tasso di sfruttamento in vigore nell’economia privata, non convenzionata, non ingabbiata in contratti collettivi di lavoro. È questa pista che la task force della FFS Cargo SA sta valutando2. La nostra risposta deve partire da questa considerazione di fondo. Ciò che vuol dire rifiutare qualsiasi proposta che miri a una riduzione del personale alle OBe, perché a questa ne seguirebbero altre, fino allo svuotamento finale. Oggi la posta in gioco non è l’ennesima compressione degli effettivi, ma la stessa sopravvivenza delle OBe come sito industriale. La nostra rivendicazione deve quindi essere chiara: NO a qualsiasi nuovo taglio di personale, NO alla chiusura delle OBe.
1 La Regione, 21 febbraio 2008. 2 Come l’abbiamo scritto mesi fa, diventa più sempre più verosimile la costituzione di una “joint-venture” fra la FFS Cargo SA e le Ferriere Cattaneo SA. La nuova società dovrebbe evidentemente rilevare le attività finora svolte alle OBe che non saranno dirottate a Yverdon e a Olten. |
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