Svizzera - Condannati Costa, Silvia e Billy
  22-07-2011 22:53
Autore : www.informa-azione.info
 
 
  Costa condannato a 3 anni e 8 mesi, Billy a 3 anni e 6 mesi, Silvia a 3 anni e 4 mesi.
La lotta non si arresta...
Solidarietà, complicità e resistenza contro le nocività!
 
     
 
Segue cronaca dai media di regime svizzeri.

fonte: swissinfo.ch 22.07.2011

Considerandoli «turisti del crimine» e deciso a infliggere una pena «esemplare», il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona ha condannato venerdì tre membri di un gruppo anarchico italiano a pene di prigione di oltre tre anni.

"Costa", “Billy” e Silvia, sostenuti durante tutto il processo da una cinquantina di attivisti inviperiti, sono stati condannati rispettivamente a tre anni e otto mesi, tre anni e mezzo e tre anni e quattro mesi di carcere.

I tre dovranno anche pagare i costi del procedimento penale mentre "Billy", il ticinese, dovrà scontare altri 22 giorni per una precedente condanna per danneggiamento, la cui condizionale è stata revocata dalla Corte.

Insomma, una volta tanto non solo il TPF presieduto dal giudice Walter Wüthrich ha interamente confermato l'atto d'accusa del Ministero pubblico della Confederazione (MPC), ma è andato oltre. Per la grande soddisfazione del procuratore Hansjörg Stadler, il quale aveva richiesto mercoledì condanne tra i tre e i tre anni e mezzo.

«Ci voleva un esempio» ha detto compiaciuto il magistrato alla stampa poco dopo la sentenza, quando il gruppo di anarchici e autonomi venuti da ogni dove manifestava rumorosamente il suo dissenso davanti al Pretorio di Bellinzona, sede della polizia cantonale e, provvisoriamente, anche del TPF.

Nessuna attenuante

Malgrado "Billy", "Costa" e Silvia - un ticinese di 26 anni residente in Italia, un agricoltore piemontese di 34 anni e sua moglie, una studentessa di 29 - fossero stati prosciolti dall'accusa di trasporto illegale di materiale esplosivo, non è stato loro riconosciuta alcuna attenuante. L'accusa di trasporto illegale non è stata ritenuta in quanto non sostenuta da una prova tangibile secondo la quale il materiale sequestrato nell'auto dei tre fosse davvero entrato clandestinamente in Svizzera.

Detto ciò i prevenuti - arrestati il 15 aprile 2010 nei pressi di Langnau am Albis (Zurigo) mentre si apprestavano a fare saltare il centro di ricerca sulle nanotecnologie dell'IBM a Rüschlikon - erano pienamente coscienti della gravità dell'atto che stavano per compiere. Sapevano che se l'attentato non fosse stato sventato per un pelo, avrebbe provocato gravi danni alla struttura,allora in costruzione, e avrebbe potuto anche fare delle vittime.

La difesa che chiedeva l'assoluzione per i tre imputati è invece stata interamente sconfessata dal TPF. La Corte non ha dato credito alla versione degli avvocati secondo i quali il perito in esplosivo citato alla sbarra non ha fornito «nessuna prova concreta» dell'effettiva pericolosità del materiale sequestrato, se fosse stato utilizzato. Ha anche respinto i sospetti sollevati sulle modalità dell'arresto dei tre, secondo cui il fermo non sarebbe stato casuale ma orchestrato dalla giustizia italiana con le autorità svizzere.

L'ombra di Camenisch sul processo

L'ombra del movimento anarchico-insurrezionale e degli ecoterroristi ha aleggiato sull'intero processo. Dall'apertura dei dibattimenti, martedì scorso, una cinquantina di giovani autonomi e anarchici venuti dai centri ticinesi, dal resto della Svizzera ma anche da Italia, Francia, Germania e Spagna, si sono accampati davanti alla sede del TPF.

Sbandierando striscioni inneggianti alla liberazione dei tre imputati nonché di Marco (ndr: Camenisch), il loro idolo e modello, e scandendo slogan in favore dell'anarchia e contro lo Stato, la giustizia e la stampa, gli attivisti hanno messo a dura prova i nervi della polizia - schierata in forza - e della Corte.

Tuttavia gli agenti non hanno risposto alle provocazioni continue e palesi, evitando così che la situazione degenerasse più del dovuto. Alcuni tafferugli sono infatti stati segnalati martedì sera nella città vecchia di Bellinzona e mercoledì davanti al penitenziario cantonale della Stampa a Lugano, dove gli accusati erano stati trasferiti da Thun, Berna e Bienne.

Venerdì dopo la sentenza, i simpatizzanti dei condannati hanno dapprima fatto sentire il loro dissenso con grida, urla, scoppi e suoni di sirene. La tensione si è allentata dopo circa un'ora quando i manifestanti si sono allontanati. Stando alla polizia però, l'allarme permane in quanto i ragazzi e le ragazze riconoscibili ai loro vestiti neri e ai capelli rasta potrebbero organizzare un'azione di protesta in Ticino o altrove.

Intanto, accompagnati dai saluti d'incoraggiamento dal pubblico in sala, "Billy", "Costa" e Silvia hanno lasciato l'aula scortati dai poliziotti che li tenevano per il braccio. Per loro tre, che non hanno mai parlato durante i dibattimenti né mai si sono distanziati dalla loro azione, le porte del carcere si riaprono per una lunga permanenza.
 
     
   
  > Commenta questo articolo  
> Aggiungi una traduzione a questo articolo
> Scarica l'articolo in formato .PDF
> Invia questo articolo per email